La riforma del sistema elettorale arriva in Aula al Senato con una serie di nodi ancora da sciogliere nella maggioranza, frutto di una diversa logica politica tra gli alleati.
Tramontata definitivamente l'ipotesi di inserire il ballottaggio, gli esponenti del centrodestra sono chiamati a trovare una quadra su diversi temi: nonostante una prima discussione sull'abbassamento della soglia di maggioranza dal 42% al 41%, in queste ore pare invece si sia trovato un accordo sul mantenimento della soglia al 42%. Respinta anche la proposta contenuta in un emendamento di Fratelli d'Italia per restringere i tempi entro i quali ci si deve dimettere da sindaci se ci si candida alle elezioni politiche.
Ultime limature anche su un altro punto critico, più politicamente sensibile perché nella discussione viene evocato il Colle. Si tratta della cosiddetta norma "anti-cespugli", che fissa al 3% la soglia al di sotto della quale solo uno, il miglior perdente, verrà ripescato tra quanti ottengono seggi e contribuiscono con i propri voti al successo della coalizione. La maggioranza ha presentato un emendamento per abbassare questa soglia all'1%, con FdI che preme sugli alleati facendo intendere che ci sia l'intenzione del Quirinale di dare la massima rappresentanza alle piccole formazioni politiche.
Sulle tempistiche pesa anche la battaglia che il campo largo annuncia "di dura opposizione": sfruttando l'assenza dei tempi contingentati, l'opposizione punta a una discussione parlamentare lunga e logorante con pregiudiziali e iscrizioni di massa a parlare da parte dei senatori. Nonostante ciò, il voto finale è fissato in calendario per il 15 settembre 2026.
La conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha stabilito, invece, che l'Aula della Camera esaminerà la legge elettorale in terza lettura lunedì 28 settembre 2026, ove modificata dal Senato.
La maggioranza continua a cercare una mediazione, con Forza Italia che fa notare che "le obiezioni sono tecniche e non c'è alcuna volontà di creare incidenti: la legge verrà approvata". C'è però chi teme che si stia preparando un pretesto per farla naufragare.
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