Gasolio russo, Meloni contro l'accordo Trump-Putin: «Scelta molto rischiosa». Mosca replica: «Non sono affari suoi»

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Corinna Pindaro

Scontro diplomatico tra Roma e Mosca dopo le critiche della presidente del Consiglio all'intesa tra Stati Uniti e Russia per la fornitura di gasolio. Meloni teme un indebolimento delle sanzioni e nuove risorse per finanziare la guerra in Ucraina. La dura risposta di Zakharova, mentre Zelensky ringrazia la premier italiana. Sullo sfondo, il caro carburanti e le tensioni energetiche provocate dalla guerra in Iran

Gasolio russo, Meloni contro l'accordo Trump-Putin: «Scelta molto rischiosa». Mosca replica: «Non sono affari suoi»

Un accordo commerciale per contenere il prezzo del gasolio si trasforma in un nuovo terreno di scontro diplomatico tra Italia e Russia, coinvolgendo direttamente anche Washington. A innescare il confronto sono state le parole di Giorgia Meloni, che mercoledì 14 ottobre, durante le comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo, ha criticato apertamente l'intesa raggiunta tra Donald Trump e Vladimir Putin per la ripresa delle forniture di diesel russo.

Una decisione che la presidente del Consiglio considera pericolosa non soltanto per le sue conseguenze economiche, ma soprattutto per il messaggio politico che rischia di trasmettere a Mosca, mentre prosegue la guerra in Ucraina.

La replica russa non si è fatta attendere. Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri, ha liquidato le osservazioni della premier italiana con parole particolarmente dure: «Prima di tutto non sono affari suoi. Secondo, tornare alla frase uno».

A rendere ancora più significativo il confronto è la posizione di Meloni nei confronti di Trump, tradizionalmente considerato uno dei suoi principali interlocutori internazionali. Questa volta, però, la presidente del Consiglio ha scelto di prendere pubblicamente le distanze dalla Casa Bianca, rivendicando la necessità di mantenere una linea coerente sulle sanzioni contro la Russia.

L'accordo tra Trump e Putin: gasolio russo per frenare i prezzi

L'intesa contestata dalla premier italiana è stata annunciata venerdì scorso da Donald Trump, dopo un colloquio telefonico con Vladimir Putin.

L'accordo prevede la ripresa delle forniture di gasolio russo verso il mercato statunitense e quello internazionale, attraverso un allentamento temporaneo di alcune restrizioni commerciali.

La prima tranche dovrebbe riguardare oltre 300mila tonnellate di diesel, con ulteriori quantitativi previsti nelle settimane successive. Secondo le indicazioni rese note da Washington, le consegne potrebbero raggiungere 500mila tonnellate a novembre, per poi aumentare ulteriormente.

L'obiettivo dichiarato dall'amministrazione americana è contrastare l'impennata dei prezzi dei carburanti, diventata una delle principali preoccupazioni economiche negli Stati Uniti.

La guerra in Iran e le tensioni sulle rotte energetiche internazionali hanno infatti contribuito ad aumentare i costi di approvvigionamento, con conseguenze dirette sui trasporti, sulla produzione industriale e sui consumatori.

Trump punta quindi a incrementare l'offerta disponibile sul mercato, nella convinzione che una maggiore quantità di carburante possa contribuire a ridurre i prezzi.

Ma l'apertura commerciale verso Mosca solleva interrogativi sulla tenuta del sistema sanzionatorio costruito dagli Stati occidentali dopo l'invasione dell'Ucraina.

Meloni critica Trump: «Il risultato è dubbio, i rischi sono chiari»

È proprio su questo punto che si concentra la posizione della presidente del Consiglio.

Intervenendo al Senato, Meloni ha definito l'accordo «una scelta che considero molto rischiosa», mettendo in discussione sia la sua efficacia economica sia le conseguenze politiche.

Secondo la premier, l'aumento dei prezzi dei carburanti è legato soprattutto alla guerra in Iran, più che al conflitto russo-ucraino. Per questo, una maggiore disponibilità di diesel russo non garantirebbe necessariamente una soluzione alle difficoltà energetiche.

