La crisi politica spagnola apre una partita che riguarda anche Giorgia Meloni e gli equilibri della destra europea. Dopo la convocazione delle elezioni anticipate per il 29 novembre, il Partido Popular di Alberto Núñez Feijóo punta a riportare il centrodestra alla Moncloa. Ma i numeri dei sondaggi pongono già una questione destinata a dominare la campagna: il rapporto con Vox di Santiago Abascal.
Ed è qui che entra in gioco anche la presidente del Consiglio italiana.
Non perché Meloni partecipi direttamente alla partita spagnola, naturalmente, ma perché i rapporti costruiti negli anni con Abascal e il contemporaneo dialogo sviluppato con il Partito Popolare Europeo la collocano in una posizione particolare dentro la destra continentale.
La Spagna potrebbe infatti diventare il prossimo laboratorio di un problema che attraversa Bruxelles da tempo: fino a dove può spingersi la collaborazione tra il centrodestra tradizionale e le forze alla sua destra?
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La caduta politica di Pedro Sánchez ha accelerato uno scenario che il Partido Popular preparava da mesi.
La bocciatura parlamentare dei decreti sull'emergenza abitativa, arrivata con i voti contrari di PP, Vox e degli indipendentisti catalani di Junts, ha aggravato la fragilità della maggioranza che sosteneva il governo socialista. Sánchez ha quindi convocato le elezioni anticipate per il 29 novembre.
Feijóo si presenta al voto come principale alternativa al PSOE.
Il problema per il leader popolare è capire se i consensi del PP saranno sufficienti per governare oppure se sarà necessario un accordo con Vox.
Le rilevazioni pubblicate prima della crisi di governo mostrano infatti una destra complessivamente molto forte, ma anche un partito di Abascal in crescita.
Link to I sondaggi: PP al 31,6%, Vox al 18,4%I sondaggi: PP al 31,6%, Vox al 18,4%
Il sondaggio 40dB per El País, realizzato tra il 25 e il 28 settembre, assegna al Partido Popular il 31,6%, seguito dal PSOE al 27,4%. Vox raggiunge invece il 18,4%.
Insieme PP e Vox superano quindi il 50% delle intenzioni di voto rilevate dal sondaggio. Una fotografia simile arriva da Sigma Dos per El Mundo: PP al 32,6%, PSOE al 25,6% e Vox al 18,3%.
Il barometro del CIS fornisce però una fotografia differente, con il PSOE al 31%, il PP al 25,5% e Vox al 16,6%.
Sono rilevazioni effettuate prima della convocazione delle elezioni anticipate e non consentono quindi di prevedere quale sarà il risultato del 29 novembre. Mostrano però un elemento politico già evidente: Vox potrebbe avere un peso determinante nella formazione di un eventuale governo guidato dal PP.
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È proprio questo scenario a chiamare indirettamente in causa Giorgia Meloni.
La premier italiana e Santiago Abascal hanno costruito negli anni una relazione politica stretta. Fratelli d'Italia e Vox hanno condiviso a lungo la stessa famiglia politica europea dei Conservatori e Riformisti e Meloni ha partecipato in passato anche a iniziative del partito spagnolo.
Il rapporto politico tra i due leader è rimasto significativo anche dopo la scelta di Vox di aderire nel 2024 ai Patrioti per l'Europa, separando così formalmente il proprio percorso europeo da quello di Fratelli d'Italia.
ANSA sottolinea proprio i «stretti rapporti» consolidati negli anni tra Abascal e Meloni nel descrivere il possibile scenario di un governo PP-Vox dopo il voto.
Ma nel frattempo la presidente del Consiglio italiana ha sviluppato un rapporto sempre più pragmatico anche con il PPE.
Ed è questo doppio canale a rendere politicamente interessante ciò che accadrà in Spagna.
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Fratelli d'Italia non fa parte del Partito Popolare Europeo. È una distinzione importante: il partito di Meloni appartiene all'area dei Conservatori e Riformisti europei, mentre nel PPE si colloca Forza Italia.
Negli ultimi anni, però, tra Meloni e una parte dei popolari europei si sono aperti diversi terreni di collaborazione.
Il PPE rimane la principale forza politica del Parlamento europeo, con 188 eurodeputati, e continua ad avere un ruolo centrale negli equilibri delle istituzioni comunitarie.
Parallelamente, nel Parlamento europeo sono diventate più frequenti maggioranze nelle quali il PPE vota insieme a gruppi collocati alla propria destra.
La questione non è quindi soltanto italiana o spagnola. Riguarda la possibile evoluzione degli equilibri politici dell'intera Unione.
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Un eventuale accordo tra PP e Vox non sarebbe peraltro un esperimento completamente nuovo.
I due partiti hanno già collaborato a livello regionale e locale in Spagna, con formule differenti e rapporti non sempre semplici.
Il passaggio alla Moncloa avrebbe però tutt'altro peso.
Significherebbe portare al governo nazionale di uno dei maggiori Paesi dell'Unione una coalizione composta dal principale partito del PPE e da Vox, oggi appartenente ai Patrioti per l'Europa.
Per Bruxelles sarebbe un cambiamento politico rilevante.
E per Meloni potrebbe rappresentare un caso particolarmente interessante: da una parte il PP appartiene alla famiglia politica con la quale la premier italiana ha progressivamente costruito rapporti di collaborazione nelle istituzioni europee; dall'altra ci sarebbe Abascal, uno dei suoi interlocutori storici nella destra spagnola.
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La partita spagnola si inserisce infatti in un cambiamento più ampio.
Il PPE resta la maggiore forza dell'Eurocamera, ma le proiezioni sul Parlamento europeo mostrano una crescita complessiva delle formazioni alla sua destra e una possibile erosione della tradizionale maggioranza composta da popolari, socialisti e liberali.
Questo rende sempre più centrale una domanda politica: il PPE continuerà a costruire prevalentemente le maggioranze verso il centro oppure aumenterà la collaborazione con conservatori e altre forze di destra?
La risposta non dipenderà soltanto da Manfred Weber o dalle dinamiche dell'Europarlamento.
Dipenderà anche da ciò che accade nei singoli Stati.
Ed è per questo che il voto spagnolo del 29 novembre avrà un significato che supera i confini nazionali.
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Per il momento, naturalmente, esiste soltanto uno scenario elettorale.
Non è ancora possibile sapere quale maggioranza uscirà dalle urne né se PP e Vox avranno i numeri o la volontà politica per governare insieme. I sondaggi fotografano le intenzioni degli elettori in un determinato momento e, peraltro, quelli attualmente disponibili sono stati realizzati prima della crisi che ha portato alle elezioni anticipate.
Ma la posta politica è già chiara.
Se Feijóo dovesse trovarsi dopo il voto nella necessità di negoziare con Abascal, la Spagna diventerebbe uno dei principali terreni sui quali verificare concretamente il rapporto tra la destra popolare e quella cresciuta alla sua destra.
Ed è una partita che Giorgia Meloni conosce bene.
Perché la presidente del Consiglio italiana continua a guidare una forza distinta dal PPE, mantiene rapporti con l'area conservatrice europea e nello stesso tempo dialoga con i popolari sulle grandi scelte dell'Unione.
Il 29 novembre si voterà per decidere chi governerà la Spagna. Ma il risultato contribuirà anche a stabilire quale destra avrà più peso nell'Europa dei prossimi anni e quali alleanze potranno nascere tra popolari, conservatori e forze come Vox.
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