La risposta della Commissione europea alla richiesta dell'Italia e di altri cinque Paesi Ue è arrivata: sulla tassazione degli extraprofitti delle compagnie energetiche, gli Stati membri possono già intervenire attraverso la propria legislazione nazionale.
Il chiarimento di Bruxelles arriva dopo la lettera congiunta con cui Italia, Germania, Spagna, Portogallo, Austria e Polonia avevano chiesto un quadro europeo per tassare i profitti straordinari delle società petrolifere e destinare le risorse ottenute a misure contro il caro-carburanti.
La Commissione, dunque, non chiude la porta a un coordinamento europeo, ma precisa che non è necessario attendere una nuova norma comunitaria per intervenire.
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La posizione di Bruxelles è stata illustrata da una portavoce della Commissione, secondo cui la tassazione degli extraprofitti rientra nelle competenze degli Stati membri.
I governi nazionali, viene spiegato, possono utilizzare i propri strumenti fiscali per affrontare questioni legate all'equità sociale e introdurre, se lo ritengono opportuno, misure specifiche sugli extraprofitti. Naturalmente, queste misure devono essere compatibili con il diritto dell'Unione europea.
La Commissione ha inoltre ricordato che gli Stati possono già fare riferimento alle indicazioni contenute nella comunicazione AccelerateEU, adottata ad aprile.
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La richiesta italiana nasce dall'impennata dei prezzi dei carburanti e dalla volontà di evitare che l'intero costo degli interventi per sostenere famiglie e imprese ricada sui bilanci pubblici.
Nella lettera sottoscritta dai sei Paesi viene chiesto di valutare un quadro europeo comune per la tassazione degli utili straordinari delle compagnie petrolifere, con particolare attenzione ai profitti generati dalla situazione eccezionale sui mercati energetici.
L'obiettivo indicato dai governi è quello di recuperare risorse da destinare al sostegno di cittadini e imprese alle prese con il caro energia.
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Per extraprofitti si intendono, in questo caso, i guadagni che le società energetiche realizzano oltre i livelli considerati ordinari in seguito a condizioni eccezionali del mercato.
La questione è tornata con forza al centro del dibattito a causa dell'aumento del prezzo del petrolio e dei carburanti collegato alle tensioni geopolitiche e alla crisi nello Stretto di Hormuz.
Secondo i sei Paesi firmatari, una parte dei profitti straordinari generati dallo shock energetico potrebbe essere redistribuita per attenuare l'impatto sui consumatori.
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La risposta di Bruxelles non equivale però a una bocciatura dell'idea di una misura coordinata.
La Commissione ha infatti spiegato che continuerà a fornire assistenza agli Stati membri e a condividere le migliori pratiche sulle eventuali misure nazionali, valutandone anche gli effetti sul mercato unico.
Il punto centrale è quindi la distinzione tra due piani: da una parte la possibilità per l'Ue di elaborare un quadro comune, dall'altra la facoltà già esistente dei singoli governi di intervenire autonomamente.
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Il confronto richiama inevitabilmente quanto avvenuto durante la precedente crisi energetica.
Nel 2022 l'Unione europea aveva infatti introdotto un quadro comune che consentiva agli Stati membri di applicare un contributo temporaneo sui profitti straordinari realizzati da determinate società dei settori dell'energia e dei combustibili.
La situazione attuale presenta però una differenza importante: la richiesta arrivata nelle ultime settimane riguarda soprattutto le compagnie petrolifere e i profitti legati all'attuale aumento dei prezzi dei carburanti.
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La risposta europea sposta quindi una parte della responsabilità direttamente sui governi nazionali.
Per l'Italia significa che non sarebbe necessario aspettare Bruxelles per introdurre una tassa nazionale sugli extraprofitti, purché la misura venga costruita nel rispetto delle regole europee.
È questo il punto destinato ad alimentare il confronto politico nelle prossime settimane. L'opposizione, infatti, ha già chiesto al Governo di utilizzare la possibilità indicata dalla Commissione senza attendere una nuova iniziativa comunitaria.
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La risposta di Bruxelles ha immediatamente riacceso il confronto politico italiano.
La segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha sostenuto che, dopo il chiarimento della Commissione, il Governo non avrebbe più motivo di attendere una decisione europea e dovrebbe procedere direttamente con una misura nazionale sugli extraprofitti delle società energetiche.
La maggioranza, invece, continua a puntare sull'ipotesi di una soluzione coordinata a livello europeo, considerata più efficace soprattutto nei confronti delle grandi multinazionali attive in diversi Paesi.
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Nonostante la risposta della Commissione, il dossier non è destinato a uscire dall'agenda europea.
Germania, Italia, Spagna, Portogallo, Austria e Polonia hanno chiesto infatti di portare la questione al tavolo dei ministri delle Finanze dell'Unione. L'obiettivo è discutere la possibilità di costruire un meccanismo comune per tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere e utilizzare il gettito per contrastare gli effetti del caro energia.
La partita, quindi, resta aperta: Bruxelles dice che gli Stati possono agire già ora, mentre i sei governi continuano a spingere per una risposta coordinata europea.
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La questione degli extraprofitti si intreccia direttamente con quella del prezzo di benzina e diesel. Il Governo italiano è già intervenuto con la proroga temporanea dello sconto sulle accise del gasolio, ma si tratta di una misura destinata a coprire un periodo limitato.
Una tassa sugli extraprofitti potrebbe rappresentare, nelle intenzioni dei promotori, una fonte aggiuntiva di risorse per finanziare interventi di sostegno senza gravare interamente sulla finanza pubblica.
La risposta della Commissione introduce però un elemento nuovo nel dibattito: l'Italia può scegliere di muoversi autonomamente.
Ora la decisione passa quindi da Bruxelles a Roma.
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