Garlasco, i genitori di Chiara Poggi rompono il silenzio in tv: «Per noi il colpevole resta Stasi»

di

Carlo Longo

Rita Preda e Giuseppe Poggi rompono il silenzio a Verissimo sul delitto di Garlasco: fiducia nella condanna di Alberto Stasi, apertura agli esiti delle nuove indagini su Andrea Sempio e dure critiche all'assedio mediatico

Garlasco, i genitori di Chiara Poggi rompono il silenzio in tv: «Per noi il colpevole resta Stasi»

«Se la giustizia ci darà un altro colpevole, ne prenderemo atto. Ma per noi, al momento, il colpevole è Alberto Stasi».

Dopo mesi in cui il delitto di Garlasco è tornato quotidianamente al centro di televisioni, giornali e social, a parlare sono Rita Preda e Giuseppe Poggi, i genitori di Chiara. Lo fanno davanti alle telecamere di Verissimo, nell'intervista con Silvia Toffanin che Canale 5 ha deciso di riproporre integralmente anche in prima serata.

Non intervengono per contestare il lavoro della Procura di Pavia, né per chiudere la porta alle nuove indagini. Rivendicano piuttosto un punto che considerano essenziale: esiste una sentenza definitiva che ha condannato Alberto Stasi a 16 anni per l'omicidio della loro figlia e, fino a quando la giustizia non arriverà eventualmente a conclusioni differenti, quella rimane per loro la verità giudiziaria sulla morte di Chiara.

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Giuseppe Poggi torna sul lunghissimo percorso giudiziario affrontato dalla famiglia.

«Noi abbiamo fatto cinque processi, otto anni di processi», ricorda. Un iter che ha attraversato assoluzioni, nuove valutazioni delle prove e ricorsi fino alla condanna definitiva di Stasi.

Per questo, spiega il padre di Chiara, l'apertura di una nuova inchiesta non può automaticamente cancellare quanto stabilito fino a oggi.

La posizione della famiglia, però, non è quella di chi rifiuta in partenza qualsiasi risultato differente. «Non è che ci intestardiamo», precisa Giuseppe Poggi. Se la nuova indagine dovesse portare la magistratura a individuare un altro responsabile, la famiglia ne prenderà atto.

È probabilmente il passaggio più significativo dell'intervista: fiducia nella sentenza che ha condannato Stasi, ma nessuna chiusura preventiva di fronte a ciò che potrà stabilire la nuova inchiesta.

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Le parole dei Poggi arrivano in un momento particolarmente delicato.

Il 28 settembre la Procura di Pavia ha chiuso la nuova indagine che vede coinvolto Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, fratello di Chiara. Sempio era già stato oggetto di accertamenti in passato, successivamente archiviati.

La riapertura del caso ha riportato sotto esame reperti, tracce biologiche e impronte e ha riacceso il confronto sulle ricostruzioni dell'omicidio avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta della famiglia Poggi a Garlasco.

Sempio ha contestato le accuse e gli elementi raccolti contro di lui. La chiusura delle indagini non equivale naturalmente a una condanna: rappresenta una fase del procedimento e saranno le successive decisioni della Procura e, eventualmente, dei giudici a stabilire quale percorso giudiziario seguirà il fascicolo.

Ed è proprio questa distinzione che i genitori di Chiara sembrano voler mantenere.

Per loro oggi esiste un uomo condannato in via definitiva: Alberto Stasi. L'esistenza di una nuova indagine non è sufficiente, da sola, per sostituire quella certezza giudiziaria con un'altra.

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Ma l'intervista a Verisisimo cambia registro quando Rita e Giuseppe Poggi smettono di parlare delle prove e tornano a parlare della figlia.

«Noi vorremmo solo che la storia fosse finita. Dopo 19 anni Chiara ha il diritto di riposare in pace», dicono.

È anche la ragione per cui hanno deciso di rompere il silenzio.

