Show di Trump a Dallas: "Se vinco, 5000 dollari a tutti"

di

Pierpaolo Carmine Beccarisi

Tra promesse e appelli, il Presidente rivendica: "I due anni migliori nella storia della presidenza". E chiude scagliandosi contro i Democratici: "Comunisti"

Show di Trump a Dallas: "Se vinco, 5000 dollari a tutti"

Dalla convention repubblicana di Dallas, The Donald chiama alla mobilitazione di fronte ai sondaggi che lo danno in calo, con la promessa di un "dividendo Trump di 5mila dollari".

"Fateci finire il lavoro", chiede ai suoi, determinato a mantenere il controllo di Camera e Senato alle cruciali elezioni di di midterm di novembre 2026. "In 55 giorni gli americani andranno a votare per le elezioni più importanti della nostra storia. La scelta è facile. I democratici vi chiedono il voto per portare avanti la loro fallimentare agenda", ha affermato, aggiungendo "fate finta che ci sia il mio nome sulla scheda". "Se affidate il futuro dell'America ai Democratici - ha proseguito nel suo discorso - il Paese ci metterà un decennio per rialzarsi. Votate per i Repubblicani". 

In un lungo discorso di due ore, Trump ha affrontato senza mezzi termini tutti i temi a lui cari, sostenendo più volte le ragioni che lo hanno spinto ad attaccare l'Iran, evocando, tra l'altro, la possibilità di una nuova offensiva. Scherzando, ha ipotizzato di ribattezzare lo Stretto di Hormuz "Stretto di Trump", ma non solo: parlando della "nazionalizzazione" dei toponimi geografici dopo le recenti proposte per rinominare il Golfo del Messico in "Golfo d'America" e il Lago Ontario in "Lago America", ha continuato: "c'è uno Stato confinante, il New Mexico. Pensiamo che dovrebbe chiamarsi New America".

Dietro il tono scherzoso, Trump ha presentato le tariffe sulle merci importate come una leva di gettito fondamentale per il Tesoro e uno strumento indispensabile per incentivare la produzione interna, mantenendo la politica protezionista al centro del programma elettorale del partito per le imminenti midterm. Per quanto riguarda i risultati geopolitici ed energetici raggiunti dalla sua amministrazione, ha definito l'accordo siglato con il governo provvisorio del Venezuela come "il più grande accordo sul petrolio e, probabilmente, il più grande accordo nella storia del nostro Paese". Definendo gli Stati Uniti "una superpotenza energetica", ha inoltre promesso che "i prezzi del petrolio scenderanno quando vinceremo la guerra in Iran", chiudendo: "stiamo vincendo!".

 

 

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