Il Likud di Benjamin Netanyahu si conferma il primo partito alle elezioni israeliane, ma il risultato non garantisce al premier uscente una maggioranza parlamentare. Con il 91% delle schede scrutinate, il suo blocco è accreditato di 53 seggi sui 120 della Knesset, contro i 48 delle forze di opposizione guidate da Gadi Eisenkot. Le formazioni arabe raggiungono complessivamente 19 seggi. Per governare sono necessari almeno 61 deputati.
Lo scrutinio dovrebbe concludersi entro la giornata, mentre la partecipazione al voto ha raggiunto il 77,7%, un livello particolarmente elevato. Netanyahu ha definito il risultato una «vittoria incompleta», denunciando presunte irregolarità attribuite ai partiti arabi. La polizia israeliana, tuttavia, ha dichiarato di non aver riscontrato prove a sostegno delle accuse di brogli.
Le formazioni arabe si sono dette disponibili a sostenere dall’esterno un governo alternativo, ma l’ipotesi incontra le resistenze di gran parte dell’opposizione, oltre alla netta contrarietà del premier. Tra gli scenari in discussione figura quindi anche un governo di unità nazionale, sebbene le distanze politiche rendano complessi eventuali accordi.
Netanyahu ha assicurato che resterà unito ai suoi alleati di destra, mentre Eisenkot ha ribadito l’obiettivo di promuovere un cambiamento politico. Il presidente israeliano Isaac Herzog ha manifestato la volontà di evitare un nuovo ricorso alle urne nel breve periodo. Le consultazioni per la formazione del governo dovrebbero iniziare la prossima settimana, con possibili contatti già nei prossimi giorni.
Il voto ha avuto ripercussioni anche sul piano internazionale. Il presidente statunitense Donald Trump ha rivendicato sui social il ruolo del proprio sostegno nella rimonta di Netanyahu. Dal Libano, il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha invece avvertito che il gruppo continuerà la resistenza contro la presenza israeliana nei territori che considera occupati.
Sul futuro del governo pesano inoltre le tensioni regionali e il rischio di una nuova escalation con l’Iran, tema centrale anche nella campagna elettorale di Netanyahu. La formazione della nuova maggioranza dovrà dunque confrontarsi non soltanto con
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