"Se i russi ci colpiscono e noi non possiamo rispondere, è ingiusto". Volodymyr Zelensky torna a chiedere sostegno agli Stati Uniti e agli alleati europei, mentre l’Ucraina affronta nuovi attacchi alle proprie infrastrutture e crescenti difficoltà nei rapporti con Washington.
Nella sua intervista al Corriere della Sera, la prima a un media italiano dopo l’intesa sul diesel tra Donald Trump e Vladimir Putin, il presidente ucraino afferma che le limitazioni alla condivisione di informazioni d’intelligence e alla velocità di Starlink sonopurtroppo ormai operative. Zelensky dice anche comunque di essere grato al popolo americano e all’amministrazione Trump, ma insiste sulla necessità di rapporti trasparenti tra alleati.
A Trump, racconta, ha chiesto almeno missili intercettori per difendere le infrastrutture energetiche ucraine. "Se non riuscite a fermare Putin, aiutateci a proteggerci", è il senso della sua proposta. Kiev, aggiunge, resta
Zelensky guarda con preoccupazione anche alla proposta di un incontro tra Trump, Putin e il presidente cinese Xi Jinping senza la partecipazione di Kiev. Il problema, osserva, non è soltanto l’assenza dell’Ucraina al tavolo, ma il graduale ritorno di Putin sulla scena internazionale. Se si discute del futuro ucraino, afferma, il Paese deve essere coinvolto.
Per un eventuale cessate il fuoco, il presidente indica come garanzie di sicurezza l’esercito ucraino, l’Unione europea e la Nato. Se l’ingresso nell’Alleanza non fosse possibile, Kiev è pronta a valutare soluzioni alternative, ma chiede che abbiano una forza giuridica equivalente. Intanto sollecita aiuti militari e sistemi di difesa aerea in vista dell’inverno: proteggere il cielo, sostiene, è nell’interesse di tutta l’Europa.
A Roma riconosce un ruolo importante e descrive i rapporti con Giorgia Meloni come positivi. Sottolinea inoltre che la collaborazione con l’Italia non consiste soltanto negli aiuti: l’esperienza maturata dall’Ucraina sul campo, dice, può contribuire allo sviluppo delle tecnologie e della difesa europea, generando benefici anche per l’industria italiana.
Un altro passaggio dell’intervista riguarda la disinformazione. Secondo Zelensky, Mosca conduce una guerra ibrida anche contro i Paesi europei, Italia compresa, attraverso media, social network e campagne che fanno leva su temi capaci di dividere l’opinione pubblica, dalla migrazione alla religione. «A decidere chi eleggere devono essere gli italiani, non i russi», avverte.
Il presidente affronta anche il tema delle elezioni in Ucraina. Il voto, assicura, si terrà, ma organizzare elezioni libere mentre il Paese è sotto attacco sarebbe estremamente difficile: bisognerebbe garantire la partecipazione ai militari al fronte, agli ucraini all’estero e ai cittadini rimasti nel Paese. Zelensky respinge l’accusa di voler restare al potere e sostiene che la priorità, in questo momento, sia difendere lo Stato e preservarne l’indipendenza.
Le conseguenze del conflitto si avvertono anche lungo le rotte commerciali. Gli attacchi con droni contro navi nel Mar Nero hanno accresciuto i rischi per il trasporto dei cereali e spinto le compagnie assicurative a ritirare le coperture per alcune tratte. Gli importatori europei cercano alternative via ferrovia e strada, ma i collegamenti sono più lenti e non riescono a sostituire agevolmente il trasporto marittimo.
Alla Borsa merci di Bologna il grano tenero è rincarato del 24% e il mais del 17%. I problemi non dipendono soltanto dalla disponibilità di cereali, ma soprattutto dalla difficoltà di spostarli: treni e camion sono insufficienti, i tempi di consegna si allungano e i contratti diventano più incerti.
La pressione potrebbe estendersi alla filiera alimentare. Il mais è un ingrediente importante per i mangimi e, quando diventa difficile reperirlo, gli allevatori possono rivolgersi ad altri cereali, facendo salire anche il prezzo del grano. Un aumento dei costi dei mangimi rischia così di riflettersi, nei mesi successivi, sui prezzi della carne e dei prodotti da forno.
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