Russia, Mosca costretta a importare carburante: la crisi delle raffinerie mette sotto pressione il mercato

di

Carlo Longo

La Russia torna a importare carburante dall’Asia dopo gli attacchi ucraini alle raffinerie. Benzina indiana e nuove restrizioni nelle stazioni di servizio di Mosca

Russia, Mosca costretta a importare carburante: la crisi delle raffinerie mette sotto pressione il mercato

La Russia, uno dei maggiori esportatori mondiali di petrolio, si trova a fare i conti con una situazione paradossale: Mosca ha iniziato a importare prodotti petroliferi dall'estero per compensare la carenza di carburante sul mercato interno.

Il problema riguarda soprattutto benzina e diesel, non il greggio. Gli attacchi ucraini contro diverse raffinerie russe hanno infatti ridotto la capacità di trasformare il petrolio estratto nel Paese in carburante destinato agli automobilisti.

Link to Dall'India arriva la benzinaDall'India arriva la benzina

Una delle soluzioni individuate dal governo russo è stata quella di rivolgersi all'Asia. Un primo carico di circa 68mila tonnellate di benzina proveniente dall'India è arrivato in Russia dopo essere stato trasferito attraverso una rotta marittima che ha coinvolto anche l'Egitto.

Altri carichi indiani sono attesi nelle prossime settimane, mentre la Russia ha iniziato a importare anche diesel dai mercati asiatici per sostenere le forniture interne.

Il paradosso è evidente: la Russia esporta grandi quantità di greggio verso l'India e ora acquista proprio dall'India parte del carburante di cui ha bisogno.

Link to Le raffinerie sotto pressioneLe raffinerie sotto pressione

Alla base della crisi ci sono soprattutto i ripetuti attacchi con droni contro le infrastrutture energetiche russe. Gli impianti di raffinazione sono stati colpiti in diverse regioni, provocando interruzioni e riducendo la produzione nazionale di carburanti.

A questo si aggiungono la manutenzione stagionale di alcune raffinerie e l'aumento della domanda interna, fattori che hanno ulteriormente ristretto l'offerta.

Il governo di Mosca ha reagito vietando le esportazioni di carburante, modificando temporaneamente alcuni standard e ricorrendo alle importazioni per cercare di stabilizzare il mercato.

Link to Anche a Mosca scatta il razionamentoAnche a Mosca scatta il razionamento

La situazione è arrivata fino alla capitale. Diverse stazioni di servizio di Mosca hanno reintrodotto limiti alla quantità di benzina acquistabile da ciascun automobilista.

Gazprom Neft ha fissato un tetto di 40 litri per cliente nelle stazioni automatiche e di 60 litri in quelle tradizionali. Rosneft ha invece introdotto un limite di 30 litri per veicolo in diverse aree del Paese. Anche altre compagnie hanno adottato restrizioni.

Le autorità russe devono quindi affrontare una situazione che, partita dalle raffinerie colpite, si sta ripercuotendo direttamente sulla distribuzione del carburante.

Link to La Russia continua comunque a esportare petrolioLa Russia continua comunque a esportare petrolio

La difficoltà riguarda soprattutto la raffinazione, non la disponibilità di greggio. Le esportazioni di petrolio russo dai porti occidentali sono però diminuite nelle prime settimane di agosto.

Secondo i dati riportati da Reuters, i volumi sono scesi a circa 2,3 milioni di barili al giorno, il 15% in meno rispetto ai quantitativi inizialmente programmati. Anche in questo caso gli attacchi alle infrastrutture nel Mar Nero hanno avuto un ruolo importante.

È quindi possibile che la Russia disponga ancora di petrolio da estrarre ed esportare, ma abbia difficoltà a trasformarlo rapidamente in prodotti raffinati sufficienti per il proprio mercato.

Link to Un paradosso energetico per MoscaUn paradosso energetico per Mosca

La situazione crea così un'immagine insolita per una delle principali potenze energetiche mondiali: la Russia vende petrolio all'estero e contemporaneamente compra benzina dall'estero.

Non si tratta però, almeno per ora, di una crisi che abbia bloccato il sistema energetico russo. Mosca sta utilizzando diverse contromisure, dalle limitazioni alle esportazioni agli acquisti dall'estero, per mantenere l'approvvigionamento interno.

Il problema resta comunque significativo perché gli attacchi alle raffinerie continuano a mettere sotto pressione la capacità russa di produrre carburante. E proprio la durata delle interruzioni sarà determinante per capire quanto a lungo Mosca sarà costretta a ricorrere alle importazioni.

 
 
 
 

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

Breaking News