Donald Trump ha parlato con Vladimir Putin e, dopo il colloquio, ha voluto rassicurare gli alleati occidentali: «Non attaccherà i Paesi della Nato». Ma mentre il presidente americano prova a spegnere i timori di un possibile allargamento del conflitto oltre i confini dell’Ucraina, attorno alla guerra si moltiplicano i segnali di una possibile nuova escalation.
Sul tavolo ci sono le indiscrezioni secondo cui Mosca starebbe valutando un’intensificazione degli attacchi con missili balistici contro Kiev e altre infrastrutture ucraine. Una prospettiva che si inserisce in un quadro negoziale sostanzialmente bloccato e in una fase in cui le tensioni tra Russia e Occidente tornano a salire. Secondo fonti vicine al Cremlino citate da Bloomberg, Mosca considererebbe ormai falliti i tentativi di negoziato e starebbe ragionando su una nuova fase di pressione militare.
In questo scenario si colloca anche la missione segreta a Mosca del direttore della Cia, John Ratcliffe, la prima visita nota di un capo dell’intelligence americana nella capitale russa dalla fine del 2021. I dettagli dei colloqui restano riservati, ma secondo il New York Times Ratcliffe avrebbe condiviso con le controparti russe una valutazione particolarmente pessimistica sulla situazione del Paese, invitando Mosca a raggiungere un accordo prima che le condizioni militari ed economiche peggiorino ulteriormente.
Un altro elemento di preoccupazione arriva dalle valutazioni dell’intelligence americana, secondo le quali Putin riterrebbe gli Stati Uniti indeboliti dalla guerra con l’Iran. Per il Cremlino, questa situazione potrebbe offrire l’opportunità di aumentare la pressione sugli interessi e sugli alleati americani in Europa. È proprio su questo sfondo che assumono particolare rilievo le parole di Trump, deciso a escludere la possibilità di un attacco russo contro il territorio della Nato.
Intanto, sul terreno, la guerra continua a colpire sempre più duramente anche le infrastrutture energetiche. Droni ucraini hanno attaccato la grande raffineria Slavneft-Yanos di Jaroslavl, una delle cinque maggiori della Russia, provocando incendi all’interno dell’impianto. Altri droni hanno colpito depositi di prodotti petroliferi e un edificio residenziale a Sebastopoli, in Crimea.
La risposta russa non si è fatta attendere. A Kherson un attacco di droni ha ucciso un uomo e ferito altre tre persone, mentre le autorità hanno nuovamente invitato la popolazione, in particolare famiglie con bambini e anziani, a lasciare la città per il rischio di rimanere a lungo senza elettricità e riscaldamento. Nella regione di Dnipropetrovsk, nuovi raid hanno provocato altre due vittime.
Sul piano diplomatico, Mosca lascia formalmente aperta la porta. Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha dichiarato che la Russia è pronta ad ascoltare «nuove proposte» per risolvere il conflitto, ma ha ribadito che non ci sarà alcun cessate il fuoco durante i negoziati. Per il Cremlino, la guerra potrà fermarsi soltanto con un accordo complessivo e duraturo.
Così, mentre Trump assicura che Putin non attaccherà la Nato, sullo sfondo si muovono diplomazie segrete, intelligence e nuove ipotesi di escalation. Il paradosso è che proprio mentre tutti dichiarano di voler riaprire la strada del negoziato, sul terreno la guerra continua a intensificarsi e la pace appare ancora lontana.
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