Welfare Italia Forum, Cimbri: «Non può esserci spesa sociale senza sviluppo. Prima di chiederci come spendere, dobbiamo capire come produrre ricchezza»

di

Martina Esposito

Nelle conclusioni del Forum “Welfare, Italia” 2026, il presidente di Unipol Assicurazioni Carlo Cimbri richiama la necessità di sostenere la crescita economica per garantire il futuro del welfare

Welfare Italia Forum, Cimbri: «Non può esserci spesa sociale senza sviluppo. Prima di chiederci come spendere, dobbiamo capire come produrre ricchezza»

A chiudere il Forum “Welfare, Italia” 2026 è stato Carlo Cimbri, presidente di Unipol Assicurazioni, che ha richiamato la necessità di legare la sostenibilità del sistema di protezione sociale alla crescita economica e alla capacità produttiva del Paese. «C'è welfare se c'è sviluppo e valore aggiunto alla produzione», ha sottolineato, indicando come questione centrale non soltanto la distribuzione delle risorse, ma soprattutto la loro creazione. «Il tema è come fare i soldi, prima ancora di come spenderli».

Partendo dalla situazione italiana, caratterizzata da un elevato risparmio privato ma anche da un consistente debito pubblico, Cimbri ha evidenziato la necessità di rafforzare la cultura degli investimenti e favorire l'afflusso di capitali verso il sistema produttivo. «Manca una cultura degli investimenti di capitale che favoriscano lo sviluppo delle imprese», ha osservato, ricordando che «fare impresa è il modo attraverso cui una società cresce». Per garantire la tenuta del welfare, dunque, occorre canalizzare il risparmio verso investimenti capaci di sostenere la crescita e aumentare la produzione nazionale.

Un altro punto centrale riguarda l'efficienza della spesa pubblica e la necessità di selezionare con maggiore attenzione gli interventi. «La selettività nell'allocazione della spesa è molto importante. L'intervento a pioggia è qualcosa che non ci possiamo permettere», ha affermato Cimbri, sottolineando che una distribuzione indiscriminata delle risorse rischia di non raggiungere chi ne ha effettivamente bisogno. «Le risorse vanno investite con efficacia. L'intervento a pioggia non arriva veramente a chi ne ha bisogno». In questo quadro, il presidente di Unipol ha ribadito che «non può esserci spesa sociale se non c'è sviluppo», richiamando anche l'importanza del controllo della spesa e di una più stretta alleanza tra pubblico e privato.

Cimbri si è poi soffermato sulle trasformazioni legate all'intelligenza artificiale, invitando a considerarle nell'ambito delle grandi rivoluzioni industriali che hanno attraversato la storia economica. «È una delle tante rivoluzioni industriali a cui abbiamo assistito, e ogni volta c'è stato allarme. Si perderanno alcune professioni e se ne creeranno altre», ha osservato. Pur riconoscendo la necessità di valutarne gli effetti, il presidente di Unipol ha invitato a cogliere le possibilità offerte dalle nuove tecnologie. «Vedo un'opportunità, anche se alcuni aspetti andranno valutati. Bisogna però cavalcarla». Un orientamento che, ha spiegato, guida anche l'attività del gruppo: «La nostra azienda cerca di capire come implementarla. Poi vedremo i ritorni. Noi cerchiamo di applicarla nel nostro piccolo».

Nella parte conclusiva dell'intervento, Cimbri ha allargato lo sguardo all'Europa, denunciando quello che ha definito un «colpevole ritardo» nel processo di integrazione. «Abbiamo avuto una miopia quando il processo di costruzione europea ha rallentato fino a fermarsi. L'evoluzione dell'Europa si è fermata all'euro, almeno simbolicamente», ha affermato, criticando la progressiva trasformazione dell'Unione in «un'enorme sovrastruttura burocratica, una fabbrica di regole».

Secondo Cimbri, questo modello rischia di indebolire la competitività europea rispetto ad altre grandi economie, dagli Stati Uniti alla Cina, fino al Brasile, e di allontanare i cittadini dal significato originario del progetto europeo: unire le nazioni salvaguardandone le identità. Particolarmente urgente, in questa prospettiva, è il completamento del mercato unico dei capitali. «Se non costruiamo un mercato unico dei capitali, non riusciremo a investire», ha avvertito, sottolineando il rischio di un'Europa sempre più fragile, esposta alla polarizzazione sociale e all'aumento delle disuguaglianze.

«Le tensioni che vediamo oggi nascono anche dalla divaricazione dei redditi e dalla perdita di prospettive e opportunità», ha osservato Cimbri, collegando le difficoltà economiche al crescente malessere sociale. Un quadro che, a suo giudizio, riflette una più generale difficoltà dell'Europa a immaginare il proprio futuro: «Vediamo fenomeni di declino, non vedo una tensione verso il futuro».

Il messaggio conclusivo è dunque quello di un welfare che non può prescindere dalla capacità di generare ricchezza, attrarre investimenti e rafforzare la competitività. Una sfida che riguarda tanto le scelte nazionali quanto il futuro dell'integrazione europea, con l'obiettivo di rendere la crescita economica il presupposto di una protezione sociale sostenibile.

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