La critica più netta riguarda però il rischio di offrire a Mosca nuove entrate finanziarie mentre continua a colpire le città ucraine.

Meloni ha individuato tre conseguenze potenzialmente negative: il riconoscimento politico della Russia come interlocutore commerciale, l'afflusso di risorse utilizzabili per sostenere lo sforzo bellico e l'indebolimento delle sanzioni.

Un'impostazione che, secondo la presidente del Consiglio, rischia di contraddire la strategia seguita finora dagli stessi Stati Uniti per spingere Putin ad avviare negoziati credibili.

La posizione italiana non rappresenta dunque un rifiuto del dialogo diplomatico con Mosca, ma una contestazione degli strumenti scelti da Washington per affrontare contemporaneamente la crisi energetica e quella ucraina.

La risposta di Mosca: Zakharova attacca la premier italiana

Le dichiarazioni di Meloni hanno provocato una reazione immediata da parte della diplomazia russa.

Interpellata dall'ANSA, la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova ha risposto senza entrare nel merito delle obiezioni economiche e politiche sollevate dalla presidente del Consiglio.

«Prima di tutto non sono affari suoi. Secondo, tornare alla frase uno».

Una replica che conferma il clima di tensione tra Roma e Mosca, già segnato dalle divergenze sul sostegno militare e finanziario all'Ucraina.

Il governo russo considera l'accordo sul diesel un'opportunità per rilanciare i rapporti economici con gli Stati Uniti.

Kirill Dmitriev, rappresentante del Cremlino per la cooperazione economica internazionale, ha sostenuto che l'intesa potrebbe aprire la strada a ulteriori collaborazioni commerciali e investimenti tra i due Paesi.

Per Mosca, il ritorno del gasolio russo sui mercati occidentali rappresenta quindi un risultato che va oltre il valore delle singole forniture.

Significa anche tentare di recuperare spazi economici e diplomatici ridotti dalle sanzioni imposte dopo l'inizio dell'invasione su vasta scala dell'Ucraina.

Zelensky ringrazia Meloni: «Una pace dignitosa e duratura»

Se da Mosca arrivano critiche, da Kiev giunge invece un riconoscimento pubblico alla presidente del Consiglio italiana.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ringraziato Meloni per la posizione espressa sull'accordo tra Trump e Putin, sottolineando l'importanza di riconoscere le responsabilità dell'aggressione russa e di lavorare per una pace duratura.

Per l'Ucraina, il rischio è che una ripresa delle esportazioni energetiche possa garantire nuove entrate al governo russo, attenuando l'efficacia della pressione economica occidentale.

La questione assume un significato particolare alla luce dei continui attacchi contro le infrastrutture energetiche ucraine.

Mentre Kiev deve affrontare i danni provocati dai bombardamenti, Mosca potrebbe beneficiare di maggiori ricavi attraverso la vendita di prodotti petroliferi.

È questa contraddizione che il governo ucraino chiede agli alleati di considerare nella valutazione dell'intesa.

Meloni ha intanto ribadito che il sostegno italiano all'Ucraina non cambia e che qualsiasi soluzione diplomatica deve tenere conto della sicurezza e della sovranità del Paese aggredito.

Quanto gasolio arriverà davvero? Urso ridimensiona l'effetto dell'intesa

Accanto alle conseguenze diplomatiche, resta aperta una questione economica: le forniture previste dall'accordo saranno sufficienti a incidere significativamente sui prezzi?

A sollevare dubbi è stato anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenuto alla Camera nel corso di un confronto con i parlamentari di Futuro Nazionale.

Secondo il ministro, le prime 300mila tonnellate previste dall'intesa corrisponderebbero a circa quattordici ore di consumo statunitense di gasolio.

Un quantitativo che, da solo, avrebbe quindi un impatto limitato su un mercato delle dimensioni di quello americano.

La valutazione di Urso mette in evidenza la differenza tra l'effetto immediato delle prime consegne e le conseguenze che potrebbe avere un eventuale ampliamento delle esportazioni russe.

Mosca, dal canto suo, ha lasciato intendere di voler aumentare progressivamente i volumi.

