Dopo settimane di escalation militare e dichiarazioni durissime, da Vladimir Putin arriva un'apertura inattesa. Una possibilità di raggiungere un accordo per mettere fine alla guerra in Ucraina esiste.
Il presidente russo lo ha affermato durante il Forum economico orientale di Vladivostok, riconoscendo che diversi Paesi stanno lavorando per favorire una soluzione diplomatica.
«C'è una possibilità? A mio parere sì, c'è», ha detto Putin, indicando Stati Uniti e Cina tra gli attori pronti a sostenere un percorso verso la pace.
Una dichiarazione che assume particolare rilievo perché arriva appena due giorni dopo parole di segno quasi opposto: Putin aveva definito la leadership ucraina composta da “terroristi”, sostenendo che con i terroristi non si tratta.
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L'elemento forse più importante delle nuove dichiarazioni riguarda però ciò che sta accadendo lontano dai riflettori.
Putin ha confermato che i contatti tra Russia e Ucraina non si sono mai completamente interrotti e continuano con regolarità, soprattutto attraverso i rispettivi servizi di intelligence.
Il presidente russo ha ammesso di non poter dire quanto questi canali siano oggi vicini a produrre un'intesa concreta, ma la loro esistenza dimostra che, nonostante l'escalation sul campo, una linea di comunicazione tra Mosca e Kiev rimane aperta.
È un dettaglio particolarmente significativo dopo l'interruzione del percorso negoziale mediato dagli Stati Uniti dello scorso febbraio.
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Quasi contemporaneamente è arrivato un segnale anche dall'Ucraina.
Il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha dichiarato di aspettarsi adesso una «nuova dinamica» negli sforzi per arrivare alla pace, legata alla ripresa di una fase più intensa di interlocuzioni politiche e diplomatiche nelle principali capitali internazionali.
Sybiha non ha fornito dettagli, limitandosi a invitare i giornalisti a seguire gli sviluppi delle prossime ore.
La contemporaneità delle due dichiarazioni è rilevante. Dopo mesi nei quali Mosca e Kiev hanno prevalentemente accusato la controparte di non volere realmente negoziare, entrambi i governi parlano nello stesso giorno della possibilità di una nuova fase diplomatica.
Non significa che un'intesa sia vicina. Ma rappresenta un cambiamento di tono difficile da ignorare.
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Dietro questa possibile riapertura diplomatica ci sono anche gli Stati Uniti.
Putin ha confermato che Mosca mantiene i contatti con i rappresentanti dell'amministrazione di Donald Trump incaricati del dossier russo-ucraino e ha definito funzionante il dialogo con Washington.
Nelle ultime settimane era stata inoltre prospettata una nuova missione a Mosca degli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner.
Putin ha fatto un passo ulteriore, dichiarando di auspicare una piena normalizzazione dei rapporti tra Russia e Stati Uniti.
La riapertura del canale americano può quindi diventare uno degli elementi centrali di una nuova fase negoziale, soprattutto dopo il rallentamento della mediazione seguito all'escalation della crisi iraniana.
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Mosca, però, pone una condizione politica.
Secondo Putin, Stati Uniti, Cina, India e gli altri Paesi possono facilitare il dialogo, ma la soluzione definitiva deve essere trovata direttamente da Russia e Ucraina.
Il presidente russo ha ringraziato i governi che stanno cercando di contribuire alla soluzione del conflitto, ribadendo tuttavia che la responsabilità finale dell'accordo appartiene ai due Paesi coinvolti.
È un'impostazione che potrebbe aprire la strada a una combinazione tra negoziati diretti e mediazione internazionale.
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Un ruolo crescente potrebbe essere giocato dall'India.
Il ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar, in visita a Kiev, ha dichiarato che Nuova Delhi è disponibile ad aiutare in qualsiasi modo possa risultare utile.
Pochi giorni prima il premier Narendra Modi aveva rivolto direttamente a Putin un appello affinché la guerra terminasse, assicurando il sostegno indiano a ogni iniziativa capace di fermare il conflitto.
L'India conserva infatti rapporti sia con Mosca sia con Kiev e con i governi occidentali, una posizione che potrebbe renderla un interlocutore utile in una fase nella quale le parti cercano canali diplomatici alternativi.
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L'apertura russa è accompagnata da un avvertimento che mostra quanto la strada verso un accordo rimanga complicata.
Putin ha duramente attaccato le operazioni ucraine contro navi mercantili e le dichiarazioni di Zelensky sulla crescente pericolosità dello spazio aereo russo a causa dei droni.
Il presidente russo le considera atti di “terrorismo di Stato” e sostiene che iniziative di questo tipo rendano più difficile la ripresa di veri negoziati bilaterali.
Kiev sostiene invece che le proprie operazioni colpiscano obiettivi militari e infrastrutture utilizzate dalla Russia per sostenere lo sforzo bellico e nega di voler prendere di mira l'aviazione civile.
L'Ucraina ha inoltre chiesto all'organizzazione dell'Onu per l'aviazione civile di invitare gli Stati a evitare lo spazio aereo russo per ragioni di sicurezza.
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Il paradosso delle ultime ore è evidente: mentre Mosca e Kiev parlano nuovamente di pace, sul terreno la guerra continua senza rallentare.
Kiev è stata attaccata dai droni russi per la settima notte consecutiva. A Odessa un nuovo raid ha provocato almeno 17 feriti, secondo le autorità ucraine.
Parallelamente proseguono gli attacchi ucraini in territorio russo e contro infrastrutture strategiche.
È proprio questa distanza tra dichiarazioni diplomatiche e realtà militare a imporre prudenza nel valutare l'apertura di Putin.
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