Piantedosi: «Spagna nazione sorella, auspico presto il ripristino di Schengen»

di

Carlo Longo

Matteo Piantedosi apre al ritorno della piena libertà di movimento con la Spagna: «È una nazione sorella». I controlli alle frontiere erano stati reintrodotti dopo la crisi migratoria di Ceuta

Piantedosi: «Spagna nazione sorella, auspico presto il ripristino di Schengen»

Il clima tra Italia e Spagna prova a cambiare tono dopo le tensioni delle ultime settimane. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, intervenuto in un'intervista all'ANSA, ha definito la Spagna una «nazione sorella» e ha espresso l'auspicio che possano essere revocati al più presto i controlli alle frontiere marittime e aeree introdotti dopo la crisi migratoria di Ceuta.

Le parole del ministro arrivano mentre il provvedimento italiano si avvicina alla scadenza prevista per il primo settembre. Piantedosi non annuncia quindi una revoca immediata, ma lascia emergere la volontà di tornare quanto prima alla normalità nei rapporti con Madrid.

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La decisione italiana era arrivata dopo la grave emergenza migratoria verificatasi a Ceuta, l'enclave spagnola in territorio nordafricano. Tra la fine di luglio e l'inizio di agosto, un afflusso eccezionale di migranti aveva portato Roma a valutare possibili conseguenze anche per la sicurezza interna italiana.

Il governo aveva quindi deciso di ripristinare temporaneamente i controlli alle frontiere interne con la Spagna. Secondo Piantedosi, alla base della scelta c'erano valutazioni effettuate dal Comitato Analisi Immigrazione e Sicurezza delle Frontiere, che aveva evidenziato elevati profili di rischio legati a possibili movimenti incontrollati attraverso lo spazio Schengen.

Il ministro aveva inoltre spiegato in Parlamento che non poteva essere esclusa la possibilità di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori, precisando che si trattava di una valutazione preventiva legata alla situazione di emergenza.

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Fin dall'inizio, Roma ha insistito sul carattere cautelare e temporaneo della decisione. Nel corso dell'audizione davanti al Comitato parlamentare Schengen, Piantedosi aveva escluso che il provvedimento fosse diretto contro la Spagna.

Il ministro aveva sottolineato che l'Italia e la Spagna sono legate da rapporti di collaborazione e che la decisione era stata assunta esclusivamente sulla base di valutazioni relative alla sicurezza.

Adesso, con l'emergenza che viene monitorata e con la scadenza del provvedimento all'orizzonte, il tono di Piantedosi appare ancora più distensivo.

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È proprio questo il passaggio politicamente più significativo dell'intervista. Piantedosi ha definito Madrid «un Paese amico» che deve affrontare sfide migratorie e di sicurezza non molto diverse da quelle dell'Italia.

Il ministro ha inoltre assicurato che Roma non farà mancare alla Spagna collaborazione e sostegno nella gestione della situazione. L'obiettivo indicato è quindi quello di superare la fase emergenziale senza trasformare la vicenda di Ceuta in una frattura stabile nei rapporti bilaterali.

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La questione aveva provocato nelle settimane scorse un confronto piuttosto acceso tra i due governi. Madrid aveva chiesto all'Italia di rimuovere i controlli, arrivando a minacciare misure proporzionate per tutelare gli interessi dei cittadini spagnoli. Roma aveva risposto ribadendo il diritto a prendere decisioni autonome quando sono in gioco la sicurezza nazionale e il controllo delle frontiere.

Anche la Spagna aveva successivamente introdotto controlli sui viaggiatori provenienti dall'Italia, creando una situazione insolita all'interno dello spazio europeo di libera circolazione.

Ora, però, il linguaggio utilizzato da Piantedosi sembra voler archiviare quella fase di contrapposizione.

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La sospensione italiana è stata notificata come temporanea e, secondo quanto riferito dal ministro, la scadenza attualmente prevista è il primo settembre. La decisione sul futuro dei controlli dipenderà dalla valutazione delle condizioni di sicurezza.

Piantedosi ha spiegato che l'auspicio è che vengano meno rapidamente le ragioni che avevano determinato il provvedimento. In altre parole, Roma non considera la sospensione come una nuova condizione permanente, ma come una misura legata a una situazione eccezionale.

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Nella stessa intervista il ministro ha affrontato anche la questione dei cosiddetti “dublinanti”, cioè i richiedenti asilo che, secondo le regole europee applicabili, possono essere trasferiti verso il Paese competente per l'esame della domanda.

Piantedosi ha respinto un collegamento tra questo dossier e la decisione sui controlli alla frontiera con la Spagna, definendoli due questioni distinte. Secondo i dati forniti dal ministro, su circa 50 richieste finora pervenute, sarebbero state soltanto tre le persone effettivamente rientrate in Italia nell'ambito della procedura citata.

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La vicenda di Ceuta ha comunque riportato al centro del dibattito europeo il rapporto tra libera circolazione, controllo delle frontiere esterne e gestione dei flussi migratori.

Lo stesso Piantedosi aveva chiesto un confronto europeo straordinario sulla crisi. Dalla riunione dei ministri dell'Interno dell'UE era emersa una posizione comune sulla necessità di rafforzare le frontiere esterne, contrastare il traffico di esseri umani, aumentare i rimpatri e consolidare i rapporti con i Paesi terzi.

Il tema, quindi, va oltre il rapporto tra Roma e Madrid: la crisi ha mostrato ancora una volta quanto una situazione che nasce ai confini esterni dell'Unione possa avere ripercussioni sull'intero spazio Schengen.

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Le parole di Piantedosi segnano dunque un cambio di prospettiva. Dopo le tensioni legate alla decisione italiana di reintrodurre i controlli, il governo sembra guardare nuovamente al ripristino della piena libertà di circolazione tra Italia e Spagna.

La condizione resta quella indicata dallo stesso ministro: che vengano meno le ragioni di sicurezza che avevano determinato la misura.

Il messaggio politico, tuttavia, è chiaro: Roma non vuole che l'emergenza di Ceuta lasci una frattura duratura con Madrid. E la definizione della Spagna come «nazione sorella», accompagnata dall'auspicio di un rapido ritorno a Schengen, rappresenta un segnale distensivo importante.

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