Germania, allarme gas: stoccaggi ai minimi da 15 anni, con un inverno rigido rischiano di svuotarsi

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Carlo Longo

Allarme gas in Germania alla vigilia dell'inverno 2026-2027. Gli stoccaggi sono pieni poco più della metà, il livello più basso degli ultimi 15 anni. Secondo INES, con un inverno molto freddo potrebbero verificarsi carenze già da gennaio

Germania, allarme gas: stoccaggi ai minimi da 15 anni, con un inverno rigido rischiano di svuotarsi

La Germania torna a fare i conti con lo spettro di una crisi del gas. A poche settimane dall'inizio della stagione fredda, gli stoccaggi tedeschi risultano riempiti soltanto poco più della metà e si trovano ai livelli più bassi mai registrati in questo periodo negli ultimi quindici anni.

Il dato ha riacceso il dibattito sulla sicurezza energetica della prima economia europea e sul rischio che, in caso di un inverno particolarmente rigido, le riserve possano non essere sufficienti.

A lanciare l'allarme è la Initiative Energien Speichern (INES), l'associazione tedesca degli operatori dello stoccaggio energetico. All'inizio di settembre i depositi di gas erano pieni per circa il 53%, contro il 71% registrato nello stesso periodo del 2025.

È il livello più basso osservato all'inizio di settembre da quando sono disponibili le serie storiche, cioè da quindici anni.

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La situazione è particolarmente delicata perché restano ormai soltanto poche settimane prima dell'inizio della fase nella quale i consumi invernali cominceranno a superare stabilmente le immissioni.

Secondo INES, dal punto di vista tecnico la Germania potrebbe ancora arrivare al 1° novembre con gli stoccaggi riempiti intorno al 77%. Per riuscirci, però, il ritmo delle iniezioni dovrebbe aumentare sensibilmente.

Il confronto con lo scorso anno rende evidente la distanza accumulata: il livello attuale era stato raggiunto nel 2025 già alla fine di giugno.

In altre parole, la Germania entra nell'ultima parte della stagione di riempimento con un ritardo di circa venti punti percentuali rispetto a dodici mesi fa.

La Bundesnetzagentur conferma che i livelli di riempimento restano particolarmente contenuti e ricorda che la normativa tedesca stabilisce, come regola generale, un obiettivo dell'80% entro il 1° novembre, con soglie inferiori previste per alcuni specifici impianti.

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Il problema emerge soprattutto negli scenari climatici più severi.

Le simulazioni di INES mostrano che un livello di riempimento intorno al 77% sarebbe sufficiente ad affrontare un inverno con temperature normali.

In quello scenario, al termine della stagione fredda gli stoccaggi conserverebbero ancora un margine significativo.

La situazione cambierebbe però radicalmente in presenza di un inverno eccezionalmente freddo, paragonabile ai periodi più rigidi registrati in passato.

In quel caso, secondo le simulazioni dell'associazione, potrebbero verificarsi già a gennaio giornate nelle quali la domanda di gas supererebbe le disponibilità di oltre il 25%. In assenza di ulteriori forniture, le riserve potrebbero arrivare a esaurirsi completamente nei primi mesi del 2027.

È da qui che nasce l'allarme secondo cui la Germania potrebbe trovarsi, nello scenario peggiore, senza una sufficiente riserva di gas durante l'inverno.

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Il governo tedesco invita però a distinguere tra uno scenario di rischio e una crisi già in corso.

Il ministero dell'Economia sostiene che non sia necessario, almeno per il momento, un intervento statale diretto per riempire gli stoccaggi.

Secondo Berlino, un livello compreso tra il 60% e il 70% all'inizio dell'inverno, accompagnato dalle attuali possibilità di importazione, sarebbe comunque sufficiente a coprire la domanda prevista.

Il ministero sottolinea inoltre che la situazione del 2026 è profondamente diversa da quella affrontata durante la crisi energetica del 2022.

All'epoca la Germania dipendeva fortemente dal gas russo trasportato attraverso i gasdotti. Dopo l'interruzione delle forniture da Mosca, Berlino ha invece accelerato la diversificazione degli approvvigionamenti.

Oggi il Paese può contare sulle forniture via gasdotto dalla Norvegia e su diversi terminali per l'importazione di gas naturale liquefatto, il GNL, infrastrutture che quattro anni fa non erano disponibili nelle stesse dimensioni.

Per questo il governo considera più probabile un problema di prezzi elevati che una vera e propria interruzione fisica delle forniture.

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Il paradosso della crisi attuale è proprio questo.

Il gas è disponibile sui mercati internazionali, ma riempire gli stoccaggi è diventato economicamente poco conveniente.

Tradizionalmente le società energetiche acquistano gas durante l'estate, quando i prezzi sono più bassi, lo conservano nei depositi e lo vendono durante i mesi invernali, quando la domanda e le quotazioni aumentano.

Quest'anno questo meccanismo si è inceppato.

La guerra che coinvolge Iran e Stati Uniti e le difficoltà nel traffico attraverso lo Stretto di Hormuz hanno fatto salire fortemente le quotazioni del gas già durante i mesi estivi. Le esportazioni di GNL dal Medio Oriente, soprattutto dal Qatar, sono state pesantemente condizionate dalle tensioni nell'area.

