Il mercato del lavoro italiano degli ultimi cinque anni restituisce un quadro complessivamente positivo, ma con una significativa eccezione generazionale. L’occupazione è aumentata nella maggior parte delle fasce d’età, mentre i giovani non hanno beneficiato della stessa dinamica.
È quanto emerge dalla Nota sull’andamento dell’economia italiana dell’Istat relativa ai mesi di luglio e agosto 2026. Secondo l’Istituto nazionale di statistica, nel periodo compreso tra il 2021 e il 2026 il tasso di occupazione è salito e, parallelamente, quello di disoccupazione è diminuito.
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La crescita non è stata però distribuita uniformemente. Il risultato più marcato riguarda la popolazione tra i 50 e i 64 anni, per la quale l’Istat segnala un incremento del tasso di occupazione pari a 7,8 punti percentuali nell’arco dei cinque anni.
Dietro questo andamento ci sono anche trasformazioni strutturali che vanno oltre la semplice congiuntura economica. L’Italia sta attraversando un progressivo processo di invecchiamento demografico, che modifica la composizione della popolazione in età lavorativa.
A questo si aggiungono gli effetti delle riforme previdenziali, che hanno progressivamente prolungato la permanenza di molti lavoratori nel mercato del lavoro. La combinazione dei due fenomeni contribuisce quindi a spiegare perché la componente più adulta abbia registrato una crescita particolarmente pronunciata.
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Il dato che interrompe il miglioramento generalizzato riguarda invece le fasce più giovani. Mentre l’occupazione è cresciuta nelle altre classi di età, per i giovani la dinamica non ha seguito la stessa direzione.
Il fenomeno assume particolare rilevanza in un Paese nel quale il calo demografico sta già riducendo il peso delle nuove generazioni. Una popolazione giovanile numericamente più contenuta non si traduce automaticamente in un accesso più semplice al lavoro.
Il divario suggerisce quindi l'esistenza di una questione strutturale: la crescita complessiva dell’occupazione italiana non basta, da sola, a garantire che le opportunità vengano distribuite in maniera omogenea tra le generazioni.
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Un altro elemento significativo riguarda la qualità contrattuale dell’occupazione. Nel quinquennio analizzato dall’Istat si è rafforzata la componente del lavoro dipendente stabile.
Sono aumentati i dipendenti con un rapporto permanente, mentre si è contemporaneamente ridotto il numero dei lavoratori con contratti a termine. Una dinamica che segnala un consolidamento della componente più stabile del mercato del lavoro dopo anni nei quali la precarietà contrattuale aveva rappresentato uno dei principali punti critici dell’occupazione italiana.
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