Il mondo continua a muoversi nella direzione sbagliata nella lotta contro il cambiamento climatico. Nel 2025 le emissioni globali di gas serra sono rimaste su livelli record e gli impegni assunti dai governi non risultano sufficienti a contenere l'aumento delle temperature entro i limiti stabiliti dall'Accordo di Parigi. È il quadro preoccupante delineato dal nuovo rapporto annuale del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (Unep), che prevede un riscaldamento globale compreso tra 2,6°C e 2,8°C entro la fine del secolo.
Il documento, dedicato al divario tra le emissioni effettive e gli obiettivi di riduzione necessari per contrastare la crisi climatica, evidenzia come le politiche attualmente adottate siano ancora lontane dal garantire una transizione efficace verso un'economia a basse emissioni di carbonio.
A lanciare l'allarme è stato il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, secondo il quale i piani climatici nazionali e le misure in vigore sono «pericolosamente insufficienti». Il rischio, ha sottolineato, è quello di condannare il pianeta a un aumento delle temperature ben superiore alla soglia di sicurezza individuata dalla comunità scientifica.
Temperature verso i 2,6°C, peggiorano le previsioni
Secondo le valutazioni dell'Unep, anche nell'ipotesi in cui tutti i Paesi rispettassero integralmente gli impegni annunciati per ridurre le emissioni, la temperatura media globale potrebbe aumentare di 2,6°C rispetto ai livelli preindustriali entro il 2100.
Uno scenario ancora più critico emergerebbe qualora i governi si limitassero ad applicare le politiche già in vigore, senza introdurre ulteriori interventi: in questo caso, il riscaldamento potrebbe raggiungere i 2,8°C.
Le nuove proiezioni rappresentano un peggioramento rispetto al rapporto precedente, che stimava un incremento compreso tra 2,3°C e 2,5°C. Tra i fattori che hanno contribuito alla revisione figurano il ritiro degli Stati Uniti dall'Accordo di Parigi e l'aggiornamento delle stime relative alle emissioni storiche.
Il quadro conferma quanto sia difficile invertire una tendenza consolidata, nonostante gli impegni internazionali e la crescente diffusione delle tecnologie per la produzione di energia pulita.
Obiettivo 1,5°C ormai fuori portata senza interventi straordinari
Uno degli aspetti più allarmanti del rapporto riguarda il limite di 1,5°C, considerato il traguardo più ambizioso dell'Accordo di Parigi del 2015.
Secondo l'Onu, dopo decenni di interventi insufficienti, non sarebbe più possibile evitare un superamento temporaneo di questa soglia. Rimane tuttavia aperta la possibilità di riportare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C entro la fine del secolo, attraverso una riduzione particolarmente rapida e consistente delle emissioni.
Lo scenario più favorevole delineato dagli esperti prevede infatti un picco delle temperature compreso tra 1,7°C e 1,8°C, seguito da una graduale diminuzione entro il 2100.
Per raggiungere questo risultato, però, sarebbe necessaria un'accelerazione senza precedenti delle politiche climatiche, accompagnata da trasformazioni profonde nei sistemi energetici, industriali e produttivi.
Emissioni in crescita negli Stati Uniti e in Cina, calano nell'Unione Europea
Il rapporto analizza anche l'andamento delle emissioni nei principali Paesi responsabili dell'inquinamento atmosferico legato ai gas serra.
Secondo i dati preliminari relativi al 2025, tra i sei maggiori emettitori si registrano aumenti negli Stati Uniti, in Cina e in Indonesia. Una tendenza opposta emerge invece in India, Russia e Unione Europea, dove le emissioni risultano in diminuzione.
Particolare attenzione viene riservata alle economie del G20, che nel loro insieme sono responsabili di circa tre quarti delle emissioni globali.
Per le Nazioni Unite, proprio i Paesi economicamente più avanzati e le maggiori potenze industriali devono assumere un ruolo decisivo nell'accelerazione della transizione energetica, considerando il loro peso nelle emissioni complessive.
Tagli del 69% entro il 2040 per cambiare la traiettoria climatica
Le cifre contenute nel documento mostrano quanto sia ampio il divario tra gli obiettivi dichiarati e gli interventi realmente necessari.
Per mantenere aperta la possibilità di riportare il riscaldamento sotto la soglia di 1,5°C entro il 2100, le emissioni globali dovrebbero diminuire, rispetto ai livelli del 2025, secondo un calendario particolarmente impegnativo:
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18% entro il 2030
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45% entro il 2035
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69% entro il 2040
Le riduzioni previste dagli attuali impegni internazionali sono invece nettamente inferiori. Secondo l'Unep, il rispetto delle promesse formulate dai governi determinerebbe un calo delle emissioni compreso soltanto tra il 5% e l'8% entro il 2030 e tra l'11% e il 15% entro il 2035.
Una distanza che mette in evidenza l'insufficienza delle strategie adottate finora e la necessità di rafforzare gli interventi a livello internazionale.
L'Onu chiede un cambio di passo immediato
Il messaggio del rapporto è chiaro: il tempo disponibile per limitare le conseguenze più gravi del riscaldamento globale si sta riducendo rapidamente.
L'aumento delle temperature comporta rischi crescenti per gli ecosistemi, la disponibilità di risorse idriche, la sicurezza alimentare e la frequenza degli eventi meteorologici estremi. Conseguenze che potrebbero diventare sempre più difficili da gestire in assenza di una riduzione significativa delle emissioni.
Per le Nazioni Unite, la risposta deve arrivare attraverso politiche più ambiziose, investimenti nella decarbonizzazione e una maggiore cooperazione tra i Paesi, soprattutto tra quelli maggiormente responsabili delle emissioni.
Il rapporto lascia comunque aperta una possibilità: contenere il riscaldamento globale su livelli inferiori rispetto alle attuali proiezioni è ancora tecnicamente possibile. Ma per riuscirci non basteranno nuovi annunci. Saranno necessari interventi concreti, immediati e di portata molto superiore a quelli messi in campo fino a oggi.
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