Svolta a Londra: sanzioni contro i coloni. Dura la risposta di Israele

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Pierpaolo Carmine Beccarisi

Il nuovo esecutivo a guida Burnham adotta la linea dura e mette al bando i prodotti provenienti dai territori occupati. Europa divisa e ira di Israele

Svolta a Londra: sanzioni contro i coloni. Dura la risposta di Israele

Cambio di rotta rispetto al passato: il nuovo governo laburista di Londra, guidato dalla nuova leadership di Andy Burnham, ha annunciato sanzioni senza precedenti contro il commercio di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati della Cisgiordania. Ad unirsi all'iniziativa, anche altri 11 Paesi, tra cui Canada, Francia e vari Stati europei Ue ed extra Ue, con l'eccezione dell'Italia.

Secondo il ministro degli Esteri Ed Miliband, lo stop agli scambi commerciali "sarà dannoso, ma abbiamo valutato in anticipo costi e benefici". Nel suo intervento dai banchi di Westminster, Miliband ha rivendicato con orgoglio le sue radici ebraico-polacche affermando, tuttavia, come il suo ebraismo e il riconoscimento del "diritto alla difesa dello Stato d'Israele" non siano in contrasto con il sostegno a uno "Stato di Palestina" nel quadro di una pace fondata sulla "soluzione dei due Stati. Al contrario". Continuando il suo intervento ha decretato come provati i "crimini di guerra" commessi da Israele, affidando alla giustizia internazionale - che il gabinetto Burnham giura di sostenere - l'eventuale riconoscimento legale pure delle accuse di "genocidio". In termini numerici, questa decisione rappresenta una misura simbolica rispetto all'interscambio totale con Israele.

La Cisgiordania occupata ha registrato un'escalation di attacchi da parte dei coloni negli ultimi mesi con decine di villaggi parzialmente o totalmente distrutti e migliaia di famiglie sfollate. Londra, nel comunicare la decisione sulle sanzioni, ha denunciato la politica di "pulizia etnica" che il governo israeliano sta attuando nei territori occupati militarmente. Rispetto alle cautele del precedente governo Starmer, dunque, questa scelta rappresenta una svolta segnata da toni di condanna mai visti da parte del governo britannico.

La risposta di Israele non si è fatta attendere. Parlando di accuse "scandalose e false", il Ministro degli Esteri ha annunciato la chiusura del consolato del Regno Unito a Gerusalemme Est e l'inserimento in una lista nera di un attivista e di 11 deputati della sinistra radicale britannica più vicini alla causa palestinese (fra i quali l'ex leader del Labour, Jeremy Corbyn) a cui verrà vietato l'ingresso nel Paese poiché bollati come "anti-israeliani e antisemiti".

Da Buenos Aires, il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha commentato la decisione di Londra affermando: "Io sono sempre a favore di decisioni condivise dell'Unione Europea, anche in materia commerciale, altrimenti si rischia di distorcere il mercato interno. Gli inglesi non ne fanno parte".

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