Report nel caos, Presutti rinuncia alla conduzione e Piervincenzi resta. Ranucci va allo scontro con la Rai

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Corinna Pindaro

Report attraversa una delle crisi più profonde della sua storia: dopo la rimozione di Sigfrido Ranucci, Giulia Presutti rinuncia alla conduzione mentre Daniele Piervincenzi resta designato. Redazione e Usigrai chiedono garanzie alla Rai e si apre la battaglia legale

Report nel caos, Presutti rinuncia alla conduzione e Piervincenzi resta. Ranucci va allo scontro con la Rai

Non è più soltanto il caso Sigfrido Ranucci. A meno di due mesi dal ritorno in onda previsto per l'8 novembre, Report è entrato in una delle fasi più delicate della sua storia recente, con una conduzione ancora da definire completamente, una redazione in fibrillazione, uno scontro legale tra l'ex conduttore e la Rai e una battaglia politica che ha ormai superato i confini di Viale Mazzini.

L'ultimo colpo di scena è arrivato nelle scorse ore: Giulia Presutti ha rinunciato alla conduzione del programma d'inchiesta di Rai3.

La giornalista, indicata insieme a Daniele Piervincenzi per raccogliere l'eredità di Ranucci, ha comunicato la propria decisione con una mail inviata al direttore dell'Approfondimento Rai Paolo Corsini. Secondo quanto emerso, il passo indietro sarebbe stato maturato anche con l'intenzione di tutelare il programma nel quale la stessa Presutti si è professionalmente formata.

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Il passo indietro di Presutti non significa però che la Rai abbia deciso di azzerare il nuovo assetto.

Su Daniele Piervincenzi, Paolo Corsini è stato categorico. Alla domanda se il giornalista resterà alla conduzione, il direttore dell'Approfondimento ha risposto: «Assolutamente sì».

Corsini ha inoltre rivendicato la competenza della direzione sulla scelta dei volti del programma: «I conduttori li sceglie il direttore, mi pagano per questo».

Il messaggio è quindi chiaro: la rinuncia di Presutti viene considerata dalla Rai una decisione personale e non il primo passo verso un ritorno al precedente assetto. Piervincenzi, salvo nuovi colpi di scena, resta il nome indicato per guidare Report nella prossima stagione.

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Il problema, però, non riguarda soltanto chi apparirà davanti alle telecamere.

Gli storici giornalisti di Report chiedono soprattutto garanzie sulla continuità della linea editoriale e sull'autonomia delle inchieste.

Nelle ultime ore si è tenuto un lungo incontro tra una parte della redazione e i vertici Rai. Sul tavolo c'è anche una possibile soluzione interna: affidare agli inviati storici Bernardo Iovene e Giulio Valesini il ruolo di capi autore, garantendo loro ampia indipendenza nella costruzione giornalistica della trasmissione.

Corsini si è riservato di valutare la proposta e di definire il nuovo assetto.

È un cambiamento significativo rispetto alle tensioni dei giorni precedenti, quando alcuni componenti della squadra avevano ventilato la possibilità di lasciare Report qualora la Rai non avesse rivisto le proprie decisioni.

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Almeno su un punto Viale Mazzini prova a chiudere ogni dubbio: Report deve tornare regolarmente in onda l'8 novembre.

Corsini ha confermato che questa resta l'intenzione dell'azienda.

Anche l'Usigrai ha assunto una posizione molto netta contro qualsiasi ipotesi di rinvio. Il sindacato considera Report un patrimonio del servizio pubblico e sostiene che un eventuale slittamento provocherebbe un danno alla Rai, agli ascolti di Rai3 e agli spettatori.

Il Cdr dell'Approfondimento ha inoltre chiesto che le decisioni sul futuro della trasmissione siano condivise attraverso le normali relazioni sindacali, evitando accordi individuali o trattative separate.

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È proprio questo il punto che continua ad alimentare lo scontro: perché la Rai ha deciso di togliere Sigfrido Ranucci dalla guida di Report?

Ranucci conduceva il programma da nove anni ed era diventato il volto stesso della trasmissione.

Alla fine di agosto Viale Mazzini ha comunicato la sua sostituzione, sostenendo di voler rafforzare il giornalismo investigativo e contemporaneamente valorizzare nuove professionalità. Al giornalista sono state prospettate altre collocazioni all'interno dell'azienda.

Ranucci ha però respinto l'impostazione e annunciato battaglia, sostenendo che la questione riguardi direttamente la libertà di stampa.

La decisione ha provocato una spaccatura politica immediata: le opposizioni hanno parlato di un attacco al giornalismo d'inchiesta, mentre esponenti del centrodestra hanno accolto favorevolmente la scelta della Rai.

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A rendere ancora più esplosiva la vicenda c'è l'inchiesta giudiziaria sull'attentato contro Ranucci dell'ottobre 2025.

L'imprenditore ed ex editore Valter Lavitola è indagato nell'ambito dell'inchiesta sull'esplosione avvenuta davanti all'abitazione del giornalista.

