Decreto scuola, 4 milioni non saranno più destinati al contrasto della violenza di genere: passano al cyberbullismo

di

Corinna Pindaro

Il decreto scuola cambia la destinazione di 4 milioni l'anno inizialmente stanziati per attività contro la violenza sulle donne: i fondi finanzieranno il cyberbullismo. Altri 3 milioni vengono aggiunti a un diverso capitolo contro la violenza di genere

Decreto scuola, 4 milioni non saranno più destinati al contrasto della violenza di genere: passano al cyberbullismo

Quattro milioni di euro che la legge di Bilancio aveva destinato espressamente al contrasto della violenza contro le donne nelle scuole cambiano destinazione. Con il nuovo decreto scuola quelle risorse non finanzieranno più interventi contro la violenza di genere, ma confluiranno nel Fondo permanente per il contrasto del cyberbullismo.

E non si tratta soltanto del 2026. L'operazione viene ripetuta anche nel 2027: 4 milioni l'anno, 8 milioni complessivi nel biennio, vengono sottratti a un fondo nato con una finalità precisa e utilizzati per finanziare un'altra politica pubblica.

È questo il dato da cui nasce lo scontro politico sul decreto-legge 30 settembre 2026, n. 170.

Il ministero dell'Istruzione respinge l'accusa di aver ridotto complessivamente l'impegno economico sull'educazione al rispetto e sul contrasto della violenza di genere, perché nello stesso provvedimento aumenta un altro stanziamento destinato a queste attività.

Ma sul destino dei 4 milioni contestati il testo non lascia spazio a equivoci: non saranno più destinati al contrasto della violenza contro le donne.

Cosa prevedeva il fondo prima del decreto

Per capire la portata della modifica bisogna partire dalla legge di Bilancio 2026.

La manovra aveva istituito un fondo da 7 milioni di euro per il 2026 e altri 7 milioni per il 2027, con una destinazione esplicitamente legata alla prevenzione della violenza contro le donne attraverso la scuola.

Le risorse erano state previste per sostenere attività educative nelle scuole secondarie di primo e secondo grado e affrontare temi come le pari opportunità, il consenso, il diritto all'integrità fisica, il rispetto reciproco e la consapevolezza affettiva.

Era previsto anche il possibile coinvolgimento dei centri antiviolenza.

Non si trattava quindi di un generico finanziamento per le politiche scolastiche. Quei soldi avevano un vincolo preciso: prevenire e contrastare la violenza contro le donne attraverso l'educazione.

Il decreto prende 4 milioni e li destina al cyberbullismo

Il nuovo decreto scuola modifica questa impostazione.

L'articolo 2 incrementa di 4 milioni di euro per il 2026 e di altri 4 milioni per il 2027 il Fondo permanente per il contrasto del fenomeno del cyberbullismo.

Il provvedimento stabilisce anche da dove arrivano le risorse necessarie.

La copertura viene ottenuta attraverso una «corrispondente riduzione» proprio del fondo da 7 milioni istituito dalla legge di Bilancio per le attività educative contro la violenza sulle donne.

Il risultato è semplice: dei 7 milioni originariamente stanziati ogni anno per quella finalità, 4 milioni vengono spostati altrove.

Restano quindi 3 milioni nel fondo originario, mentre gli altri 4 vengono utilizzati per il cyberbullismo.

La nuova destinazione può certamente rispondere a un'altra emergenza che riguarda i ragazzi e la scuola. Ma resta una destinazione differente.

I soldi che prima erano vincolati alla prevenzione della violenza contro le donne non lo sono più.

In due anni sono 8 milioni che cambiano destinazione

La dimensione dell'intervento emerge ancora meglio considerando l'intero biennio.

La legge di Bilancio aveva stanziato:

7 milioni nel 2026 + 7 milioni nel 2027 = 14 milioni.

Dopo il decreto, dal fondo originario vengono sottratti:

4 milioni nel 2026 + 4 milioni nel 2027 = 8 milioni.

Per quella specifica misura rimangono dunque 6 milioni complessivi nel biennio, anziché i 14 inizialmente previsti.

Gli altri 8 milioni finanzieranno il contrasto al cyberbullismo.

È su questo passaggio che si concentra l'attacco dell'opposizione.

Il Pd: «Un taglio gravissimo»

Il Partito democratico parla apertamente di un taglio alle risorse destinate alla prevenzione della violenza contro le donne e annuncia battaglia durante la conversione parlamentare del decreto.

La capogruppo democratica in commissione Cultura alla Camera, Irene Manzi, contesta in particolare la scelta della copertura: non la decisione di finanziare maggiormente il contrasto al cyberbullismo, ma quella di farlo utilizzando denaro che il Parlamento aveva già destinato a un'altra emergenza.

