Vent’anni di Young Curators Residency Programme: l’arte italiana si interroga sul suo posto nel mondo

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Redazione

Il 26 settembre Palazzo Re Rebaudengo celebra i vent’anni del programma della Fondazione che ha portato in Italia quasi sessanta curatori internazionali e coinvolto oltre duecento artisti

Vent’anni di Young Curators Residency Programme: l’arte italiana si interroga sul suo posto nel mondo
Palazzo Re Rebaudengo, Guarene, foto Maurizio Elia

Vent’anni di incontri tra curatori stranieri e artisti italiani, ma soprattutto una domanda ancora aperta: quale spazio occupa oggi l’arte italiana sulla scena internazionale? È intorno a questo interrogativo che la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo costruisce, il 26 settembre a Palazzo Re Rebaudengo, a Guarene, la giornata per il ventesimo anniversario dello Young Curators Residency Programme, il progetto nato nel 2007 per mettere in relazione giovani curatori internazionali con la scena artistica italiana.

Non sarà soltanto una celebrazione. Il programma affianca una giornata di studi a due nuove mostre – What about us. Arte italiana dallo Young Curators Residency Programme e Alexis Puget. Just like heaven – e alla presentazione di Anguane’s Fountain, nuova opera di Diana Policarpo per il Parco d’arte Sandretto Re Rebaudengo. Il filo che unisce i diversi appuntamenti è quello delle relazioni: tra Italia e sistema internazionale, tra generazioni di artisti e curatori, tra memoria e presente. Ma anche tra ciò che un programma di residenza ha prodotto nel corso degli anni e ciò che di quell’esperienza può essere rimesso in circolo oggi.

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Dal 2007 lo Young Curators Residency Programme ha accolto quasi sessanta curatrici e curatori internazionali, mettendoli in contatto con oltre duecento artiste e artisti italiani. Per molti di questi ultimi il programma ha rappresentato anche una delle prime occasioni di esposizione in un contesto istituzionale. L’idea di partenza era semplice: invitare in Italia curatori provenienti dall’estero e permettere loro di conoscere direttamente artisti, studi, istituzioni e territori, invece di affidare il racconto della scena nazionale alle sole dinamiche del mercato o ai grandi appuntamenti internazionali.

Con il passare delle edizioni, le residenze hanno finito per produrre qualcosa di più: un archivio di letture dell’arte italiana contemporanea realizzate da osservatori esterni e, contemporaneamente, una rete di rapporti destinata a continuare oltre la durata del programma.

Proprio la costruzione di questa rete sarà al centro della prima sessione della giornata di studi, con interventi di Anna Colin, direttrice del corso MFA Curating del Goldsmiths College di Londra e partecipante alla prima edizione dello YCRP nel 2007; Jeppe Ugelvig, curatore indipendente a New York e residente nel 2019; Tom Eccles, executive director del Center for Curatorial Studies del Bard College; Mark Rappolt, direttore di ArtReview, e l’artista Adji Dieye. A moderare sarà Michele Bertolino.

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La seconda parte della giornata sposta l’attenzione dal programma a una questione più generale: la capacità dell’arte italiana di circolare fuori dai confini nazionali. Musei, fiere, gallerie, istituzioni pubbliche, critica e artisti saranno messi a confronto sulle strutture oggi disponibili e sulle strategie necessarie per rafforzare la presenza italiana nel sistema internazionale. Al dibattito partecipano Lorenzo Balbi, presidente di AMACI; Marilena Pirrelli, giornalista, docente e cofondatrice dell’Osservatorio Arte Contemporanea; Eva Fabbris, direttrice uscente del Madre di Napoli; Luigi Fassi, direttore di Artissima; gli artisti Tomaso De Luca e Gian Maria Tosatti; Pietro Vallone, presidente di ANGAMC e CFO della Galleria Massimo De Carlo; Cristiano Seganfreddo di Flash Art e Andrea Villani, curatore della DHGP-Cultural Heritage Gateway Platform e curatore Arte di Triennale Milano.

Modera Luca Zuccala, direttore de Il Giornale dell’Arte. La chiusura dei lavori è affidata a Costantino D’Orazio, direttore generale della Direzione Generale Creatività Contemporanea del ministero della Cultura. Più che tracciare un bilancio, il confronto punta dunque a mettere sul tavolo uno dei temi ricorrenti del sistema italiano: non tanto la produzione di artisti e ricerche, quanto la capacità di costruire attorno a loro reti continuative di promozione, sostegno e riconoscimento internazionale.

