Meloni avverte l’Europa: «Schengen si salva solo difendendo i confini». E chiede una svolta sul caro energia

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Carlo Longo

: Giorgia Meloni incontra il premier belga Bart De Wever e rilancia la strategia italiana in Europa: difesa dei confini esterni per salvare Schengen, lotta all'immigrazione irregolare e nuove misure contro il caro energia

Meloni avverte l’Europa: «Schengen si salva solo difendendo i confini». E chiede una svolta sul caro energia

Difendere i confini esterni per preservare Schengen e affrontare finalmente il caro energia con misure più incisive. Giorgia Meloni prova a spostare su questi due fronti l'agenda del prossimo Consiglio europeo, trovando una significativa convergenza con il primo ministro belga Bart De Wever.

Il bilaterale di Palazzo Chigi del 7 settembre ha offerto alla presidente del Consiglio l'occasione per rilanciare una strategia che va ben oltre i rapporti tra Italia e Belgio. Migrazioni, competitività, energia, difesa e crisi internazionali sono diventati i tasselli di un messaggio rivolto soprattutto a Bruxelles: secondo Meloni, l'Europa deve cambiare passo e affrontare con maggiore concretezza le conseguenze economiche e politiche di una fase internazionale sempre più instabile.

«Schengen si preserva difendendo i confini esterni»

Il passaggio politicamente più netto riguarda l'immigrazione.

Dopo un'estate segnata da forti pressioni migratorie e nuove tensioni all'interno dell'Unione, Meloni ha ribadito che la libera circolazione interna non può essere separata dal controllo delle frontiere esterne.

La premier si è detta «fermamente convinta» che sia possibile preservare Schengen soltanto se l'Unione riesce a proteggere efficacemente i propri confini e se tutti gli Stati membri partecipano alla lotta contro i trafficanti e l'immigrazione irregolare di massa.

È un'impostazione che rovescia il ragionamento tradizionale sullo spazio europeo di libera circolazione: per Roma, la priorità non deve essere moltiplicare i controlli tra gli Stati membri, ma ridurre la pressione alle frontiere esterne.

L'obiettivo politico è quindi evitare che le emergenze migratorie portino i singoli governi a reintrodurre progressivamente controlli nazionali, mettendo in discussione uno dei pilastri dell'integrazione europea.

L'asse con De Wever sui migranti

Su questo terreno Meloni trova nel premier belga un interlocutore particolarmente vicino.

Italia e Belgio partecipano al gruppo di Paesi europei che chiedono una revisione dell'approccio comunitario alla gestione dei flussi e una maggiore capacità degli Stati di contrastare l'immigrazione irregolare.

Meloni e De Wever hanno richiamato anche la Dichiarazione di Chisinau, sostenendo la necessità di lavorare sull'interpretazione e sull'applicazione delle convenzioni internazionali, compresa la Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

De Wever ha a sua volta insistito sulla necessità di una gestione più efficace delle migrazioni e dell'asilo, presentandola come uno degli impegni fondamentali assunti dai governi nei confronti dei cittadini europei.

Il risultato è un'intesa che rafforza la rete di alleanze costruita da Meloni negli ultimi anni sul dossier migratorio e che potrebbe pesare nei prossimi confronti a Bruxelles.

Il secondo fronte è il caro energia

Ma è soprattutto sull'economia che la premier chiede all'Unione europea un cambio di passo.

La crisi internazionale sta producendo nuove conseguenze sui prezzi dell'energia, dei carburanti e delle materie prime. Meloni ha indicato in particolare la situazione nello Stretto di Hormuz come uno dei fattori che stanno aumentando la pressione sui sistemi economici europei.

Gli effetti, ha sottolineato, si stanno trasferendo sul costo dei carburanti, dei fertilizzanti e delle materie prime, arrivando direttamente alle imprese e alle famiglie.

Per questo Italia e Belgio chiedono che il prossimo Consiglio europeo torni ad affrontare il dossier energetico insieme a quello della competitività. E Meloni utilizza parole piuttosto nette: l'Europa deve farlo con «più coraggio e maggiore concretezza».

Meloni vuole riportare la competitività al centro

Il ragionamento di Palazzo Chigi è che l'Europa non possa competere con Stati Uniti e grandi economie asiatiche se continua a sostenere costi energetici strutturalmente elevati.

Il dossier diventa quindi industriale prima ancora che energetico.

Meloni vuole collegare la discussione sul prezzo dell'energia a quella sulla competitività europea e sul prossimo bilancio pluriennale dell'Unione.

