Parigi accoglie Leone XIV e il Papa sceglie subito di parlare dei temi sui quali la Francia, l’Europa e buona parte dell’Occidente stanno discutendo.
La guerra e il riarmo. Il fine vita. L’intelligenza artificiale. La crisi del multilateralismo. Ma anche la povertà, l’integrazione e il ruolo dell’Europa.
Il Pontefice è arrivato questa mattina all’aeroporto di Orly per il suo viaggio apostolico in Francia, il quinto internazionale del pontificato, che proseguirà fino al 28 settembre e lo porterà, dopo Parigi, a Lourdes e Metz.
Ad accoglierlo il presidente Emmanuel Macron e la première dame Brigitte Macron.
La prima giornata è forse anche quella politicamente più delicata: l’Eliseo, l’Unesco, Notre-Dame e infine lo Stade de France per l’incontro con decine di migliaia di giovani.
Quattro luoghi molto diversi nei quali Leone XIV porta, in forme diverse, lo stesso interrogativo: che cosa rimane dell’uomo quando la forza, la tecnologia e l’interesse prendono il posto del dialogo?
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La prima tappa è il Palazzo dell’Eliseo.
Leone XIV incontra Emmanuel Macron e successivamente si rivolge alle autorità francesi, alla società civile e al corpo diplomatico.
Il Papa parte dalla guerra.
Davanti a un’Europa che torna a discutere di eserciti, deterrenza e aumento della spesa militare, Leone XIV invita a non considerare il conflitto come qualcosa di inevitabile.
«La pace non è un equilibrio di forze», ricorda, ma qualcosa che si costruisce attraverso dialogo e giustizia. Alla Francia chiede di continuare a essere protagonista della diplomazia e del multilateralismo europeo.
È un passaggio che arriva mentre la guerra in Ucraina continua e la sicurezza europea occupa una parte crescente delle agende dei governi.
Leone XIV non entra nelle scelte militari dei singoli Stati, ma mette in discussione l’idea che l’aumento della forza sia sufficiente, da solo, a garantire la pace.
Link to «La guerra non è inevitabile»«La guerra non è inevitabile»
È probabilmente una delle frasi destinate a rimanere del viaggio francese.
La guerra non è inevitabile.
Leone XIV insiste sulla responsabilità della politica proprio nel momento in cui il linguaggio della guerra è tornato familiare anche in Europa.
La Francia, dice il Pontefice, può avere un ruolo particolare.
Non soltanto perché è una potenza militare e nucleare, ma perché è uno dei Paesi che hanno costruito il progetto europeo e continua ad avere un peso diplomatico globale.
Di fronte ai «rumori della guerra», il Papa le chiede di essere artefice di pace, di sostenere il multilateralismo e di non rinunciare alla diplomazia.
Non è un pacifismo astratto.
È piuttosto la richiesta di non lasciare che la logica militare diventi l’unico linguaggio possibile delle relazioni internazionali.
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Ma tra Leone XIV e la Francia c’è anche una questione molto più interna.
Il fine vita.
È uno dei dossier eticamente più delicati del Paese e il Papa sceglie di affrontarlo durante la visita.
Il richiamo è alla tutela della vita e alla necessità di accompagnare le persone nella malattia e nella sofferenza senza trasformare la fragilità in una ragione per considerare una vita meno degna di essere vissuta.
Il tema assume un significato particolare proprio in Francia, dove il confronto politico sul fine vita ha diviso Parlamento e opinione pubblica.
Le posizioni della Chiesa cattolica sono note: contrarietà all’eutanasia e al suicidio assistito, insieme alla richiesta di investire maggiormente nelle cure palliative e nell’accompagnamento dei malati.
Leone XIV non evita il terreno sul quale il confronto con una parte della società francese è più difficile.
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E non evita neppure un’altra parola profondamente legata alla storia della Repubblica: laicità.
Francia e Chiesa cattolica hanno alle spalle un rapporto complesso, costruito attraverso conflitti, separazioni e successive forme di convivenza.
Leone XIV non chiede di mettere in discussione la separazione tra Stato e religioni.
Invita piuttosto a non trasformarla nell’espulsione delle convinzioni religiose dalla vita pubblica.
È uno dei passaggi più interessanti della visita perché il Papa parla a uno dei Paesi europei nei quali la laïcité è diventata parte dell’identità repubblicana.
La sfida, nella lettura proposta dal Pontefice, è tenere insieme neutralità dello Stato, libertà religiosa e possibilità per le diverse comunità di contribuire alla società.
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Nel pomeriggio cambia il luogo.
E cambia anche il linguaggio.
Leone XIV arriva nella sede dell’Unesco, dove ad accoglierlo è il direttore generale Khaled El-Enany.
Qui il Papa guarda soprattutto al futuro.
Educazione, cultura, giovani, pace e intelligenza artificiale diventano i punti di un discorso che prova a mettere la tecnologia dentro una domanda molto antica: che cosa significa essere umani?
Leone XIV non nega le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale.
Il problema nasce quando la macchina smette di essere uno strumento e comincia a definire il valore delle persone, il loro lavoro, le loro relazioni e persino il modo nel quale conoscono la realtà.
Link to Il rischio di un «paradiso delle macchine»Il rischio di un «paradiso delle macchine»
È qui che arriva una delle immagini più forti della giornata.
