L'intelligenza artificiale sta trasformando il mercato del lavoro, ridefinendo le competenze richieste dalle imprese, i modelli organizzativi e le prospettive occupazionali. Ma il suo impatto sulla produttività e sulla qualità del lavoro dipenderà soprattutto dalla capacità di accompagnare l'innovazione tecnologica con investimenti nella formazione e nella valorizzazione del capitale umano. È il tema al centro del panel “Il lavoro di domani fra competenze umane e nuove tecnologie”, che ha riunito Stefano Scarpetta, Chief Economist dell'OCSE e membro dell'Advisory Board del Think Tank “Welfare, Italia”, Manuela Geleng, direttrice Lavoro e competenze della Direzione generale Occupazione, affari sociali e inclusione della Commissione europea, Mario Nobile, direttore generale dell'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID), e Paolo Boccardelli, rettore dell'Università Luiss Guido Carli.
Il confronto si è svolto nell'ambito del Forum “Welfare, Italia”, ospitato il 20 ottobre 2026 alle Corsie Sistine di Santo Spirito in Sassia, a Roma, in occasione della presentazione del Rapporto 2026 del Think Tank promosso da Unipol in collaborazione con The European House – Ambrosetti e TEHA Group. La giornata, dedicata al tema “Il welfare in Italia e in Europa tra valore identitario e fattori di crescita”, ha posto al centro le trasformazioni demografiche, economiche e tecnologiche che stanno ridefinendo il sistema di protezione sociale e le prospettive di sviluppo del Paese.
Un tema che si intreccia con i dati del Rapporto, secondo cui la filiera del welfare italiano comprende oltre 458 mila soggetti pubblici e privati, occupa circa 5,1 milioni di persone e genera un valore della produzione di circa 374 miliardi di euro. Numeri che evidenziano il peso economico e occupazionale di un settore chiamato a confrontarsi con la digitalizzazione, l'evoluzione delle professioni e la necessità di aggiornare continuamente le competenze dei lavoratori.
Link to Scarpetta: «Si investe troppo poco nella formazione continua»Scarpetta: «Si investe troppo poco nella formazione continua»
Per Stefano Scarpetta, Chief Economist dell'OCSE, l'intelligenza artificiale rappresenta un'opportunità significativa per la produttività italiana, ma il suo potenziale non potrà essere pienamente sfruttato senza un adeguato investimento nelle competenze.
«In Italia, se utilizzata in maniera diffusa, l'intelligenza artificiale potrebbe far aumentare la produttività annua», ha osservato Scarpetta, sottolineando come l'adozione delle nuove tecnologie debba essere accompagnata da un rafforzamento delle capacità professionali. «C'è bisogno di pensare alle competenze per poter lavorare con l'intelligenza artificiale», non soltanto attraverso la formazione di figure specialistiche come i data scientist, ma anche sviluppando capacità manageriali e organizzative.
Particolare attenzione deve essere rivolta alla formazione continua, ancora insufficiente soprattutto per alcune categorie di lavoratori. «Si investe poco nelle fasce di età intermedia o senior, proprio quelle che hanno competenze digitali più limitate», ha evidenziato, richiamando il rischio che la trasformazione tecnologica accentui le disuguaglianze già presenti nel mercato del lavoro.
La formazione, al contrario, può migliorare sia la produttività sia la stabilità occupazionale. «Le persone che vengono formate hanno performance e probabilità di mantenere il posto di lavoro superiori», ha spiegato Scarpetta. Da qui la necessità di considerare l'investimento nel capitale umano come una condizione essenziale per accrescere la competitività del sistema economico.
«Si investe troppo poco. Serve almeno un livello minimo di alfabetizzazione in questo settore», ha concluso, ribadendo che la diffusione dell'intelligenza artificiale deve procedere insieme alla capacità dei lavoratori di comprenderne e utilizzarne gli strumenti.
Link to Geleng: l'impatto dell'IA sui servizi e la necessità di avvicinare le donne alle STEMGeleng: l'impatto dell'IA sui servizi e la necessità di avvicinare le donne alle STEM
Sulle conseguenze occupazionali della trasformazione tecnologica si è soffermata Manuela Geleng, direttrice Lavoro e competenze della Direzione generale Occupazione, affari sociali e inclusione della Commissione europea.
Secondo Geleng, l'intelligenza artificiale potrebbe determinare una maggiore sostituzione di alcune attività lavorative soprattutto nel settore dei servizi, con effetti che rischiano di interessare in misura particolare l'occupazione femminile.
