El Niño 2026 accelera nel Pacifico: cresce la probabilità di un evento di intensità storica

di

Carlo Longo

Le acque del Pacifico equatoriale continuano a riscaldarsi e, secondo gli aggiornamenti NOAA riportati, la probabilità che il fenomeno raggiunga livelli eccezionali nel trimestre ottobre-dicembre è salita all’83%. Alla base del rapido rafforzamento ci sarebbero una grande riserva di calore oceanico e condizioni atmosferiche favorevoli

El Niño 2026 accelera nel Pacifico: cresce la probabilità di un evento di intensità storica

El Niño 2026 continua a guadagnare intensità e potrebbe diventare uno degli episodi più forti mai registrati. Gli ultimi dati NOAA descrivono un Pacifico equatoriale caratterizzato da anomalie termiche molto elevate, mentre le previsioni indicano la possibilità di un ulteriore rafforzamento entro la fine dell'anno.

Nell'aggiornamento dell'8 ottobre, le anomalie della temperatura superficiale dell'oceano avrebbero raggiunto +2,1 °C nella regione Niño 3.4, una delle principali aree utilizzate per monitorare l'evoluzione del fenomeno, e +3,9 °C nel settore più orientale del Pacifico equatoriale. Localmente sarebbero stati superati anche i +4 °C.

Ancora più marcate le anomalie rilevate sotto la superficie dell'oceano, dove in alcune aree vengono indicati valori superiori ai +10 °C.

Sulla base di questo scenario, la probabilità che El Niño raggiunga un'intensità considerata storica nel trimestre compreso tra ottobre e dicembre sarebbe arrivata, secondo i dati riportati, all'83%.

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Per comprendere le ragioni di questa rapida intensificazione bisogna tornare ai primi mesi del 2026, quando il Pacifico stava uscendo dalla fase opposta, quella de La Niña.

Sotto la superficie oceanica, tuttavia, era già presente un'importante riserva di acqua calda. A questa situazione si sono aggiunti alcuni intensi episodi di venti occidentali, particolarmente significativi alla fine di marzo.

Questi venti hanno contribuito a spingere verso est le masse di acqua calda attraverso le cosiddette onde di Kelvin, perturbazioni oceaniche capaci di trasferire rapidamente grandi quantità di calore lungo il Pacifico equatoriale.

Si tratta di meccanismi che possono svilupparsi nell'arco di giorni o settimane, ma che sono in grado di accelerare sensibilmente l'evoluzione di El Niño.

Link to Il meccanismo che alimenta El NiñoIl meccanismo che alimenta El Niño

Con il progressivo riscaldamento del Pacifico è cambiata anche la circolazione atmosferica tropicale. Oceano e atmosfera hanno così iniziato ad alimentarsi reciprocamente attraverso un meccanismo di feedback positivo, favorendo un ulteriore rafforzamento del fenomeno.

L'intensità raggiunta nel 2026 sembrerebbe quindi derivare dalla combinazione di due elementi: da una parte una consistente quantità di calore già accumulata nell'oceano, dall'altra condizioni atmosferiche capaci di accelerarne lo spostamento e amplificarne gli effetti.

Resta tuttavia da stabilire quanto ciascuno di questi fattori abbia contribuito all'evoluzione attuale e come l'episodio del 2026 si confronti, dal punto di vista dei meccanismi che lo hanno generato, con i grandi El Niño osservati in passato.

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Sul quadro generale pesa anche un elemento di lungo periodo: gli oceani di oggi sono mediamente più caldi a causa del riscaldamento globale.

Questa condizione contribuisce alle elevate temperature assolute osservate nel Pacifico, ma non è sufficiente, da sola, a spiegare perché El Niño 2026 stia raggiungendo una simile intensità.

Per determinare con precisione quanto il cambiamento climatico abbia inciso sullo sviluppo e sulla forza di questo specifico episodio saranno necessarie analisi dedicate.

Intanto i modelli previsionali indicati continuano a suggerire un ulteriore rafforzamento. I prossimi mesi saranno quindi decisivi per capire se El Niño 2026 entrerà effettivamente tra gli eventi più intensi osservati e quale sarà la sua evoluzione durante la parte finale dell'anno.

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