Trump sull’intelligenza artificiale: «Chi vince sull’AI, vince». No al rallentamento per non favorire la Cina

di

Carlo Longo

Donald Trump respinge le richieste di rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale: «Chi vince sull’AI, vince». Il presidente Usa teme che maggiori restrizioni possano favorire la Cina, mentre cresce l’allarme dei leader tecnologici sui rischi dei modelli più avanzati.

Trump sull’intelligenza artificiale: «Chi vince sull’AI, vince». No al rallentamento per non favorire la Cina

Gli Stati Uniti non devono rallentare la corsa all’intelligenza artificiale e soprattutto non possono permettere che sia la Cina a conquistare il primato nella tecnologia destinata a trasformare economia, sicurezza e potere globale.

Donald Trump interviene nel pieno del nuovo dibattito sui rischi dell’AI e sceglie una linea molto diversa da quella indicata nelle ultime ore da alcuni dei più importanti protagonisti dell’industria tecnologica.

Parlando con i giornalisti durante il suo viaggio in Irlanda, il presidente americano ha ribadito che Washington è attualmente davanti a Pechino nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e che intende mantenere questo vantaggio.

«Stiamo guidando sulla Cina nell’AI», ha affermato Trump, sintetizzando poi la posta in gioco con una frase destinata a diventare il cuore della sua posizione: «Chi vince sull’AI, vince».

Link to Trump non vuole rallentare lo sviluppoTrump non vuole rallentare lo sviluppo

La domanda rivolta al presidente nasce dal dibattito esploso negli Stati Uniti sulla possibilità di rallentare volontariamente lo sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale più avanzati.

Trump non esclude completamente la necessità di regole.

«Possiamo mettere delle barriere di sicurezza», ha spiegato, lasciando aperta la possibilità di intervenire su alcuni aspetti della tecnologia. Ma il presidente considera eccessivo il clima di allarme che si è creato attorno ai rischi dell’AI.

Secondo Trump ci sarebbero «forze molto negative» che stanno prospettando scenari che, a suo giudizio, non si verificheranno.

La posizione della Casa Bianca non è quindi quella di negare qualsiasi rischio, ma di evitare che la paura produca una regolamentazione capace di frenare le imprese americane mentre la Cina continua a investire.

Link to La paura di Trump: lasciare campo libero alla CinaLa paura di Trump: lasciare campo libero alla Cina

È proprio la competizione con Pechino il punto centrale.

Per Trump l’intelligenza artificiale non è soltanto una nuova tecnologia commerciale. È una questione di supremazia economica, militare e geopolitica.

Il presidente aveva già definito l’AI una trasformazione potenzialmente più importante di Internet e aveva sostenuto che la competizione decisiva si sarebbe giocata essenzialmente tra Stati Uniti e Cina.

La sua amministrazione ha quindi costruito la propria politica intorno a un principio: accelerare l’innovazione americana evitando regolamentazioni considerate eccessivamente restrittive. La Casa Bianca ha contemporaneamente previsto misure specifiche per la cybersicurezza, le infrastrutture critiche e l’impiego militare dell’AI.

La logica è semplice: se Washington imponesse alle proprie aziende di rallentare senza ottenere un impegno analogo da Pechino, il risultato potrebbe essere la perdita del vantaggio tecnologico americano.

Link to L’allarme arriva dalle stesse aziende dell’AIL’allarme arriva dalle stesse aziende dell’AI

Le dichiarazioni di Trump arrivano però in un momento particolare.

A chiedere maggiore prudenza non sono soltanto associazioni o politici favorevoli alla regolamentazione. L’allarme è arrivato anche da figure direttamente coinvolte nello sviluppo dei sistemi più avanzati.

Il dibattito è stato riacceso da Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, che ha proposto di rallentare il ritmo di sviluppo dei modelli di frontiera per permettere ai sistemi di sicurezza e controllo di tenere il passo con le nuove capacità dell’intelligenza artificiale.

La proposta ha trovato un consenso insolitamente ampio nell’industria.

Anche Sam Altman, alla guida di OpenAI, ed Elon Musk hanno espresso sostegno alla necessità di una maggiore cautela. Un'apertura è arrivata anche da Demis Hassabis di Google DeepMind.

Il risultato è un confronto quasi paradossale: una parte dell’industria che sviluppa l’intelligenza artificiale chiede di rallentare, mentre il presidente degli Stati Uniti teme che proprio quel rallentamento possa trasformarsi in un regalo strategico alla Cina.

