Un nuovo percorso diplomatico prende forma per cercare di mettere fine alla guerra in Ucraina. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che Kiev, insieme a Stati Uniti ed Europa, ha elaborato un piano che prevede tre elementi principali: un cessate il fuoco, la creazione di una zona economica franca e il ritiro delle truppe.
Secondo Zelensky, le idee sono il risultato dei colloqui avuti dagli americani con Kiev e Mosca e dei successivi confronti tra le diverse parti. Il presidente ucraino ha spiegato che il piano è stato discusso anche con gli emissari americani Jared Kushner e Steve Witkoff.
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Il primo punto indicato da Zelensky è il cessate il fuoco. L'obiettivo sarebbe creare una pausa effettiva nei combattimenti che possa consentire di passare dalla fase militare a quella negoziale.
La tregua rappresenterebbe quindi il punto di partenza dell'intero progetto. Kiev sostiene che proprio l'interruzione delle ostilità dovrebbe permettere di affrontare le questioni territoriali e di sicurezza senza continuare contemporaneamente a combattere sul terreno.
Il percorso, tuttavia, non è ancora definito nei dettagli e resta da capire soprattutto come verrebbe verificato il rispetto della tregua e quale sarebbe il ruolo degli eventuali garanti internazionali.
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Il secondo elemento è particolarmente significativo. Gli Stati Uniti avrebbero proposto la creazione di una zona economica franca, concepita come una sorta di area cuscinetto nella quale Ucraina e Russia dovrebbero compiere passi indietro.
Zelensky ha spiegato che l'idea sarebbe quella di prevedere ritiri equivalenti delle forze, creando una zona demilitarizzata o comunque sottoposta a una forma di controllo esterno.
Resta ancora da stabilire chi dovrebbe assumere questo ruolo. Il presidente ucraino ha parlato della possibile presenza di una terza parte, senza però indicare quale Paese o organizzazione potrebbe essere incaricata di supervisionare l'area.
Link to Il nodo del ritiro delle truppeIl nodo del ritiro delle truppe
Il terzo punto riguarda direttamente la presenza militare. Il piano prevede infatti il ritiro delle truppe, ma proprio questo passaggio potrebbe essere tra i più difficili da tradurre in un accordo concreto.
Il problema riguarda soprattutto le modalità, le aree interessate e le garanzie successive al ritiro. La Russia controlla attualmente circa un quinto del territorio ucraino e Mosca continua a sostenere che qualsiasi soluzione debba tenere conto delle cosiddette «realtà sul terreno».
Kiev, al contrario, continua a porre al centro della trattativa la propria sovranità e la necessità di ottenere garanzie di sicurezza.
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Zelensky ha inoltre lasciato intendere che gli Stati Uniti hanno altre idee ancora da presentare. Secondo il presidente ucraino, Washington starebbe cercando il momento appropriato per condividerle con Kiev.
È un elemento che lascia aperta la possibilità che il progetto annunciato non rappresenti ancora il testo definitivo di un accordo, ma piuttosto una base di lavoro sulla quale continuare a negoziare.
L'amministrazione Trump continua infatti a sostenere la necessità di arrivare a una soluzione diplomatica, ma i negoziati restano complessi e le posizioni di Mosca e Kiev sono ancora distanti.
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Il piano assume particolare rilevanza perché, secondo la ricostruzione di Zelensky, nasce da colloqui che hanno coinvolto americani, ucraini e russi, con un successivo confronto anche con gli alleati europei.
Il coinvolgimento dell'Europa rappresenta uno dei punti più delicati. Kiev vuole infatti capire quale sarà il contributo di Ue e Nato nel nuovo eventuale assetto di sicurezza.
La domanda è soprattutto cosa saranno disposti a garantire gli alleati nel caso in cui venisse raggiunto un accordo e quali strumenti potrebbero essere utilizzati per impedire una nuova escalation.
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Da parte russa non è arrivata, almeno per ora, un'adesione al nuovo schema annunciato da Zelensky. Mosca ha però fatto sapere di essere disponibile a valutare nuove proposte per una soluzione del conflitto, a condizione che queste tengano conto della situazione sul campo.
Il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov ha riconosciuto un atteggiamento costruttivo da parte americana, ma ha sottolineato che i progressi dipenderanno anche dalla capacità di Washington di influenzare Kiev e gli alleati europei.
Le trattative, quindi, non sono ancora arrivate a un punto di svolta definitivo.
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Sul terreno, intanto, i combattimenti non si fermano. Negli ultimi giorni la Russia ha intensificato gli attacchi contro l'Ucraina, mentre Kiev ha continuato a colpire infrastrutture e obiettivi strategici russi.
Lo stesso Zelensky ha sottolineato la necessità di rafforzare la difesa aerea ucraina, chiedendo agli Stati Uniti un numero significativo di missili Patriot per affrontare la nuova fase della guerra.
È proprio questo il paradosso della nuova iniziativa diplomatica: mentre sul campo la guerra prosegue, sul piano politico torna a prendere forma un possibile schema per arrivare alla tregua.
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Il nuovo piano americano, così come descritto da Zelensky, rappresenta dunque una possibile base per una trattativa più ampia. Cessate il fuoco, zona economica franca e ritiro delle truppe sono i tre pilastri annunciati, ma restano da definire i dettagli più delicati.
In particolare, bisognerà capire quali territori saranno coinvolti, chi controllerà la possibile zona cuscinetto, quali saranno le garanzie di sicurezza per Kiev e soprattutto se Mosca sarà disposta ad accettare un compromesso.
Per ora il dato politico è che Washington, Kiev e gli europei stanno cercando una formula comune, mentre Mosca dichiara di essere pronta ad ascoltare nuove proposte purché rispettino gli equilibri che si sono creati sul campo.
La diplomazia torna quindi al centro della guerra in Ucraina, ma il passaggio da un piano negoziale a un vero accordo di pace resta ancora tutto da costruire.
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