Mattarella concede tre grazie: tra i beneficiari il gioielliere che uccise due rapinatori

di

Emilia Morelli

Sergio Mattarella firma tre decreti di grazia. Tra i beneficiari Guido Gianni, il gioielliere condannato a 12 anni e 4 mesi per aver ucciso due rapinatori nel 2008. Grazia parziale anche per un altro condannato, mentre un terzo provvedimento è motivato da gravissime condizioni di salute

Mattarella concede tre grazie: tra i beneficiari il gioielliere che uccise due rapinatori

Tre grazie, tre storie giudiziarie molto diverse. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato oggi, 7 ottobre, tre decreti di clemenza individuale. Tra i beneficiari c'è Guido Gianni, il gioielliere siciliano condannato a 12 anni e quattro mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo durante un assalto al suo negozio nel 2008.

Per Gianni non si tratta di una cancellazione completa della pena. Mattarella gli ha concesso una grazia parziale, estinguendo tre anni e due mesi della condanna ancora da scontare. Il gioielliere ha già trascorso in detenzione cinque anni e tre mesi e, grazie al provvedimento del Quirinale, la pena residua scende ora sotto i quattro anni.

Una soglia importante perché gli consentirà di chiedere al Tribunale di sorveglianza l'affidamento in prova al servizio sociale. Non è però Mattarella ad avergli concesso automaticamente la misura alternativa: la decisione spetterà ai giudici competenti.

Gli altri due provvedimenti riguardano persone condannate per reati legati agli stupefacenti. In un caso la grazia è stata concessa per gravissime e irreversibili condizioni di salute; nell'altro il capo dello Stato ha tenuto conto del percorso di reinserimento sociale, lavorativo e familiare del condannato e delle condizioni di salute della figlia minorenne.

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È inevitabilmente la grazia concessa a Guido Gianni a richiamare maggiormente l'attenzione.

La vicenda risale al 18 febbraio 2008. Gianni, gioielliere di Nicolosi, nel Catanese, si trovava nel suo negozio quando tre uomini tentarono una rapina.

La reazione del commerciante provocò la morte di due rapinatori e il ferimento del terzo.

Il processo si concentrò proprio sul confine tra la reazione a una rapina e la legittima difesa. I giudici non riconobbero infatti la scriminante e Gianni venne definitivamente condannato a 12 anni e quattro mesi di reclusione per duplice omicidio e tentato omicidio.

È un elemento essenziale per leggere correttamente la decisione di oggi: la grazia presidenziale non modifica quella sentenza e non stabilisce che Gianni avesse agito per legittima difesa.

La condanna rimane. Il capo dello Stato è intervenuto esclusivamente sulla pena ancora da eseguire.

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Mattarella ha deciso di estinguere tre anni e due mesi della pena di Gianni.

Il Quirinale spiega di aver tenuto conto del parere favorevole del magistrato di sorveglianza e del periodo già trascorso in detenzione, pari a cinque anni e tre mesi.

La grazia è quindi parziale.

Dopo il provvedimento presidenziale resta infatti una pena detentiva inferiore ai quattro anni. Ed è proprio questo dato a cambiare concretamente la situazione del gioielliere.

L'articolo 47 dell'ordinamento penitenziario prevede infatti, in presenza delle condizioni stabilite dalla legge, la possibilità dell'affidamento in prova al servizio sociale.

Gianni potrà dunque accedere alla valutazione del Tribunale di sorveglianza, che dovrà decidere autonomamente se concedere o meno la misura alternativa.

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Il caso Gianni riporta inevitabilmente al centro del dibattito anche il significato della grazia presidenziale.

L'articolo 87 della Costituzione attribuisce al presidente della Repubblica il potere di «concedere grazia e commutare le pene».

Si tratta di un provvedimento di clemenza individuale.

A differenza dell'amnistia o dell'indulto, che riguardano categorie di reati o condannati, la grazia interviene sulla situazione di una singola persona.

E soprattutto non cancella la sentenza.

Chi riceve la grazia non viene dichiarato innocente e il presidente della Repubblica non sostituisce la propria valutazione a quella dei giudici sul reato commesso.

L'intervento riguarda la pena: può eliminarla completamente, ridurla oppure trasformarla nei limiti previsti dall'ordinamento.

Nel caso di Gianni, Mattarella ha scelto la seconda strada.

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Il primo dei tre decreti firmati oggi riguarda invece un uomo indicato dal Quirinale soltanto con le iniziali A.A., nato nel 1972.