La Procura di Roma gli contesta, tra gli altri, il reato di strage e ritiene che possa essere stato il mandante dell'azione. L'indagine ha coinvolto anche altre persone accusate di aver partecipato materialmente all'operazione.

Nel corso dell'interrogatorio di agosto Lavitola ha ammesso di avere commissionato un'azione contro l'abitazione del giornalista, fornendo però una ricostruzione sulla quale gli investigatori continuano a lavorare.

Il gip ha respinto la richiesta di arresti domiciliari, ritenendo ancora presenti il pericolo di fuga e il rischio di inquinamento probatorio. Lo stesso giudice ha giudicato la ricostruzione del movente fornita dall'indagato inverosimile e priva di sufficienti riscontri.

Un punto va mantenuto fermo: gli investigatori non hanno trovato elementi che dimostrino che Ranucci fosse a conoscenza dell'attentato prima che avvenisse. Le ipotesi circolate sul suo eventuale coinvolgimento non risultano quindi supportate, allo stato, dagli accertamenti giudiziari.

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Parallelamente all'inchiesta penale si sta aprendo una seconda battaglia, questa volta davanti al giudice del lavoro.

I legali di Ranucci hanno chiesto alla Rai la documentazione relativa alla decisione di rimuoverlo dalla conduzione e dall'incarico di caporedattore.

L'azienda ha consegnato la documentazione richiesta, ma secondo l'avvocato Roberto De Vita non avrebbe voluto indicare nel dettaglio le circostanze fattuali sulle quali poggia il provvedimento.

La difesa contesta proprio questo aspetto e ritiene insufficienti le motivazioni fornite dall'azienda. L'obiettivo è impugnare la decisione e chiedere il reintegro di Ranucci.

La Rai sostiene invece che la scelta rientri nelle prerogative del datore di lavoro nell'organizzazione degli incarichi e considera esaurita la questione delle motivazioni documentali.

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Sul punto interviene direttamente anche il sindacato.

Il Cdr dell'Approfondimento e l'Usigrai hanno chiesto pubblicamente all'azienda di rendere note le ragioni che hanno portato alla sostituzione di Ranucci.

La richiesta va oltre il singolo giornalista: secondo i rappresentanti sindacali, conoscere le motivazioni della decisione sarebbe necessario anche per tutelare in futuro tutti i giornalisti del servizio pubblico.

L'Usigrai chiede contemporaneamente che la crisi non diventi il pretesto per ridimensionare il giornalismo d'inchiesta della Rai.

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Il livello di tensione si misura ormai persino nei corridoi e negli spazi esterni della Rai.

Oggi a via Teulada si è verificato un acceso scambio di battute tra Salvo Sottile, arrivato per la presentazione della nuova edizione di Ore 14, e gli inviati di Report Bernardo Iovene e Luca Bertazzoni.

Sono volate battute pesanti e insulti, anche se successivamente Iovene ha cercato di ridimensionare l'episodio parlando ironicamente di un semplice «saluto tra amici».

Sottile ha invece riconosciuto il clima di nervosismo, sottolineando che episodi del genere non dovrebbero verificarsi.

È un episodio marginale rispetto alle questioni editoriali e giudiziarie, ma fotografa bene la temperatura raggiunta all'interno dell'azienda.

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Il punto politico è ormai questo: la vicenda ha smesso di riguardare soltanto Sigfrido Ranucci ed è diventata una questione sul futuro stesso di Report e sull'indipendenza editoriale della Rai.

La rimozione del conduttore ha riaperto il dibattito sulla governance del servizio pubblico e sul rapporto tra informazione e politica. Le opposizioni accusano la maggioranza di voler indebolire una delle trasmissioni più scomode della televisione pubblica; dal centrodestra viene invece rivendicato il diritto della Rai a cambiare conduzione e organizzazione editoriale.

La discussione rischia di intrecciarsi anche con la Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, da tempo bloccata da uno scontro tra maggioranza e opposizione e destinata a tornare al centro della scena con la ripresa dell'attività parlamentare.

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A oggi alcuni punti sono definiti, altri molto meno.

Report resta in palinsesto per l'8 novembre. Daniele Piervincenzi resta designato alla conduzione. Giulia Presutti ha rinunciato. Sigfrido Ranucci non è stato reintegrato e prepara la battaglia legale. Nel frattempo la Rai deve ancora trovare un equilibrio con la redazione e definire il ruolo che avranno gli inviati storici nella nuova organizzazione.

Ed è proprio la posizione della squadra giornalistica a poter diventare decisiva. Se l'accordo sull'autonomia editoriale e sulla guida delle inchieste dovesse reggere, Report potrebbe tornare in onda con una struttura profondamente diversa ma con buona parte della propria redazione storica.

Se invece il confronto dovesse saltare, la crisi potrebbe riaprirsi immediatamente.

A quel punto il problema per la Rai non sarebbe più soltanto trovare un successore di Ranucci, ma spiegare come mantenere Report senza perdere proprio quella squadra di giornalisti che negli anni ne ha costruito identità, inchieste e credibilità.

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