Nel secondo trimestre del 2026 i conti pubblici italiani hanno mostrato un lieve miglioramento. L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche si è attestato al 2% del Pil, rispetto al 2,1% dello stesso periodo del 2025. È quanto emerge dalle stime diffuse dall’Istat sui conti pubblici, sui redditi e sui consumi delle famiglie e sui risultati delle società.
A migliorare è stato soprattutto il saldo primario, cioè il risultato dei conti pubblici al netto degli interessi sul debito, che ha raggiunto il 3% del Pil, contro il 2,2% registrato un anno prima. Positivo anche il saldo corrente, pari al 2,9% del Pil, seppure in calo rispetto al 3,3% del secondo trimestre del 2025.
Guardando all’intero primo semestre del 2026, l’indebitamento netto si è attestato al 5,4% del Pil, in miglioramento rispetto al 5,7% dello stesso periodo dell’anno precedente. Anche il saldo primario ha registrato un progresso, passando dal 1,7% all’1,1% del Pil in termini negativi. Il saldo corrente è invece rimasto stabile al -0,4%. Nel frattempo, la pressione fiscale è salita al 40,2% del Pil, quattro decimi di punto in più rispetto al 39,8% del primo semestre del 2025.
Sul fronte della spesa pubblica, nel secondo trimestre le uscite complessive sono aumentate del 4,2% rispetto a un anno prima. La loro incidenza sul Pil è salita al 50,9%, con un incremento di 0,8 punti percentuali. Nei primi sei mesi dell’anno la spesa ha rappresentato complessivamente il 50,6% del Pil, in aumento di 0,3 punti rispetto allo stesso periodo del 2025. Le uscite correnti sono cresciute del 4,4%, mentre quelle in conto capitale hanno registrato un aumento del 2,6%.
Anche le entrate pubbliche sono aumentate. Tra aprile e giugno hanno segnato una crescita del 4,5% su base annua, arrivando a rappresentare il 48,9% del Pil, con un incremento di 0,9 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2025. Nei primi sei mesi dell’anno, invece, le entrate hanno raggiunto il 45,2% del Pil, 0,6 punti in più rispetto al primo semestre dell’anno precedente. Particolarmente forte è stata la crescita delle entrate in conto capitale, aumentate del 165,4%, mentre quelle correnti sono salite del 3,5%.
Nel secondo trimestre la pressione fiscale ha raggiunto il 43,5%, in aumento di mezzo punto percentuale rispetto allo stesso periodo del 2025.
Dai dati Istat emerge inoltre un quadro contrastato per le famiglie. Nel secondo trimestre il reddito disponibile è aumentato dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,7%. L’aumento della spesa ha però ridotto la propensione al risparmio, scesa al 6,7%, con una diminuzione di 1,2 punti percentuali.
A pesare sul bilancio delle famiglie è stato anche l’aumento dei prezzi: il deflatore dei consumi è cresciuto dell’1,4% e, di conseguenza, il potere d’acquisto è diminuito dello 0,9% rispetto al trimestre precedente. In sintesi, i conti pubblici mostrano segnali di miglioramento, ma per le famiglie la crescita dei consumi si accompagna a una riduzione del risparmio e del potere d’acquisto.
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