Garlasco, nuovi dubbi sulla prima inchiesta: reperti distrutti e analisi mai entrate nel fascicolo

di

Mario Tosetti

Nuovi sviluppi sul delitto di Garlasco: alcuni reperti sarebbero stati distrutti prima dell'autorizzazione e riemergono test sui pedali della bici di Stasi non inseriti nella relazione. La Procura ricostruisce gli accertamenti del 2007

Garlasco, nuovi dubbi sulla prima inchiesta: reperti distrutti e analisi mai entrate nel fascicolo

A quasi vent'anni dall'omicidio di Chiara Poggi, l'inchiesta di Garlasco torna a interrogarsi non soltanto su chi fosse nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007, ma anche su come furono gestite alcune delle prove raccolte nelle prime ore e nei primi mesi dopo il delitto.

È questo il nuovo fronte che si sta aprendo mentre la Procura di Pavia ha concluso le indagini nei confronti di Andrea Sempio e gli atti sono arrivati anche alla Procura generale di Milano, chiamata a valutare se esistano elementi nuovi e decisivi tali da giustificare una richiesta di revisione della condanna definitiva a 16 anni inflitta ad Alberto Stasi.

Nelle ultime ore sono emersi altri due elementi: alcuni reperti liquidi sarebbero stati distrutti nel 2016 prima che arrivasse l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria e nel materiale della vecchia inchiesta sarebbe stata ritrovata una valutazione sulla personalità di Stasi, risalente al 2007, senza firma e mai depositata agli atti.

Elementi che non dimostrano, da soli, né l'innocenza di Stasi né la responsabilità di Sempio. Ma che si aggiungono alle questioni già sollevate sugli accertamenti genetici effettuati nel 2007 e sulla loro documentazione.

Link to I reperti distrutti nel 2016I reperti distrutti nel 2016

Il primo punto riguarda alcuni reperti liquidi conservati dal Ris di Parma.

Secondo quanto emerso, il loro smaltimento sarebbe stato disposto nel 2016 dall'allora comandante del reparto, il colonnello Giampietro Lago Marino, mentre l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria sarebbe arrivata soltanto anni più tardi, nel febbraio del 2022.

È una circostanza sulla quale gli investigatori stanno cercando di fare chiarezza.

Il problema è evidente: nel momento in cui un reperto viene distrutto non è più possibile sottoporlo a nuove analisi con tecniche che, a distanza di anni, possono essere diventate più sofisticate e sensibili.

Questo non significa automaticamente che quei campioni avrebbero prodotto risultati diversi o decisivi. Significa però che oggi quella possibilità di verifica non esiste più.

Ed è proprio la ricostruzione delle procedure seguite all'epoca che interessa agli investigatori.

Link to Il caso dei pedali della bicicletta di StasiIl caso dei pedali della bicicletta di Stasi

Ancora più delicata è la questione relativa alla bicicletta di Alberto Stasi.

Durante la prima inchiesta, sui pedali era stata individuata una traccia biologica attribuita a Chiara Poggi. Quel dato entrò nel complesso degli elementi valutati nel procedimento che portò alla condanna definitiva dell'allora fidanzato della vittima.

Ma l'acquisizione dei dati grezzi delle analisi effettuate nel 2007 ha fatto emergere l'esistenza di altri due test, datati 20 settembre di quell'anno, che avrebbero dato esito negativo per la presenza del Dna di Chiara sui pedali.

Secondo quanto ricostruito dalla nuova indagine, questi risultati non sarebbero stati riportati nella relazione finale consegnata agli inquirenti.

È uno dei punti sui quali insiste la difesa di Stasi.

La questione, tuttavia, è più complessa di quanto possa apparire: un test negativo non rende automaticamente falso un precedente risultato positivo, perché campionamenti diversi, quantità minime di materiale biologico e differenti condizioni di analisi possono produrre risultati differenti.

Ciò che la Procura vuole capire è soprattutto perché quelle analisi non comparissero nella documentazione utilizzata durante il procedimento.

Link to Potrebbero essere ascoltati gli investigatori del 2007Potrebbero essere ascoltati gli investigatori del 2007

Proprio per ricostruire la catena degli accertamenti, la Procura potrebbe tornare ad ascoltare alcuni degli investigatori che lavorarono al caso nel 2007.

L'obiettivo sarebbe stabilire quali informazioni fossero effettivamente conosciute dagli inquirenti, quali risultati fossero stati trasmessi e perché determinati dati non siano poi confluiti nelle relazioni utilizzate nel corso del procedimento.

Nelle ultime settimane sono già stati sentiti alcuni ex appartenenti al Ris.

La questione dei cosiddetti raw data, i dati originali prodotti dagli strumenti durante le analisi genetiche, è diventata così uno dei filoni più importanti della nuova stagione investigativa.

