Re Harald V di Norvegia è morto all’età di 89 anni, dopo 35 anni sul trono. Con la sua scomparsa si chiude una delle stagioni più lunghe della monarchia norvegese contemporanea e la corona passa al figlio Haakon, 53 anni, già chiamato nelle ultime settimane a svolgere le funzioni di reggente a causa delle condizioni di salute del padre.
Harald era diventato il monarca regnante più anziano d’Europa dopo la morte della regina Elisabetta II e, successivamente, l’abdicazione della regina Margrethe II di Danimarca. Negli ultimi anni la sua presenza agli appuntamenti pubblici era stata progressivamente ridotta per una serie di problemi medici.
Il 17 agosto era stato nuovamente ricoverato a causa delle conseguenze di un’anemia emolitica, per la quale erano stati prescritti trattamenti a base di cortisone e riposo. Già in precedenza le sue condizioni avevano destato preoccupazione. Durante una vacanza a Tenerife era stato necessario un ricovero, mentre nel 2024, durante un soggiorno in Malesia, un peggioramento improvviso aveva portato all'applicazione di un pacemaker. A complicare il quadro era intervenuta anche un’infezione respiratoria.
Nonostante la salute sempre più fragile, Harald non aveva manifestato l’intenzione di abdicare. Haakon aveva assunto più volte le funzioni del padre, fino alla reggenza iniziata in occasione dell’ultimo ricovero.
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Nato il 21 febbraio 1937 nella residenza reale di Skaugum, Harald fu il primo principe norvegese nato sul territorio nazionale dopo oltre sei secoli. La sua infanzia venne presto sconvolta dalla Seconda guerra mondiale.
Quando la Germania nazista invase la Norvegia nell’aprile del 1940, il piccolo Harald lasciò il Paese insieme alla madre, la principessa Märtha, e alle sorelle. Dopo un primo passaggio in Svezia, trascorse parte degli anni della guerra negli Stati Uniti. Soltanto dopo la liberazione della Norvegia la famiglia reale poté fare ritorno in patria.
La formazione del futuro sovrano proseguì anche nel Regno Unito, dove studiò all’Università di Oxford. Harald apparteneva a una rete dinastica che legava strettamente la casa reale norvegese alle altre monarchie europee: tra i suoi antenati figurava anche la regina Vittoria.
Accanto agli impegni istituzionali coltivò per tutta la vita una forte passione per lo sport e soprattutto per la vela. Partecipò a tre edizioni dei Giochi olimpici: Tokyo 1964, Città del Messico 1968 e Monaco 1972. In Giappone ebbe inoltre l’onore di portare la bandiera norvegese durante la cerimonia inaugurale.
Quella passione non lo abbandonò con l’età. Ancora nel 2026 aveva seguito alcuni appuntamenti legati ai Giochi olimpici invernali di Milano Cortina, in una delle sue ultime apparizioni pubbliche.
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Un altro capitolo decisivo della sua vita fu la lunga relazione con Sonja Haraldsen. I due iniziarono a frequentarsi alla fine degli anni Cinquanta, quando un matrimonio tra l’erede al trono e una donna senza origini aristocratiche incontrava ancora forti resistenze all’interno della casa reale.
Harald difese la relazione anche davanti al padre, re Olav V, arrivando a prospettare la rinuncia ai propri diritti dinastici qualora non gli fosse stato consentito di sposare Sonja. Dopo anni di attesa, il matrimonio venne infine celebrato nel 1968.
Dalla loro unione nacquero la principessa Märtha Louise e il principe Haakon Magnus.
Alla morte di Olav V, Harald salì al trono il 17 gennaio 1991 e pochi giorni più tardi prestò il giuramento previsto dalla Costituzione davanti al Parlamento. Nei successivi 35 anni diventò una figura fortemente associata alla stabilità istituzionale del Paese, accompagnando la Norvegia attraverso profonde trasformazioni sociali.
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La successione apre ora un nuovo capitolo. Haakon eredita una monarchia che conserva un ruolo istituzionale consolidato, ma che negli ultimi anni ha dovuto affrontare controversie riguardanti alcuni componenti della famiglia reale.
Una parte delle tensioni si è concentrata attorno a Marius Borg Høiby, figlio di Mette-Marit nato da una precedente relazione e privo di titolo reale. Le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto hanno avuto una vasta eco sui media norvegesi e internazionali, mettendo sotto pressione l’immagine della famiglia.
Anche la stessa Mette-Marit è finita al centro dell’attenzione per i suoi passati contatti con Jeffrey Epstein, sui quali la principessa ha espresso pubblicamente rammarico, riconoscendo di averne sottovalutato la gravità e le possibili conseguenze.
A tutto questo si aggiungono le condizioni di salute della nuova regina. Da anni Mette-Marit soffre di fibrosi polmonare, una patologia cronica che ha inevitabilmente condizionato la sua attività istituzionale.
Haakon si trova quindi a raccogliere l’eredità del padre in circostanze molto diverse da quelle del 1991. Harald aveva rappresentato per decenni un elemento di continuità della monarchia norvegese, riuscendo anche a modernizzarne gradualmente l’immagine. Il nuovo sovrano dovrà preservare quella stabilità mentre la famiglia reale affronta una fase particolarmente complessa.
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