La trasformazione dei processi produttivi richiede quindi di intervenire sulle competenze e sull'accesso alle professioni tecnologiche, anche per evitare che i cambiamenti in corso amplifichino le disparità di genere.
Tra le priorità indicate, la necessità di favorire una maggiore partecipazione delle giovani donne ai percorsi di studio e alle professioni STEM, legate a scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. Un obiettivo che si intreccia con la carenza di figure tecniche specializzate, sempre più richieste dal mercato del lavoro.
Il rafforzamento della formazione scientifica e tecnologica rappresenta dunque una leva per rispondere alla domanda di nuove professionalità e, allo stesso tempo, promuovere una partecipazione più equilibrata alle opportunità create dall'innovazione.
Link to Nobile: «La sfida non è tra essere umano e macchina, ma tra chi sa usare la tecnologia e chi no»Nobile: «La sfida non è tra essere umano e macchina, ma tra chi sa usare la tecnologia e chi no»
Per Mario Nobile, direttore generale dell'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID), il confronto sull'intelligenza artificiale deve superare la contrapposizione tra lavoro umano e automazione, concentrandosi invece sulla capacità delle persone di utilizzare le nuove tecnologie.
«Il dibattito non è tra essere umano e macchina, ma tra un essere umano che sa usare la macchina e uno che non la sa usare», ha sottolineato Nobile, individuando nell'acquisizione delle competenze digitali uno dei principali fattori di competitività.
La priorità, secondo il direttore generale di AgID, è costruire percorsi formativi che consentano a cittadini e lavoratori di acquisire gli strumenti necessari per utilizzare consapevolmente l'intelligenza artificiale e integrarla nelle attività professionali.
Nobile ha inoltre evidenziato una contraddizione del sistema italiano: «Il paradosso è che siamo bravissimi a formare le persone, ma poi compriamo da fuori senza capire». Un riferimento alla capacità del Paese di sviluppare competenze che non sempre si traducono nella produzione e nell'adozione autonoma delle tecnologie.
La sfida, dunque, non riguarda soltanto la formazione degli utenti, ma anche la capacità di valorizzare le conoscenze disponibili e trasformarle in innovazione concreta, riducendo la dipendenza da soluzioni sviluppate all'estero.
Link to Boccardelli: «La vera rivoluzione è quella delle competenze»Boccardelli: «La vera rivoluzione è quella delle competenze»
A richiamare il ruolo delle università nella trasformazione del mercato del lavoro è stato Paolo Boccardelli, rettore dell'Università Luiss Guido Carli, secondo cui il cambiamento determinato dall'intelligenza artificiale non può essere affrontato limitandosi all'introduzione di nuovi strumenti tecnologici.
«Quella a cui stiamo assistendo è una rivoluzione delle competenze», ha affermato Boccardelli, sottolineando che l'adozione della tecnologia non produce automaticamente benefici per le organizzazioni. «Lasciando andare la tecnologia, non è scontato che questa entri in modo funzionale».
Per ottenere risultati concreti, imprese e istituzioni devono ripensare i propri processi, a partire dalle modalità di relazione e coinvolgimento dei clienti, integrando l'intelligenza artificiale in una strategia organizzativa più ampia.
In questo contesto diventano centrali le competenze propriamente umane, a cominciare dal pensiero critico. «Il primo punto è il pensiero critico. Quello che serve è formare il problem framing», ha spiegato Boccardelli, facendo riferimento alla capacità di individuare, comprendere e definire correttamente i problemi prima ancora di cercare soluzioni.
Accanto a queste capacità assumono un ruolo crescente le competenze trasversali e l'intelligenza emotiva, fondamentali per utilizzare le nuove tecnologie in modo efficace e responsabile. «Un'università deve alzare il livello delle competenze dei propri studenti. Ciò che oggi cambia è questo: è la competenza», ha ribadito.
Il rettore ha quindi illustrato alcune iniziative introdotte dalla Luiss per adeguare la formazione alle nuove esigenze. «Oltre alle lingue, abbiamo reso obbligatorio un laboratorio di intelligenza artificiale, ma anche uno di pensiero critico senza tecnologia», ha spiegato.
Un approccio che punta a sviluppare contemporaneamente familiarità con gli strumenti digitali e autonomia di giudizio. A questo si affiancano la formazione dei docenti e l'adozione di un manuale per l'utilizzo responsabile dell'intelligenza artificiale, rivolto sia ai professori sia agli studenti.
Il confronto ha così evidenziato una priorità condivisa: l'intelligenza artificiale può rappresentare una leva di produttività e crescita, ma il suo impatto dipenderà dalla capacità di investire nelle persone.
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