Era stato condannato complessivamente a sette anni di reclusione per reati in materia di stupefacenti e altri delitti.

In questo caso Mattarella ha concesso la grazia sull'intera pena ancora da scontare: cinque anni, cinque mesi e dieci giorni.

La motivazione è molto diversa da quella utilizzata per Gianni.

Il Quirinale fa riferimento alle «gravissime e irreversibili condizioni di salute» del condannato.

Una situazione già riconosciuta sul piano giudiziario, tanto che l'esecuzione della pena era stata da tempo differita.

Anche le due autorità giudiziarie competenti avevano espresso parere favorevole al provvedimento di clemenza.

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La terza grazia riguarda G.B., nato nel 1981, condannato a dieci anni per reati in materia di stupefacenti commessi tra il 2002 e il 2009.

Anche in questo caso la grazia è soltanto parziale.

Mattarella ha cancellato un anno e nove mesi della pena detentiva ancora da scontare.

Il Quirinale spiega che nella decisione hanno pesato diversi elementi.

Il magistrato di sorveglianza aveva espresso parere favorevole e aveva dato atto del «mutamento di vita» del condannato, che nel frattempo aveva avviato e consolidato un percorso di reinserimento sociale, lavorativo e familiare.

A questo si aggiungono le condizioni di salute di una figlia minorenne.

Anche per G.B. la riduzione della pena produce una conseguenza concreta: il residuo scende entro il limite che permette di valutare l'affidamento in prova al servizio sociale.

Link to Nordio ha dato parere favorevole a tutti e tre i provvedimentiNordio ha dato parere favorevole a tutti e tre i provvedimenti

Le tre decisioni arrivano al termine dell'istruttoria prevista per le domande di grazia.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha formulato parere favorevole per tutti e tre i decreti, come precisa espressamente il comunicato del Quirinale.

È un passaggio importante perché la grazia, pur essendo una prerogativa attribuita dalla Costituzione al capo dello Stato, non nasce da una decisione improvvisa o da una valutazione esclusivamente politica.

Ogni richiesta viene istruita e vengono acquisiti gli elementi necessari sulla condanna, sulla pena già espiata, sul comportamento del condannato e sulle eventuali circostanze personali considerate rilevanti.

Nei tre casi resi noti oggi le ragioni sono infatti esplicitate separatamente.

Salute gravemente compromessa nel primo. Pena già espiata e parere della magistratura di sorveglianza nel caso Gianni. Reinserimento sociale e situazione familiare nel terzo.

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La grazia concessa al gioielliere ha immediatamente provocato reazioni politiche.

Matteo Salvini ha espresso soddisfazione per la decisione e ha collegato il caso al tema della legittima difesa, sostenendo che chi reagisce a un'aggressione nella propria attività non dovrebbe subire conseguenze penali. Anche esponenti di Forza Italia hanno accolto favorevolmente il provvedimento.

Il commento politico va però distinto dalla vicenda giudiziaria.

Nel processo a Guido Gianni i giudici non riconobbero la legittima difesa e la grazia concessa oggi non modifica quella valutazione.

È un punto particolarmente importante perché il provvedimento del capo dello Stato non costituisce una revisione del processo né un nuovo giudizio sulla responsabilità penale del gioielliere.

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È proprio questo il filo che lega decisioni riguardanti vicende tanto differenti.

Mattarella non è intervenuto per mettere in discussione le condanne definitive, ma per valutare se le condizioni maturate dopo quelle sentenze giustificassero un intervento sulla pena.

Nel primo caso la pena residua viene interamente estinta per le condizioni sanitarie eccezionalmente gravi del condannato.

Negli altri due viene soltanto ridotta.

Per Guido Gianni il provvedimento è destinato ad avere la maggiore eco pubblica, perché riapre inevitabilmente il dibattito sulla legittima difesa e sui commercianti che reagiscono alle rapine.

Ma la decisione firmata da Mattarella resta giuridicamente diversa da una riabilitazione.

La sentenza che ha condannato Gianni a 12 anni e quattro mesi rimane definitiva. Il capo dello Stato ha scelto di ridurre la pena ancora da scontare, consentendo che la parte residua possa ora essere valutata ai fini dell'affidamento in prova.

Ed è questa la distinzione che permette di comprendere le tre grazie concesse oggi: non una correzione delle sentenze dei giudici, ma l'esercizio di quella prerogativa di clemenza individuale che la Costituzione affida al presidente della Repubblica.

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