Link to Perché cresce la paura sull’intelligenza artificialePerché cresce la paura sull’intelligenza artificiale

Dietro il nuovo allarme ci sono soprattutto i progressi dei cosiddetti modelli di frontiera.

Il timore di alcuni ricercatori è che sistemi sempre più autonomi possano acquisire capacità difficili da controllare, soprattutto quando vengono utilizzati come agenti in grado di svolgere compiti complessi, interagire con sistemi informatici e prendere autonomamente una serie di decisioni.

Le preoccupazioni riguardano ambiti molto diversi: cybersicurezza, disinformazione, armi biologiche, perdita di posti di lavoro e, nelle ipotesi più estreme, la possibilità che sistemi altamente avanzati sfuggano al controllo umano.

Sono proprio questi scenari estremi quelli sui quali Trump manifesta maggiore scetticismo.

Il presidente non sembra ritenere che rappresentino una ragione sufficiente per rallentare oggi lo sviluppo americano.

Link to Anche il Congresso si divideAnche il Congresso si divide

La discussione attraversa anche la politica americana.

Il presidente repubblicano della Camera Mike Johnson ha espresso una posizione vicina a quella di Trump: intervenire precipitosamente con una regolamentazione molto severa potrebbe diventare, secondo lui, un problema di sicurezza nazionale se consentisse alla Cina di superare gli Stati Uniti.

Sul fronte democratico, invece, Hakeem Jeffries ha chiesto al Congresso di intervenire rapidamente per affrontare i rischi della tecnologia, compreso l’impatto che l’automazione potrebbe avere sull’occupazione.

L’intelligenza artificiale sta quindi diventando anche un nuovo terreno di scontro politico negli Stati Uniti.

E il tema acquista ancora più peso con l’avvicinarsi delle elezioni di midterm.

Link to La linea Trump: poche regole e sviluppo rapidoLa linea Trump: poche regole e sviluppo rapido

L’impostazione dell’amministrazione Trump era già emersa chiaramente nei provvedimenti adottati nei mesi scorsi.

A giugno la Casa Bianca ha stabilito un quadro per utilizzare più rapidamente i sistemi di AI anche nella sicurezza nazionale e nelle forze armate, prevedendo al tempo stesso requisiti di affidabilità, controllo e responsabilità.

Un altro ordine esecutivo dedicato alla sicurezza informatica ha previsto una collaborazione volontaria tra governo e sviluppatori dei modelli più avanzati, escludendo però esplicitamente la creazione di un sistema generale di licenze o autorizzazioni preventive obbligatorie per sviluppare e pubblicare modelli di intelligenza artificiale.

È la filosofia che Trump ribadisce oggi: proteggere gli Stati Uniti dai rischi senza mettere un freno strutturale all’innovazione.

Link to Una corsa tecnologica che diventa geopoliticaUna corsa tecnologica che diventa geopolitica

La questione supera ormai largamente Silicon Valley.

Per Washington, possedere i sistemi di intelligenza artificiale più avanzati significa avere un vantaggio potenziale nella ricerca scientifica, nella medicina, nell’industria, nella cybersicurezza, nell’intelligence e nelle capacità militari.

Trump aveva già descritto l’AI come una rivoluzione potenzialmente superiore a Internet e aveva indicato Stati Uniti e Cina come i due principali contendenti.

Da qui la difficoltà di qualsiasi ipotesi di rallentamento unilaterale.

Anche chi chiede maggiore sicurezza riconosce infatti il problema: un accordo efficace dovrebbe evitare che un Paese rallenti mentre il suo principale concorrente continua a sviluppare sistemi sempre più potenti.

Per questo nel dibattito comincia ad affacciarsi anche l’ipotesi di una qualche forma di coordinamento internazionale tra Washington e Pechino sui rischi più estremi.

Link to Trump scommette sul primato americanoTrump scommette sul primato americano

Per il presidente americano, tuttavia, la priorità rimane chiara.

Gli Stati Uniti possono discutere di controlli, sicurezza e barriere. Ma non devono perdere il vantaggio conquistato.

È questa la differenza fondamentale tra Trump e chi, all’interno della stessa industria tecnologica, chiede oggi di ridurre la velocità della corsa.

Per Amodei e gli altri sostenitori di una maggiore cautela, lo sviluppo dell’AI sta procedendo più rapidamente della capacità di controllarne i rischi.

Per Trump il pericolo opposto è altrettanto grave: rallentare l’America e scoprire, qualche anno dopo, che la Cina ha conquistato la tecnologia più importante della nuova era.

La sua risposta, almeno per ora, è netta: qualche protezione può essere necessaria, ma nessuna frenata che comprometta la leadership statunitense.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

Breaking News