Il Papa mette in guardia dalla possibilità di costruire un «paradiso delle macchine» nel quale, paradossalmente, sia l’uomo a perdere spazio.
L’intelligenza artificiale può elaborare enormi quantità di dati, produrre testi e immagini, automatizzare attività e cambiare profondamente il lavoro.
Ma non può diventare il criterio con cui misurare l’essere umano.
Per Leone XIV il progresso tecnologico ha senso soltanto se rimane subordinato alla dignità della persona.
È un tema che il Pontefice ha scelto fin dall’inizio del suo pontificato e che a Parigi porta davanti all’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa proprio di educazione, scienza e cultura.
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All’Unesco torna anche il tema della vita.
Leone XIV la definisce un dono e non una merce.
E collega questa idea alla responsabilità dell’educazione: formare persone capaci di utilizzare la tecnologia senza diventarne dipendenti e costruire società nelle quali l’efficienza non sia l’unico criterio per decidere ciò che vale.
Il Papa parla anche della guerra come della più terribile delle opere costruite dall’uomo.
Non una calamità naturale.
Non qualcosa che semplicemente accade.
Una scelta umana.
Ed è proprio per questo, sostiene, che può essere evitata.
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Poi c’è un momento che ha bisogno di molte meno parole.
Nel tardo pomeriggio Leone XIV entra a Notre-Dame de Paris.
L’ultima visita di un Pontefice nella capitale francese risaliva al 2008, con Benedetto XVI. Ma nessun Papa aveva ancora visto Notre-Dame dopo l’incendio che il 15 aprile 2019 devastò il tetto della cattedrale e fece crollare la guglia.
La cattedrale ha riaperto nel dicembre 2024 dopo cinque anni di lavori.
Leone XIV vi celebra i vespri insieme ai vescovi, ai sacerdoti, ai diaconi, ai consacrati e ai seminaristi francesi.
È uno dei momenti simbolicamente più forti del viaggio.
Perché Notre-Dame non è soltanto una chiesa.
È uno dei luoghi nei quali la storia religiosa, politica e culturale della Francia si confonde con quella europea.
Link to La cattedrale rinata dal fuocoLa cattedrale rinata dal fuoco
Il Papa guarda alla ricostruzione e ne fa una metafora.
Dopo l’incendio, Notre-Dame sembrava una ferita aperta nel centro di Parigi.
Poi sono arrivati architetti, artigiani, restauratori, operai, donatori e migliaia di persone che hanno lavorato perché potesse riaprire.
Leone XIV indica proprio quella ricostruzione come un modello di partecipazione e accoglienza.
Una cattedrale distrutta in parte dal fuoco è tornata a vivere perché persone con competenze e storie diverse hanno lavorato insieme.
Per il Papa è anche un’immagine di ciò che può accadere a una società quando non si rassegna alle proprie fratture.
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Fuori, intanto, Parigi aspetta.
Migliaia di persone hanno accompagnato il passaggio del Pontefice lungo le strade della capitale mentre Leone XIV salutava dalla papamobile.
Secondo le stime riportate durante la giornata, l’intera visita parigina mobilita centinaia di migliaia di persone, tra fedeli, curiosi e partecipanti agli appuntamenti programmati.
E la giornata non termina a Notre-Dame.
Alle 21 Leone XIV raggiunge Saint-Denis.
Ad aspettarlo allo Stade de France ci sono circa 80mila giovani per una grande veglia di preghiera.
Dall’Eliseo allo stadio, nello spazio di poche ore.
Forse è proprio questo passaggio a raccontare meglio la prima giornata francese di Leone XIV.
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Sabato il viaggio cambierà ancora volto.
Il Papa visiterà la Maison Bakhita, centro parigino dedicato all’accoglienza e all’integrazione sociale, e incontrerà catecumeni e neofiti all’Institut Catholique de Paris.
Poi, alle 15, la grande Messa a Place de la Concorde.
In serata lascerà Parigi per Lourdes, dove pregherà alla Grotta di Massabielle. Domenica incontrerà i vescovi francesi, mentre lunedì sarà a Metz per un incontro interreligioso e per l’appuntamento dedicato alle radici dell’Europa, alla pace e all’unità.
Il viaggio terminerà lunedì sera con il rientro a Roma.
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La prima giornata di Leone XIV in Francia tiene insieme immagini molto diverse.
Macron che lo accoglie all’Eliseo. Gli esperti e i diplomatici dell’Unesco. La luce dentro Notre-Dame ricostruita. Migliaia di persone lungo le strade. Ottantamila ragazzi dentro uno stadio.
Ma soprattutto tiene insieme questioni che normalmente vengono affrontate separatamente.
La guerra e l’intelligenza artificiale. La dignità del malato e la tecnologia. La laicità e la libertà religiosa. La sicurezza e la pace.
Leone XIV arriva in una Francia profondamente secolarizzata senza chiedere di tornare indietro.
Le chiede piuttosto di interrogarsi sulla direzione nella quale sta andando.
E lo fa partendo da una frase che attraversa tutta la giornata parigina: la guerra non è inevitabile.
Come non lo sono, nel ragionamento del Pontefice, neppure società nelle quali la tecnologia decide al posto dell’uomo o la fragilità diventa un peso.
Domani il Papa lascerà i palazzi e andrà nelle periferie.
Oggi, nel cuore politico e culturale di Parigi, ha scelto invece di parlare direttamente alla Francia e all’Europa.
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