Gli Houthi dello Yemen si confermano l'ago della bilancia geopolitica in Medio Oriente, offrendo all'Iran una sponda strategica fondamentale per ribaltare i rapporti di forza con gli Stati Uniti. Sfruttando la pressione militare lungo i confini e le rotte commerciali, il movimento yemenito sta riscrivendo le regole del controllo energetico regionale.
La morsa sullo Stretto di Bab-el-mandeb
Mentre lo Stretto di Hormuz resta da mesi al centro del braccio di ferro tra Teheran e Washington, l'azione aggressiva degli Houthi ha aperto un secondo e decisivo fronte nello Stretto di Bab-el-mandeb. La combinazione di queste due rotte strategiche permette all'Iran di condizionare i flussi globali di petrolio, facendo impennare i prezzi dell'energia e costringendo i vicini del Golfo a fare i conti con la nuova autorevolezza imposta dal movimento yemenito e dai suoi alleati. e lo status quo a vantaggio del regime iraniano senza innescare una guerra aperta.
La reazione autonoma dell'Arabia Saudita
Di fronte all'attivismo degli Houthi, la risposta degli Stati Uniti resta attendista. L'amministrazione di Donald Trump ha scelto per ora la linea del non intervento diretto, ignorando le richieste di supporto militare avanzate dall'Arabia Saudita e minimizzando le tensioni diplomatiche.
Abbandonata da Washington, Riad ha deciso di muoversi da sola. Le forze saudite hanno intensificato pesantemente le operazioni aeree, sferrando oltre un centinaio di raid con caccia F-15 e Typhoon contro le postazioni yemenite controllate dai ribelli nei governatorati di Taiz, Marib, Hodeidah e altre regioni strategiche.
Nonostante la massiccia reazione saudita e il perdurante isolamento economico dell'Iran, gli Houthi continuano a dettare l'agenda della crisi, regalando a Teheran un prezioso potere negoziale nel confronto globale.
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