Dopo dieci giorni di riserbo, ipotesi e ricostruzioni contraddittorie, crescono i sospetti su una pista legata a Teheran dietro il presunto piano di sabotaggio sventato domenica contro la base aerea della Raf britannica di Fairford, utilizzata dai bombardieri Usa nella guerra alla Repubblica Islamica.
A concretizzare questa ipotesi, ci sarebbe l'arresto, condotto in queste ore dall'antiterrorismo, di un 27enne con doppio passaporto britannico e iraniano. L'uomo, catturato a Westminster, nel cuore di Londra, è sospettato di aver contribuito a "preparare un attacco terroristico" in base all'artitcolo 5 del Terrorism Act del 2006. Nelle stesse ore, un altro cittadino 26enne britannico sarebbe stato interrogato.
Restano in libertà - anche se indagati e sottoposti a misure restrittive ad hoc - gli altri 5 britannici, di età compresa tra i 23 e i 25 anni, catturati nell'immediatezza dei fatti accanto ai tre furgoni bianchi individuati la notte di domenica non lontano dalle recinzioni della struttura militare di Fairford, nella contea del Gloucestershire, nel sud dell'Inghilterra. I cinque sospettati erano stati tutti rilasciati su cauzione nel giro di appena 24 ore dall'arresto.
Come riferito da Vicky Evans, coordinatrice nazionale dell'antiterrorismo di Scotland Yard "L'indagine sulle circostanze relative a quanto avvenuto nel Gloucestershire è enormemente complessa e i nostri team di specialisti seguono molteplici linee d'inchiesta", ribandendo che sono al vaglio "tutti i possibili angoli investigativi, incluso quello del possibile coinvolgimento di uno Stato straniero". Da Scotland Yard si suggerisce prudenza su ogni congettura, ringraziando "l'opinione pubblica per la sua pazienza".
Gli interrogativi però rimangono aperti, tanto più dopo il mancato ritrovamento di alcuna traccia di esplosivo nei tre van fermati.
A puntare il dito apertamente contro un presunto complotto di Teheran era stata fin da subito l'amministrazione Usa, in particolare tramite il segretario di Stato, Marco Rubio. Mentre nelle scorse ore anche il primo ministro britannico, Andy Burnham, si era esposto evocando "forti indicazioni" rispetto a un potenziale "ruolo" iraniano.
Anche il primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu, si inserito nelle ultime ore, sostenendo che l'intelligence del suo Paese avrebbe preallertato i britannici sul rischio di un'azione ostile sponsorizzata dall'Iran, addirittura il giorno prima. Accuse che peraltro Teheran nega "categoricamente" come strumentali, cospirazioniste e del tutto "infondate". Con tanto di convocazione oggi dell'ambasciatore britannico, Hugo Shorter, al quale il viceministro degli Esteri, Majid Takht-Ravanchi, ha contestato "l'approccio distruttivo" del Regno nei confronti del suo Paese. Non senza fare riferimento alla "complicità" logistica di Londra con le azioni belliche statunitensi e israeliane contro l'Iran.
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