Bambini ucraini deportati, l’Ue prepara nuove sanzioni contro Mosca

di

Carlo Longo

Il Servizio europeo per l’azione esterna propone misure contro 27 persone ed entità russe accusate di essere coinvolte nel trasferimento forzato e nella “rieducazione” dei minori. Kiev afferma di aver verificato oltre 20.500 casi, mentre altre stime indicano numeri più elevati

Bambini ucraini deportati, l’Ue prepara nuove sanzioni contro Mosca

L’Unione europea prepara un nuovo giro di vite contro persone e organizzazioni russe ritenute coinvolte nella deportazione e nell’indottrinamento di bambini ucraini provenienti dai territori occupati. Il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) ha proposto agli Stati membri una lista di 27 individui ed entità da sottoporre a sanzioni.

Gli ambasciatori dei Ventisette hanno esaminato la proposta durante la prima riunione dopo la pausa estiva. L’obiettivo è arrivare all’approvazione delle nuove misure entro la fine di settembre, dopo il completamento delle verifiche tecniche e giuridiche necessarie a rendere i provvedimenti sufficientemente solidi anche in caso di eventuali ricorsi.

Bruxelles era già intervenuta sulla questione. Lo scorso maggio l’Ue aveva inserito nella propria lista nera 16 persone e sette entità in occasione di una riunione della Coalizione internazionale per il ritorno dei bambini ucraini. Un nuovo incontro della Coalizione è previsto a Toronto, in Canada, il 28 e 29 settembre.

La strategia europea sembra inoltre orientarsi verso sanzioni sempre più mirate. Il SEAE avrebbe condiviso con gli Stati membri un elenco di circa 1.600 persone e soggetti considerati direttamente coinvolti nel sostegno allo sforzo bellico russo. Un approccio che potrebbe affiancare, e in parte sostituire, i grandi pacchetti di misure settoriali adottati negli anni precedenti.

Resta estremamente difficile stabilire quanti bambini ucraini siano stati effettivamente trasferiti in Russia dall’inizio della guerra. Le autorità di Kiev affermano di aver documentato oltre 20.500 casi. Lo Humanitarian Research Lab dell’Università di Yale stima che il numero reale potrebbe avvicinarsi a 35 mila, mentre l’Institute for the Study of War sottolinea come una quantificazione precisa sia quasi impossibile.

Nel corso del conflitto sono emerse anche denunce riguardanti sistemi predisposti nei territori ucraini occupati per facilitare l’affidamento dei minori. Secondo quanto riportato da Euronews, autorità installate dalla Russia avrebbero realizzato un catalogo online nel quale bambini ucraini vengono classificati in base a età, sesso, caratteristiche fisiche e persino tratti della personalità, nell’ambito di procedure descritte dalla fonte come finalizzate all’adozione forzata.

Il ritorno in Ucraina dei minori può trasformarsi in un percorso lungo anni, dall’individuazione del bambino fino all’organizzazione concreta del rimpatrio. Molte delle operazioni concluse finora sono state rese possibili dalla mediazione di Paesi terzi e altri attori internazionali, tra cui Qatar, Sudafrica e Vaticano.

La vicenda ha assunto anche una rilevanza centrale sul piano del diritto internazionale. A marzo, secondo quanto riportato dalla fonte, le Nazioni Unite hanno qualificato la deportazione e il trasferimento forzato di bambini ucraini verso la Russia come crimine contro l’umanità e crimine di guerra.

Le nuove sanzioni europee intendono quindi aumentare la pressione sui soggetti che Bruxelles ritiene direttamente coinvolti in questo sistema, mentre il ritorno dei minori rimane uno dei dossier umanitari più delicati e complessi aperti dal conflitto russo-ucraino.

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