Carburanti, il Governo trova 130 milioni da Eni: «Un anticipo sulle tasse», non un prestito

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Corinna Pindaro

Per finanziare la proroga dello sconto sul diesel, il Governo utilizza 130 milioni attraverso un anticipo fiscale richiesto alle società energetiche. Nel mirino soprattutto Eni

Carburanti, il Governo trova 130 milioni da Eni: «Un anticipo sulle tasse», non un prestito

Per finanziare la proroga dello sconto sulle accise, il Governo ha individuato una copertura da circa 130 milioni di euro attraverso un meccanismo che coinvolge le grandi società energetiche. Al centro c'è soprattutto Eni, alla quale viene richiesto un versamento anticipato sulle imposte legate ai dividendi già deliberati ma non ancora distribuiti.

La formula utilizzata ha fatto parlare di un vero e proprio «prestito» di Eni allo Stato, ma tecnicamente non si tratta di un finanziamento concesso dalla società al Governo. È piuttosto un anticipo di imposte che verranno successivamente scomputate.

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Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri introduce un sistema che consente allo Stato di incassare subito una parte delle entrate fiscali attese dai dividendi delle grandi società energetiche.

In sostanza, le aziende interessate anticipano il versamento di imposte che sarebbero state pagate successivamente. Le risorse vengono così utilizzate immediatamente per finanziare la misura sui carburanti.

Il meccanismo riguarda le società energetiche con ricavi superiori a 20 miliardi di euro e si collega ai dividendi già deliberati dalle aziende ma non ancora distribuiti agli azionisti.

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Le risorse servono a finanziare la proroga della riduzione delle accise sul gasolio, con uno sconto complessivo di circa 17 centesimi al litro.

Si tratta di una misura temporanea pensata per contenere l'impatto dell'impennata dei prezzi dei carburanti e alleggerire il costo dei rifornimenti durante il periodo di maggiore mobilità.

Il Governo ha scelto quindi di utilizzare una soluzione ponte, rinviando a un intervento successivo la definizione di un sistema più strutturale contro il caro carburanti.

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Il punto politico più delicato riguarda la scelta di non introdurre, almeno in questa fase, una nuova tassa sugli extraprofitti delle compagnie energetiche.

La maggioranza aveva discusso nelle settimane precedenti della possibilità di chiedere un contributo maggiore alle aziende che hanno beneficiato dell'aumento dei prezzi dell'energia. Alla fine, però, l'esecutivo ha optato per un meccanismo fiscale differente.

L'anticipo sui dividendi permette infatti di ottenere risorse immediate senza configurare formalmente una nuova imposta sugli extraprofitti.

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La definizione è soprattutto politica e giornalistica. Il ragionamento alla base dell'espressione è semplice: lo Stato incassa oggi denaro che, attraverso il normale calendario fiscale, avrebbe incassato successivamente.

Non è quindi Eni a finanziare direttamente il taglio delle accise attraverso un prestito bancario o un finanziamento al Tesoro. L'azienda anticipa invece somme dovute al fisco secondo il nuovo meccanismo previsto dal decreto.

È una distinzione importante per comprendere correttamente l'operazione.

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La vicenda assume particolare rilevanza anche per il rapporto tra Stato ed Eni. La società è infatti un'impresa quotata nella quale lo Stato italiano mantiene una partecipazione significativa attraverso il Ministero dell'Economia e la Cassa Depositi e Prestiti.

L'operazione alimenta quindi anche il dibattito sul rapporto tra Governo, grandi aziende energetiche e politica dei prezzi dei carburanti.

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La scelta del Governo non chiude però la discussione sugli extraprofitti.

L'aumento dei prezzi di benzina e diesel ha infatti riaperto il confronto su quanto le compagnie energetiche debbano contribuire alle misure di sostegno a famiglie e imprese.

Per l'esecutivo, l'anticipo fiscale rappresenta una soluzione rapida per trovare le risorse necessarie senza introdurre nell'immediato una nuova tassa. Per le opposizioni, invece, resta il tema della distribuzione dei costi della crisi energetica e del ruolo che dovrebbero avere le grandi società del settore.

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I 130 milioni consentono dunque di mantenere lo sconto sul carburante, ma non risolvono il problema alla radice.

La vera sfida sarà individuare una misura più stabile per affrontare eventuali nuovi aumenti del petrolio, evitando di dover ricorrere ogni volta a interventi temporanei sulle accise.

Intanto, dietro la formula del «prestito di Eni» c'è un'operazione più complessa: il Governo anticipa entrate fiscali future per ottenere subito le risorse necessarie a sostenere lo sconto sui carburanti.

 

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