Donald S. Lauder, erede della famiglia Estée Lauder e storico finanziatore del Partito repubblicano negli Stati Uniti, ha ridotto drasticamente il proprio impegno politico. Secondo quanto riferisce il New York Times, nel 2026 il miliardario non ha effettuato alcuna donazione a candidati repubblicani nel suo Stato, New York, e il super Pac (Super Political Action Committee) comitato politico per la raccolta fondi è rimasto inattivo.
Per decenni Lauder è stato uno dei principali sostenitori finanziari delle cause conservatrici nello Stato di New York. Ha finanziato campagne per introdurre limiti ai mandati elettivi nella città, sostenuto iniziative legali sul ridisegno delle circoscrizioni elettorali e, nel 2022, aveva investito quasi 13 milioni di dollari nelle campagne che contribuirono alla conquista repubblicana della Camera dei rappresentanti.
Adesso lo stop. La decisione arriva in un anno elettorale cruciale e potrebbe avere conseguenze per il movimento conservatore newyorkese e sulle elezioni di Midterm. Secondo fonti citate dal New York Times, Lauder avrebbe comunicato a persone vicine di aver ridotto le spese politiche dopo che i figli adulti lo hanno spinto a contenere gli impegni economici e a concentrare le risorse su arte e filantropia. Un modo gentile e formale per prendere le distanze dall'attuale dirigenza del Gop.
Tra gli elementi che hanno inciso sulla revisione delle attività ci sarebbe anche il forte calo del valore delle azioni Estée Lauder, scese del 77% rispetto ai massimi del 2021, con una perdita stimata superiore a 1,2 miliardi di dollari nel valore della partecipazione familiare. Una persona vicina alla famiglia ha però negato che il ridimensionamento sia dovuto a difficoltà finanziarie, parlando piuttosto di una scelta legata alla gestione dell’eredità e delle priorità personali.
A 82 anni, Lauder sta riducendo anche altri incarichi: ha lasciato il consiglio di amministrazione della società di famiglia, ha annunciato la fusione della sua Neue Galerie con il Metropolitan Museum of Art di New York e ha abbandonato la presidenza del World Jewish Congress, organizzazione internazionale che aveva guidato per circa vent’anni.
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