L'opposizione chiede quindi che i 4 milioni vengano ripristinati e che per il cyberbullismo venga individuata una copertura finanziaria diversa.

Il ministero replica: «Nessun taglio»

Il ministero dell'Istruzione fornisce una lettura differente.

Secondo Viale Trastevere, non ci sarebbe una riduzione complessiva delle risorse per l'educazione al rispetto e contro la violenza di genere.

Il ministero sottolinea innanzitutto che il meccanismo previsto per il fondo originario era particolarmente complesso: le risorse erano collocate presso il ministero dell'Interno, dovevano essere trasferite ai Comuni e soltanto successivamente arrivare alle scuole.

Un sistema giudicato troppo «farraginoso».

Ma soprattutto il governo indica un'altra modifica contenuta nello stesso decreto.

Gli altri 3 milioni stanziati dal governo

Esiste infatti un secondo capitolo di spesa.

La legge di Bilancio aveva previsto 2 milioni di euro l'anno per percorsi formativi e didattici dedicati all'educazione al rispetto, alle relazioni e al contrasto di ogni forma di violenza di genere.

Con il decreto scuola questo stanziamento viene incrementato di 3 milioni, arrivando così a 5 milioni l'anno.

Ed è su questi numeri che il ministero fonda la propria risposta: secondo il governo non ci sarebbe quindi un disimpegno rispetto al contrasto della violenza di genere, ma una riorganizzazione delle risorse e delle modalità con cui devono arrivare alle scuole.

Ma i 3 milioni aggiunti non cancellano lo spostamento dei 4

È proprio qui che occorre distinguere i due piani.

Il ministero può sostenere che complessivamente esistano altre risorse destinate alle politiche contro la violenza di genere e che un diverso capitolo venga contemporaneamente rafforzato.

Ma questo non modifica ciò che accade al fondo originario.

I due stanziamenti sono diversi.

Il primo era di 7 milioni l'anno ed era stato istituito specificamente per finanziare attività educative contro la violenza sulle donne. Da quel fondo vengono presi 4 milioni.

Il secondo partiva da 2 milioni e viene aumentato di 3 milioni per finanziare percorsi di educazione al rispetto, alle relazioni e al contrasto della violenza di genere.

Non è dunque corretto utilizzare l'aumento del secondo stanziamento per affermare che i primi 4 milioni mantengano la loro destinazione originaria. Non la mantengono.

Dal momento dell'entrata in vigore del decreto, quei 4 milioni finanziano il cyberbullismo.

Da 7 a 3 milioni per la misura contro la violenza sulle donne

È quindi possibile leggere la modifica anche da un'altra prospettiva.

La specifica misura istituita dalla legge di Bilancio per le attività educative contro la violenza sulle donne disponeva di 7 milioni l'anno.

Dopo il decreto ne conserva 3.

Significa una riduzione di oltre la metà delle risorse originariamente assegnate a quel fondo.

Parallelamente, il governo porta da 2 a 5 milioni un altro stanziamento contro la violenza di genere.

Sono entrambe informazioni necessarie per ricostruire correttamente il provvedimento.

Ma raccontano due operazioni diverse.

Il nodo politico è proprio la nuova destinazione

Ed è probabilmente questo il punto sul quale si concentrerà il confronto parlamentare.

Nessuno mette in discussione la necessità di contrastare il cyberbullismo. La domanda è un'altra: perché finanziare quella misura utilizzando risorse che erano già state vincolate alla prevenzione della violenza contro le donne?

È una scelta politica e finanziaria precisa.

Il governo sostiene di aver contemporaneamente rafforzato altri strumenti contro la violenza di genere e di aver reso più semplice l'arrivo delle risorse alle scuole.

L'opposizione risponde che, se si vogliono finanziare entrambe le emergenze, il cyberbullismo dovrebbe ricevere risorse aggiuntive senza sottrarle a quelle già assegnate alla prevenzione della violenza sulle donne.

Sarà il Parlamento, durante la conversione del decreto, a decidere se mantenere questa impostazione o modificare le coperture.

Ma un dato può essere già fissato senza entrare nella polemica politica: 4 milioni nel 2026 e altri 4 milioni nel 2027, inizialmente destinati per legge alle attività educative contro la violenza sulle donne, con il decreto scuola cambiano destinazione. Non finanzieranno più quella misura. Finanzieranno il contrasto al cyberbullismo.

Ed è questa, prima ancora dello scontro tra maggioranza e opposizione, la modifica introdotta dal provvedimento.

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