Intesa Sanpaolo-Mps, sinergie a pieno regime dal 2029. Su Generali: «Nessuna volontà di controllo»

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Redazione

In vista dell’assemblea di giovedì, Intesa chiarisce agli azionisti gli effetti dell’operazione su Monte dei Paschi: 2,9 miliardi di sinergie lorde, il 60% già nel 2028

Intesa Sanpaolo-Mps, sinergie a pieno regime dal 2029. Su Generali: «Nessuna volontà di controllo»

Intesa Sanpaolo mette nero su bianco numeri e obiettivi dell’operazione su Monte dei Paschi di Siena e, soprattutto, chiarisce la propria posizione su Generali: nessun progetto di controllo sulla compagnia assicurativa triestina. Le indicazioni arrivano dalle risposte fornite agli azionisti in vista dell’assemblea di giovedì, chiamata a votare l’aumento di capitale destinato a sostenere l’Opas da 30,6 miliardi di euro su Mps.

Il passaggio è particolarmente rilevante perché l’acquisizione di Monte dei Paschi porterebbe Intesa Sanpaolo a rilevare anche Mediobanca e, con essa, la partecipazione del 13,2% detenuta nel capitale di Generali. Ca’ de Sass precisa che la quota nel Leone di Trieste resterà un investimento azionario non di controllo, senza ingerenza nella governance della compagnia. Il trattamento contabile rimarrà inoltre in continuità con quello attualmente adottato da Mediobanca, secondo il metodo del patrimonio netto, beneficiando sul piano prudenziale del cosiddetto Danish Compromise.

Intesa interviene anche sul 3,01% di Generali costruito attraverso derivati, spiegando che la posizione ha «natura meramente finanziaria». La banca esclude inoltre l’esistenza di «accordi, intese o convergenze di interessi» con il gruppo Unipol-Bper riguardanti le rispettive partecipazioni nella compagnia triestina.

Sul fronte industriale, l’integrazione con Mps dovrebbe generare 2,9 miliardi di euro di sinergie lorde a pieno potenziale nel 2029, mentre circa il 60% del risultato è previsto già nel 2028. Una parte arriverà dai maggiori ricavi ottenuti valorizzando la clientela acquisita e avvicinandone la produttività commerciale agli standard di Intesa, in particolare nel risparmio. A questo si aggiungeranno le complementarità nel corporate e investment banking e l’integrazione tra Isybank e Compass.

Sul versante dei costi, la banca stima circa 900 milioni di euro di benefici attraverso l’integrazione e la razionalizzazione delle strutture centrali, delle fabbriche prodotto e delle reti. Altri 600 milioni dovrebbero derivare dall’uscita volontaria di 6.800 persone. Di queste, 5mila riguarderanno Intesa Sanpaolo e saranno aggiuntive rispetto a quanto già previsto dal Piano d’Impresa 2026-2029. Complessivamente, tuttavia, il gruppo prevede anche 6.800 nuove assunzioni.

Per Intesa, l’operazione su Rocca Salimbeni rappresenta un’«opportunità strategica chiave nel panorama bancario italiano ed europeo» e consentirebbe di creare uno dei principali gruppi finanziari del continente. Le stime della banca indicano un aumento di circa l’8% dell’utile e del dividendo per azione entro il 2029.

Crescono di conseguenza anche le risorse previste per gli azionisti. Nel periodo 2025-2029 le distribuzioni complessive dovrebbero raggiungere circa 61 miliardi di euro, contro i 50 miliardi contemplati dal piano stand alone di Intesa. Il payout complessivo è indicato al 95%, con il 75% attraverso distribuzioni cash e il restante 20% mediante buyback. Per il biennio 2026-2027 sono inoltre previste distribuzioni straordinarie in contanti per 2,7 miliardi.

Intanto arriva un sostegno significativo in vista dell’assemblea. Il Fondo sovrano norvegese, che possiede circa l’1,2% di Intesa Sanpaolo, ha annunciato che voterà a favore dell’aumento di capitale.

In Borsa, intanto, i titoli coinvolti nel risiko bancario hanno registrato variazioni contenute: Intesa Sanpaolo ha chiuso a 6,73 euro, in calo dello 0,03%, mentre Mps ha terminato a 11,61 euro, cedendo lo 0,05%. Sulla base di questi valori, l’Opas presenta un premio dell’1,38%.

L’attenzione si sposta ora prima su Siena, dove è prevista la riunione del consiglio di amministrazione di Mps chiamato a cooptare Alessandro Caltagirone e Gianluca Brancadoro, e poi sull’assemblea di Intesa Sanpaolo. Il voto sull’aumento di capitale rappresenterà uno dei passaggi decisivi per un’operazione destinata, qualora arrivasse al perfezionamento, a modificare profondamente gli equilibri del sistema finanziario italiano.

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