Secondo i genitori, nel racconto degli ultimi mesi Chiara è progressivamente scomparsa dietro il "caso Garlasco": le nuove perizie, gli indagati, i consulenti, le impronte, il Dna, le ricostruzioni televisive.

«Di Chiara si è parlato troppo poco», denunciano.

Per loro il rischio è che la vittima sia diventata quasi una comparsa nella storia costruita intorno alla propria morte.

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C'è poi il peso dell'attenzione mediatica.

La riapertura delle indagini ha riportato Garlasco al centro di una copertura televisiva quotidiana che i Poggi descrivono come un nuovo assedio.

Rita racconta dei giornalisti costantemente davanti alla loro abitazione, al punto che il Comune ha deciso di limitare l'accesso alla strada ai non residenti. Giuseppe ricorda di aver contato, in una sola giornata, sette trasmissioni televisive dedicate al caso.

Per una famiglia che aveva già attraversato anni di processi e attenzione pubblica, la nuova ondata mediatica è stata vissuta come il ritorno improvviso a una storia dalla quale non è mai stato davvero possibile uscire.

I genitori contestano soprattutto la pubblicazione delle intercettazioni private e la trasformazione di conversazioni familiari in materiale da dibattito pubblico.

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Rita Poggi usa parole ancora più dure quando parla di alcune ricostruzioni circolate negli ultimi mesi.

Secondo la madre, la memoria della figlia sarebbe stata «sporcata» da ipotesi, indiscrezioni e racconti che nulla avrebbero aggiunto alla ricerca della verità sulla sua morte.

La famiglia lamenta anche il coinvolgimento di Marco Poggi nelle ricostruzioni mediatiche e gli attacchi subiti sui social dai loro consulenti e dagli avvocati che li hanno assistiti.

È uno dei punti centrali dell'intervista: la distanza tra ciò che può essere necessario a un'indagine giudiziaria e ciò che diventa invece materiale per una narrazione televisiva permanente.

Dopo diciannove anni, il delitto di Garlasco continua infatti a produrre ore di trasmissioni, confronti tra esperti e ricostruzioni spesso contrapposte.

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Rita e Giuseppe Poggi affrontano anche la possibilità di incontrare Alberto Stasi o sua madre.

Per ora la risposta è negativa.

I rapporti si sono interrotti dopo la condanna definitiva e i genitori di Chiara spiegano che non ritengono questo il momento per un incontro. Negli ultimi anni, riferiscono, non ci sarebbero stati contatti diretti con l'ex fidanzato della figlia.

Stasi, nel frattempo, sta valutando con i propri legali una possibile richiesta di revisione della condanna alla luce degli sviluppi della nuova indagine.

Anche su questo fronte, quindi, la vicenda giudiziaria potrebbe essere tutt'altro che conclusa.

Link to I Poggi tra Stasi e SempioI Poggi tra Stasi e Sempio

L'intervista televisiva chiarisce soprattutto un punto sul quale negli ultimi mesi si sono moltiplicate interpretazioni e supposizioni.

La famiglia Poggi non considera le nuove indagini su Sempio sufficienti per mettere in discussione la condanna definitiva di Stasi. Ma non esclude di cambiare posizione se sarà la giustizia, al termine di un nuovo percorso giudiziario, a indicare un responsabile diverso.

Non è una difesa incondizionata della vecchia ricostruzione investigativa e neppure una bocciatura preventiva della nuova.

È la scelta di affidarsi alle sentenze.

«Fino a quando la giustizia non ci darà un altro nome», spiega Rita, «per noi è quello». E se arriverà un altro nome, aggiunge, «ne prenderemo atto».

Quasi vent'anni dopo l'omicidio, mentre la Procura di Pavia riapre scenari che sembravano definitivamente chiusi, i genitori di Chiara chiedono però soprattutto un'altra cosa: che nella ricerca di una nuova verità non venga dimenticata ancora una volta la persona che sta al centro di questa storia. Chiara.

 

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