Perché quei file consentono oggi di ricostruire non soltanto il risultato finale comunicato all'autorità giudiziaria, ma anche ciò che avvenne durante i singoli test.

Link to Spunta una valutazione sulla personalità di StasiSpunta una valutazione sulla personalità di Stasi

C'è poi un altro documento riemerso dagli archivi.

Si tratterebbe di una valutazione della personalità di Alberto Stasi realizzata nel 2007, su richiesta del Ris di Parma, da una criminologa.

Il documento, secondo le informazioni pubblicate nelle ultime ore, sarebbe privo di firma e non sarebbe mai stato depositato nel fascicolo processuale.

Anche in questo caso occorre evitare conclusioni che il documento, da solo, non consente.

Una valutazione criminologica della personalità non costituisce una prova della responsabilità o dell'innocenza di una persona. La questione interessante dal punto di vista giudiziario riguarda piuttosto le circostanze nelle quali fu richiesta, quale utilizzo ne sia stato fatto e perché non sia entrata formalmente negli atti.

È un altro tassello della ricostruzione di ciò che accadde nei mesi immediatamente successivi all'omicidio.

Link to L'impronta 33 torna al centroL'impronta 33 torna al centro

Parallelamente continua il confronto sull'altro grande elemento della nuova indagine: la cosiddetta impronta 33.

La Procura di Pavia attribuisce particolare importanza a quella traccia rinvenuta sulla scena del delitto e rivalutata attraverso nuove consulenze. La difesa di Sempio contesta invece che possa essere attribuita con certezza al proprio assistito.

Anche sul Dna e sulle impronte il confronto tra consulenti rimane aperto.

La chiusura delle indagini non equivale infatti a una condanna e neppure a un rinvio a giudizio. Sempio potrà presentare memorie, chiedere di essere interrogato e produrre ulteriori elementi prima che la Procura decida se chiedere il processo.

Lo stesso Sempio, intervistato nei giorni scorsi, ha dichiarato di ritenere insufficienti gli elementi raccolti contro di lui e ha ribadito di considerare fondata la condanna di Stasi.

Link to Due percorsi giudiziari distintiDue percorsi giudiziari distinti

È probabilmente il punto più importante per comprendere ciò che potrebbe accadere adesso.

L'indagine su Andrea Sempio e la condanna di Alberto Stasi sono due procedimenti distinti.

Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni. Quella sentenza rimane pienamente valida e la chiusura delle indagini nei confronti di Sempio non la cancella né la sospende.

Per modificarla occorrerebbe un procedimento di revisione.

Gli atti raccolti dalla Procura di Pavia sono stati quindi trasmessi anche alla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni, che dovrà stabilire se contengano prove nuove e decisive sufficienti per avanzare una richiesta di revisione del processo Stasi.

È una soglia giuridica molto più alta della semplice presenza di dubbi o di elementi investigativi nuovi.

Link to I genitori di Chiara: «Per noi vale la sentenza»I genitori di Chiara: «Per noi vale la sentenza»

In questo scenario sono arrivate anche le parole di Rita Preda e Giuseppe Poggi.

I genitori di Chiara hanno ribadito in televisione che, allo stato attuale, per loro il responsabile dell'omicidio rimane Alberto Stasi perché esiste una sentenza definitiva dello Stato italiano.

Ma hanno aggiunto un passaggio importante: se la giustizia dovesse arrivare a individuare un altro colpevole, ne prenderanno atto.

La famiglia ha anche chiesto che venga posto un limite a quello che considera ormai un «circo mediatico» intorno al caso, denunciando la diffusione di intercettazioni familiari e di ricostruzioni che, a loro giudizio, hanno finito per mettere in secondo piano la figura della vittima.

Link to Il nuovo caso Garlasco riguarda anche il vecchioIl nuovo caso Garlasco riguarda anche il vecchio

È questo, probabilmente, l'aspetto più rilevante della fase attuale.

La nuova inchiesta era partita per verificare la posizione di Andrea Sempio. Ma gli accertamenti hanno finito inevitabilmente per riaprire anche una parte della storia investigativa che portò alla condanna di Stasi.

I test sui pedali, i dati grezzi delle analisi genetiche, i reperti non più disponibili, l'impronta 33 e ora la valutazione sulla personalità di Stasi sono elementi diversi e con un peso probatorio che dovrà essere valutato nelle sedi giudiziarie competenti.

Non possono essere sommati automaticamente per concludere che la prima indagine fosse sbagliata.

Ma pongono una domanda alla quale gli investigatori stanno cercando di dare una risposta documentale: tutti gli elementi disponibili nel 2007 furono correttamente analizzati, conservati e messi a disposizione di chi doveva giudicare?

È su questa domanda che, accanto all'indagine su Sempio, potrebbe giocarsi una parte importante del nuovo capitolo giudiziario del delitto di Garlasco.

 

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

Breaking News