La Russia si prepara a una possibile nuova escalation della guerra in Ucraina, dopo il sostanziale fallimento dei tentativi diplomatici di arrivare a un accordo di pace. Secondo fonti vicine al Cremlino citate da Bloomberg, e rilanciate dai media ucraini, Mosca starebbe valutando un'intensificazione degli attacchi con missili balistici convenzionali contro Kiev, compreso il centro della capitale, e contro infrastrutture strategiche in altre città ucraine.
A irrigidire ulteriormente il confronto è arrivata anche la minaccia russa di colpire installazioni militari britanniche, in risposta agli attacchi condotti dall'Ucraina in territorio russo con armi fornite da Londra. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha affermato che un'eventuale risposta potrebbe riguardare "qualsiasi installazione militare britannica" in Ucraina o anche altrove.
Le trattative tra Mosca e Kiev sarebbero intanto tornate a un punto morto. Sempre secondo le fonti citate da Bloomberg, Vladimir Putin non sarebbe disposto a interrompere la guerra sotto la pressione delle sanzioni occidentali o degli attacchi ucraini contro raffinerie e infrastrutture logistiche russe. Al Cremlino si sarebbe inoltre rafforzata la convinzione che il sostegno militare, informativo e tecnologico della Nato a Kiev rappresenti un coinvolgimento sempre più diretto dei Paesi occidentali nel conflitto. Lo stesso Putin ha lasciato intendere la possibilità di un contraccolpo, minimizzando gli effetti degli attacchi ucraini sull'economia russa e accusando Kiev di aver aperto un "vaso di Pandora". Mosca, ha avvertito, sarebbe pronta a colpire i settori più sensibili dell'economia ucraina.
Anche gli sforzi degli Stati Uniti per rilanciare il negoziato non hanno finora prodotto risultati. Restano profonde le distanze sulla questione del Donetsk, che Kiev continua a rifiutare di cedere a Mosca nell'ambito di un eventuale accordo. Il segretario di Stato Marco Rubio aveva già parlato della necessità di elaborare "nuovi concetti" per superare lo stallo. In questo quadro si inserisce la missione a Mosca del direttore della Cia, John Ratcliffe, che ha incontrato il capo dei servizi di intelligence estera russi, Sergei Naryshkin. Quest'ultimo ha confermato il colloquio, definendolo un normale incontro di lavoro tra vertici delle agenzie. Secondo il Wall Street Journal, la missione avrebbe avuto anche l'obiettivo di mettere in guardia il Cremlino sui rischi di un eventuale attacco contro Paesi della Nato.
Il quotidiano americano riferisce inoltre di nuove valutazioni dell'intelligence statunitense secondo cui Putin potrebbe, nei prossimi anni, tentare di testare la determinazione dell'Alleanza con un'azione limitata contro un Paese alleato, dall'attacco informatico a una possibile incursione militare su piccola scala, con particolare preoccupazione per i Paesi baltici. Nel frattempo, secondo quanto riportato, gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner potrebbero tornare a Mosca dopo otto mesi e recarsi anche a Kiev, anche se non sono state ancora fissate date ufficiali.
Con le prospettive diplomatiche considerate sempre più deboli, a Mosca cresce l'ipotesi di un ulteriore innalzamento del livello dello scontro attraverso l'uso di armi convenzionali. La recente spirale di attacchi ha riaperto anche il dibattito interno sull'eventuale ricorso, come extrema ratio, alle armi nucleari tattiche. Al momento, tuttavia, non emergono segnali concreti di preparativi in questa direzione. Secondo Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center, il rischio resta "estremamente basso": finché Mosca disporrà di margini per intensificare la pressione militare con armi convenzionali, avrà pochi incentivi a superare la soglia nucleare
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