Il vicepremier russo Alexander Novak ha indicato la possibilità di riportare le esportazioni di diesel verso livelli prossimi ai 3-3,5 milioni di tonnellate mensili entro la fine dell'anno.

Si tratta tuttavia di prospettive che dipendono dalla capacità produttiva, dalle condizioni del mercato e dall'effettiva applicazione delle deroghe alle sanzioni.

Caro carburanti e guerra in Iran, il nodo che divide Roma e Washington

Dietro lo scontro sul gasolio russo si trova una questione più ampia: come affrontare la crisi energetica senza compromettere gli obiettivi della politica estera occidentale.

L'amministrazione Trump considera prioritario aumentare rapidamente la disponibilità di carburante, soprattutto in una fase in cui il costo dell'energia pesa sull'economia americana.

Il governo italiano riconosce la necessità di intervenire sui prezzi, ma contesta l'opportunità di farlo attraverso un'intesa che potrebbe rafforzare economicamente la Russia.

Meloni ha ricordato che le tensioni energetiche attuali sono determinate soprattutto dalla guerra in Iran, che ha avuto conseguenze sulle rotte commerciali e sui mercati petroliferi.

La distinzione non è secondaria.

Se la causa principale dei rincari risiede nelle difficoltà di approvvigionamento legate al Medio Oriente, una maggiore disponibilità di gasolio russo potrebbe produrre benefici limitati senza risolvere le criticità strutturali del mercato.

D'altra parte, un aumento dell'offerta globale potrebbe comunque esercitare una pressione al ribasso sui prezzi, soprattutto se le forniture dovessero crescere oltre i quantitativi inizialmente annunciati.

È proprio su questo equilibrio tra benefici economici e costi geopolitici che si concentra il confronto.

Ucraina, Meloni chiede una voce europea ai negoziati

Nel suo intervento al Senato, la presidente del Consiglio ha affrontato anche il ruolo dell'Unione europea nei possibili negoziati per la fine della guerra.

Meloni ha ribadito la necessità che i Ventisette individuino un rappresentante autorevole, incaricato di portare al tavolo delle trattative una posizione condivisa.

La premier ha richiamato il formato E3, composto da Francia, Germania e Regno Unito, sostenendo che eventuali iniziative diplomatiche condotte da un gruppo ristretto di Paesi dovrebbero comunque disporre di un mandato europeo.

Il tema riguarda la capacità dell'Europa di incidere sulle decisioni che interessano direttamente la propria sicurezza.

L'accordo sul gasolio russo, negoziato tra Washington e Mosca, rende evidente il rischio che scelte con conseguenze sull'intero continente vengano definite senza un coinvolgimento diretto delle istituzioni europee.

Per il governo italiano, una soluzione diplomatica alla guerra deve essere costruita con la partecipazione dell'Ucraina e con un ruolo riconoscibile dell'Europa.

Lo scontro sul gasolio alla vigilia del Consiglio europeo

La polemica arriva alla vigilia del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, durante il quale i leader dell'Unione saranno chiamati a confrontarsi su Ucraina, competitività, sicurezza energetica e difesa.

La posizione assunta da Meloni aggiunge un elemento di tensione nei rapporti tra l'Europa e l'amministrazione Trump.

L'Italia continua a considerare gli Stati Uniti un alleato fondamentale, ma la premier ha scelto di contestare apertamente una decisione americana ritenuta incompatibile con la strategia di pressione economica sulla Russia.

La reazione di Mosca e il ringraziamento di Zelensky mostrano quanto il tema delle forniture energetiche sia ormai inseparabile dal confronto diplomatico sulla guerra.

Per Washington, il diesel russo può rappresentare uno strumento per contenere i prezzi. Per Mosca, un'occasione di rilancio commerciale. Per Kiev, il rischio di nuove risorse a disposizione del Paese aggressore.

L'Europa si trova invece davanti alla necessità di conciliare sicurezza energetica, competitività economica e sostegno all'Ucraina.

La questione non riguarda soltanto quante tonnellate di carburante arriveranno sui mercati, ma il significato politico di una ripresa degli scambi con la Russia mentre il conflitto continua.

Ed è proprio su questo punto che si è consumata la distanza tra Meloni e Trump, seguita dallo scontro diretto con Mosca.

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