Di conseguenza, per molti operatori acquistare oggi gas e immobilizzarlo nei depositi in attesa dell'inverno non offre più lo stesso vantaggio economico.

Il risultato è che gli stoccaggi vengono riempiti più lentamente proprio quando sarebbe necessario accelerare.

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Alle preoccupazioni sulle quantità si aggiunge infatti quella sui prezzi.

Il contratto europeo di riferimento sul gas, il TTF olandese, è tornato nelle ultime settimane sui livelli più elevati dal gennaio 2023.

Le quotazioni hanno superato i 70 euro per megawattora, più del doppio rispetto ai livelli registrati un anno fa, mentre la competizione tra Europa e Asia per assicurarsi i carichi di GNL disponibili sta aumentando.

Il problema assume quindi una dimensione che va ben oltre la sola Germania.

Gli stoccaggi europei nel loro complesso risultano intorno al 66%, anche in questo caso sui livelli più bassi degli ultimi quindici anni per questo momento della stagione. Germania e Paesi Bassi figurano tra le grandi economie con le riserve più ridotte.

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La nuova tensione mostra quanto la sicurezza energetica europea continui a dipendere dagli equilibri geopolitici internazionali.

Dopo la crisi del gas russo, l'Europa ha ridotto drasticamente la propria dipendenza da Mosca e aumentato gli acquisti di GNL dagli Stati Uniti e da altri fornitori.

Questo ha reso il sistema più diversificato, ma non completamente immune dagli shock.

La chiusura o anche soltanto la forte riduzione dei traffici attraverso Hormuz può infatti diminuire rapidamente la disponibilità mondiale di GNL e spingere Europa e Asia a contendersi gli stessi carichi.

Il risultato è un aumento dei prezzi che si trasferisce sulle bollette delle famiglie, sui costi delle imprese e, indirettamente, sull'inflazione.

Proprio il rincaro dell'energia ha contribuito alla nuova accelerazione dell'inflazione nell'Eurozona, spingendo il 10 settembre la Banca centrale europea ad aumentare nuovamente i tassi d'interesse.

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Uno dei principali elementi di sicurezza per Berlino resta la Norvegia, diventata dopo il 2022 il maggiore fornitore singolo di gas della Germania.

Gran parte delle forniture arriva attraverso la rete di gasdotti che collega il Mare del Nord all'Europa continentale.

Equinor, il gigante energetico norvegese, ritiene che la Germania sarà comunque in grado di attirare sul mercato quantità sufficienti di gas durante l'inverno grazie alla diversificazione delle fonti.

La società avverte però che questo gas potrebbe avere un costo molto elevato.

Ed è proprio questa distinzione a diventare centrale: la Germania potrebbe riuscire a evitare una carenza materiale di gas, ma pagando prezzi molto più alti.

Link to Il precedente del 2022Il precedente del 2022

Il timore riporta inevitabilmente alla grande crisi energetica seguita all'invasione russa dell'Ucraina.

Nel 2022 la Germania si era trovata improvvisamente costretta a sostituire una parte enorme delle forniture provenienti dalla Russia.

Berlino aveva allora introdotto nuove regole sugli stoccaggi, accelerato la realizzazione dei terminali GNL e ridotto i consumi.

Da allora il sistema energetico tedesco è diventato più resiliente, ma la nuova situazione dimostra che il problema non è stato definitivamente risolto.

La dipendenza da un singolo fornitore è diminuita, ma il Paese resta fortemente esposto alle oscillazioni del mercato globale del gas.

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Nonostante le pressioni degli operatori, il governo Merz continua per ora ad affidarsi al mercato.

INES ha chiesto misure che rendano più conveniente l'iniezione di gas nei depositi, temendo che senza nuovi incentivi gli operatori non riempiano abbastanza rapidamente le capacità disponibili.

Il ministero dell'Economia sostiene invece che gli strumenti pubblici già esistenti possano essere attivati qualora il mercato non riesca a garantire livelli sufficienti.

La linea era stata anticipata già alla fine di agosto: Berlino aveva spiegato che il compito principale di riempire i depositi resta affidato agli operatori, pur riconoscendo che il governo dispone di strumenti di intervento nel caso in cui il processo dovesse risultare insufficiente.

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Per comprendere la situazione è quindi necessario evitare due estremi.

Non è corretto affermare che la Germania sia destinata a rimanere senza gas. Le forniture al momento sono garantite, il Paese dispone di più rotte di importazione rispetto al 2022 e il governo non prevede una situazione di emergenza nelle condizioni meteorologiche normali.

Ma non è nemmeno possibile ignorare il segnale proveniente dagli stoccaggi.

Il livello di riempimento all'inizio di settembre è il più basso degli ultimi quindici anni e, secondo le simulazioni degli operatori, un inverno particolarmente freddo potrebbe mettere seriamente sotto pressione il sistema.

A rendere il quadro ancora più fragile sono i prezzi del gas, la crisi in Medio Oriente e la corsa internazionale al GNL.

La Germania entra così nell'inverno 2026-2027 con una rete energetica più diversificata rispetto alla grande crisi del 2022, ma con molto meno gas accumulato nei depositi.

E nelle prossime settimane la variabile decisiva sarà proprio la velocità con cui quei depositi riusciranno a riempirsi prima dell'arrivo del freddo.

 

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