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La riflessione prosegue nelle sale con What about us. Arte italiana dallo Young Curators Residency Programme, mostra curata da Michele Bertolino e visitabile fino al 28 febbraio 2027. Il progetto riunisce 23 artiste e artisti passati attraverso le diverse edizioni del programma: Vanessa Alessi, Alterazioni Video, Yuri Ancarani, Rosa Barba, Elisabetta Benassi, Benni Bosetto, Chiara Camoni, Ludovica Carbotta, Manuele Cerutti, Giulia Crispiani, Tomaso De Luca, Binta Diaw, Sara Enrico, Alessandra Ferrini, Benedetta Fioravanti, Claire Fontaine, Valentina Furian, Lorenza Longhi, Diego Marcon, Eva Marisaldi, Liliana Moro, Marinella Senatore e Alessandra Spranzi.

Non è però una retrospettiva tradizionale. La mostra rinuncia a ricostruire le venti edizioni secondo una sequenza cronologica e torna invece sulle opere per creare associazioni nuove. Il passato del programma diventa materiale da riattivare nel presente. Al centro c’è il tempo. Quello storico e quello individuale, il tempo della memoria e quello della rimozione, l’attesa, la ripetizione e la possibilità di immaginare ciò che ancora non esiste.

Opere, fotografie, cataloghi, documenti e materiali d’archivio si intrecciano così senza trasformarsi in una celebrazione lineare dei risultati raggiunti. L’archivio viene utilizzato come materia viva: non serve soltanto a documentare ciò che è accaduto, ma a verificare come siano cambiati gli artisti, gli sguardi curatoriali e il contesto nel quale quelle opere vengono osservate. Il titolo, What about us, funziona allora anche come domanda rivolta al presente: che cosa resta di quelle letture dell’Italia e come può essere raccontata oggi una scena artistica inevitabilmente diversa da quella del 2007?

Link to Alexis Puget e la nostalgia nell’era digitaleAlexis Puget e la nostalgia nell’era digitale

Nella stessa giornata Palazzo Re Rebaudengo apre anche Just like heaven, prima personale italiana di Alexis Puget, artista nato a Parigi nel 2000. Curata da Leonardo Pietropaolo, la mostra nasce dalla collaborazione tra la Fondazione e l’ENSBA Lyon, arrivata al tredicesimo anno. Puget appartiene a una generazione cresciuta con internet e i social network, in un ambiente nel quale le immagini del passato non scompaiono davvero. Restano disponibili, vengono recuperate, duplicate e ricollocate continuamente nel presente.

Da qui nasce una ricerca sulla nostalgia che non coincide con il rimpianto per qualcosa di perduto. Il passato, nell’universo digitale, è semmai una presenza permanente. L’artista lavora con sculture, immagini audiovisive e oggetti provenienti dalla rete, da negozi di seconda mano e dall’archivio familiare. Frammenti appartenenti a periodi e contesti differenti vengono estratti dalla loro origine e ricombinati secondo un procedimento vicino al sampling musicale. Per Just like heaven Puget costruisce un unico paesaggio narrativo: una sorta di set cinematografico rimasto senza protagonisti. Gli oggetti diventano indizi di una storia che sembra sul punto di cominciare – o forse già terminata – senza che allo spettatore venga consegnata una soluzione definitiva. La mostra resterà aperta fino all’8 novembre 2026.

Link to Diana Policarpo entra nel Parco d’arteDiana Policarpo entra nel Parco d’arte

La giornata prosegue nel Parco d’arte Sandretto Re Rebaudengo con una nuova presenza permanente: Diana Policarpo e la sua Anguane’s Fountain. L’opera entra nel percorso del Parco, ampliando il progetto di arte contemporanea nel paesaggio promosso dalla Fondazione. Anche in questo caso il passaggio dalla sede espositiva allo spazio esterno contribuisce ad allargare il significato della giornata: dalla storia di un programma nato per far circolare curatori e artisti alla costruzione di opere destinate a stabilire un rapporto con un luogo preciso.

A vent’anni dalla sua nascita, lo Young Curators Residency Programme arriva così all’anniversario senza limitarsi a guardare indietro. La domanda da cui riparte riguarda piuttosto ciò che viene dopo: come far circolare gli artisti italiani, quali reti costruire e quale ruolo possano avere curatori, musei, gallerie e istituzioni pubbliche nel renderle durature. È la stessa domanda suggerita dal titolo della mostra. Dopo vent’anni di sguardi arrivati dall’estero, “What about us?”: e noi?

What about us. Arte italiana dallo Young Curators Residency Programme
Palazzo Re Rebaudengo, Guarene (CN)
Dal 26 settembre 2026 al 28 febbraio 2027

Alexis Puget. Just like heaven
Palazzo Re Rebaudengo, Guarene (CN)
Dal 26 settembre all’8 novembre 2026

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