L'Italia continua inoltre a difendere politica di coesione e Politica agricola comune, respingendo l'idea che le risorse destinate a questi capitoli debbano necessariamente essere sacrificate per finanziare le nuove priorità europee.

Secondo la premier, coesione e agricoltura non rappresentano un ostacolo alla competitività, ma una delle condizioni necessarie per rafforzarla. Su questo punto, peraltro, Meloni ha riconosciuto che le posizioni italiana e belga non coincidono completamente.

Il fronte comune con Merz

La strategia non si limita al Belgio.

Meloni ha annunciato anche un lavoro con il cancelliere tedesco Friedrich Merz per riunire i Paesi europei che condividono una linea simile sui temi economici e della competitività.

È un passaggio politicamente significativo perché mostra il tentativo italiano di costruire coalizioni variabili all'interno dell'Unione: De Wever sui migranti e sull'energia, Merz sulla competitività, altri governi sul rafforzamento dei confini esterni.

Più che contrapporsi frontalmente a Bruxelles, Palazzo Chigi punta quindi a modificare gli equilibri europei attraverso alleanze tra governi.

Ucraina e Iran, Meloni conferma la linea italiana

Nel confronto con De Wever sono entrate inevitabilmente anche le principali crisi internazionali.

Sull'Ucraina, Meloni ha fatto riferimento agli ultimi contatti diplomatici degli inviati americani con Mosca e Kiev, ribadendo che l'Italia continuerà a lavorare con gli altri partner europei per favorire un percorso negoziale.

La formula utilizzata dalla presidente del Consiglio resta quella consolidata: l'obiettivo deve essere una pace giusta e duratura.

Il governo italiano cerca quindi di tenere insieme sostegno a Kiev e apertura alla prospettiva negoziale, mentre gli sviluppi diplomatici delle ultime ore vengono seguiti con particolare attenzione dalle capitali europee.

Anche la crisi iraniana e soprattutto le conseguenze della situazione a Hormuz sono ormai parte integrante del dossier europeo, non soltanto per ragioni geopolitiche ma per gli effetti diretti sull'economia.

Difesa, Italia e Belgio cercano nuove collaborazioni

C'è poi il capitolo della difesa.

Meloni ha sottolineato l'aumento degli investimenti belgi nel settore e ha indicato la possibilità di rafforzare la cooperazione industriale tra Roma e Bruxelles.

De Wever ha parlato della necessità di costruire un'Europa più forte in un contesto internazionale sempre più complesso, indicando proprio la difesa come uno dei settori nei quali sviluppare un terreno comune.

Il tema si inserisce nel più ampio dibattito sull'autonomia strategica europea e sull'aumento della spesa militare, diventato ancora più centrale dopo la guerra in Ucraina e il deterioramento dei rapporti tra Europa e Russia.

De Wever elogia la stabilità del governo Meloni

Il bilaterale ha avuto anche un risvolto politico personale.

Il premier belga si è congratulato con Meloni per la durata raggiunta dal suo governo, definendo la stabilità politica italiana un elemento importante non soltanto per Roma, ma per l'intera Europa.

Il riconoscimento arriva in una fase nella quale Palazzo Chigi sta cercando di trasformare proprio la longevità dell'esecutivo in un elemento di forza negoziale a livello internazionale.

Per decenni l'instabilità dei governi italiani ha rappresentato un limite nei rapporti con le altre grandi capitali europee. Meloni punta invece a presentare la continuità dell'esecutivo come uno strumento per aumentare il peso politico dell'Italia.

La strategia di Meloni: cambiare l'Europa costruendo alleanze

L'incontro con De Wever fotografa così una fase precisa della strategia europea di Giorgia Meloni.

La premier non mette in discussione Schengen, ma lega la sua sopravvivenza alla protezione delle frontiere esterne. Non contesta la necessità di nuove priorità europee, ma chiede che non vengano sacrificate coesione e agricoltura. Sostiene la difesa comune, ma cerca contemporaneamente opportunità per l'industria italiana. E sul caro energia prova a costruire un fronte di governi disposto a chiedere interventi più incisivi.

Il messaggio rivolto a Bruxelles è soprattutto uno: le emergenze internazionali stanno producendo conseguenze sempre più visibili sulla vita dei cittadini europei e, secondo Palazzo Chigi, l'Unione non può limitarsi a gestirle con gli strumenti utilizzati finora.

Dopo il bilaterale con il Belgio, Meloni prepara quindi il prossimo confronto europeo portando al tavolo due priorità immediate: fermare l'immigrazione irregolare alle frontiere esterne e ridurre l'impatto del caro energia su famiglie e imprese.

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