“Voci dalla Soah", Il Parioli ospita le voci di 106 sopravvissuti che diventano Teatro

di

Corinna Pindaro

Grande partecipazione per lo spettacolo promosso dalla Fondazione Museo della Shoah in collaborazione con il Teatro Parioli Costanzo. Due rappresentazioni, una dedicata alle scuole e una aperta al pubblico, per raccontare la persecuzione degli ebrei italiani attraverso le parole di chi l'ha vissuta. L'iniziativa segna una nuova tappa del percorso culturale condiviso tra le due istituzioni

“Voci dalla Soah", Il Parioli ospita le voci di 106 sopravvissuti che diventano Teatro

Centosei testimonianze, altrettante vite attraversate dalla persecuzione, dalla deportazione e dalla tragedia della Shoah. Storie individuali che, riunite sul palcoscenico, restituiscono il racconto collettivo di una delle pagine più drammatiche del Novecento.

Ha riscosso grande successo “Voci dalla Shoah”, lo spettacolo promosso e organizzato dalla Fondazione Museo della Shoah, in collaborazione con il Teatro Parioli Costanzo, andato in scena lunedì 12 ottobre nell'ambito delle iniziative dedicate all'83° anniversario del rastrellamento degli ebrei di Roma del 16 ottobre 1943.

Img 0301Due gli appuntamenti che hanno scandito la giornata: una rappresentazione mattutina riservata agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e uno spettacolo serale aperto alla cittadinanza. Un'occasione di incontro tra generazioni diverse, accomunate dall'ascolto di testimonianze che, a distanza di oltre ottant'anni, continuano a interrogare il presente.

Al centro del progetto, la volontà di restituire alle vittime e ai sopravvissuti la loro dimensione umana, andando oltre i numeri della storia per raccontare le persone, le famiglie e le esistenze travolte dalla persecuzione.

Tratto dal volume di Marcello Pezzetti Il libro della Shoah italiana. I racconti di chi è sopravvissuto, pubblicato da Einaudi nel 2009, lo spettacolo ha portato in scena le testimonianze di 106 sopravvissuti italiani alla Shoah, affidandole alle interpretazioni di Pamela Villoresi e Fabio Ferrari, insieme a Micol Pavoncello, Alessandra Cosimato, Luca La Ginestra e Alessandro La Ginestra, accompagnati dalle musiche eseguite dal vivo dal pianista Mario Piacentini.

Img 0060La sceneggiatura, curata da Elisabetta Fiorito con la consulenza scientifica degli storici Marcello Pezzetti e Manuele Gianfrancesco, ha costruito un percorso narrativo che prende avvio dalla quotidianità precedente alle persecuzioni: l'infanzia, la scuola, gli affetti, le abitudini familiari. Un mondo progressivamente sconvolto dall'introduzione delle leggi antiebraiche, dall'esclusione sociale e dalle discriminazioni, fino all'occupazione tedesca, agli arresti, alla detenzione e alla deportazione.

Attraverso il racconto diretto dei sopravvissuti, gli avvenimenti storici hanno assunto i contorni concreti delle esperienze individuali, restituendo la portata delle violenze e delle privazioni subite dagli ebrei italiani.

Particolarmente significativa la partecipazione degli studenti alla rappresentazione mattutina, pensata per offrire alle nuove generazioni un'occasione di approfondimento attraverso un linguaggio capace di affiancare alla conoscenza storica l'ascolto e la comprensione delle vicende umane.

La giornata si inserisce nel più ampio percorso di collaborazione avviato tra la Fondazione Museo della Shoah e il Teatro Parioli Costanzo, destinato a svilupparsi nell'arco di tre stagioni attraverso iniziative culturali, rappresentazioni teatrali, testimonianze, mostre e attività educative rivolte in particolare alle scuole e ai giovani.

Una progettualità condivisa che riconosce nel teatro non soltanto uno spazio di rappresentazione, ma anche un luogo di approfondimento storico, partecipazione e confronto, capace di rendere accessibili a pubblici differenti temi fondamentali per la conoscenza del passato e la comprensione del presente.

“La realizzazione del primo spettacolo teatrale interamente pensato e organizzato dalla Fondazione – ha dichiarato Mario Venezia, Presidente della Fondazione Museo della Shoah - ha richiesto negli ultimi mesi un impegno intenso, reso possibile dal contributo di tutti coloro che ci hanno sostenuto. È anche un gesto di restituzione alle famiglie dei sopravvissuti, che hanno generosamente condiviso il tempo dei propri cari con la collettività, consentendo alle loro testimonianze di raggiungere intere generazioni. Nel portare quelle voci sulla scena, vogliamo custodirne la dignità e la complessità, con la misura, il rispetto e il rigore scientifico che guidano ogni lavoro della Fondazione”.

“Sono convinto che un teatro debba essere un luogo in cui una comunità si incontra e trova il coraggio di confrontarsi anche con le pagine più difficili della propria storia - ha dichiarato Fabrizio Musumeci, amministratore unico del Teatro Parioli Costanzo - Il percorso avviato con la Fondazione Museo della Shoah, che ringraziamo per la fiducia, nasce da questa convinzione e guarda soprattutto alle nuove generazioni. La memoria non si trasmette da sola: ha bisogno di testimonianze, conoscenza e occasioni di ascolto. Per questo vogliamo dare continuità al lavoro comune, attraverso iniziative che coinvolgano le scuole e la città. È una responsabilità culturale che assumiamo pubblicamente. Perché ciò che accade in teatro deve continuare a farci pensare anche dopo che il sipario si è chiuso”.

A ottantatré anni dal rastrellamento del 16 ottobre 1943, quando oltre mille ebrei romani furono arrestati e deportati ad Auschwitz, “Voci dalla Shoah” ha riportato l'attenzione sul valore delle testimonianze dirette, patrimonio storico e umano che richiede un costante lavoro di conservazione, studio e divulgazione.

Il successo delle due rappresentazioni conferma l'importanza di costruire occasioni di conoscenza che coinvolgano anche chi non ha vissuto direttamente quella stagione storica, affinché la memoria non rimanga confinata alle commemorazioni, ma continui a essere oggetto di studio, riflessione e confronto.

Con questa iniziativa, la Fondazione Museo della Shoah e il Teatro Parioli Costanzo danno concretezza a un progetto culturale che intende proseguire nel tempo, mettendo in relazione ricerca storica, teatro e formazione.

Perché custodire la memoria significa, prima di tutto, continuare a dare ascolto a chi quella storia l'ha vissuta.

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