Welfare Italia Forum, Mattarella: “Il welfare è il motore dell’economia e della società”. Fitto rilancia il diritto a restare, Tajani punta su crescita e imprese

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Pierpaolo Carmine Beccarisi

Al Forum promosso da Unipol il richiamo del Quirinale alla tenuta della protezione sociale. Il vicepresidente della Commissione europea indica nella coesione territoriale una priorità, mentre il ministro degli Esteri lega il welfare a competitività, investimenti, lavoro e dignità delle persone

Welfare Italia Forum, Mattarella: “Il welfare è il motore dell’economia e della società”. Fitto rilancia il diritto a restare, Tajani punta su crescita e imprese

Il welfare non è soltanto una voce della spesa pubblica, ma una componente essenziale della coesione sociale e un fattore di sviluppo economico. È il filo conduttore del Forum «Welfare, Italia», ospitato il 20 ottobre 2026 alle Corsie Sistine di Santo Spirito in Sassia, a Roma, per la presentazione del Rapporto 2026 del Think Tank promosso da Unipol in collaborazione con The European House – Ambrosetti e TEHA Group.

La giornata, dedicata al tema «I welfare in Italia e in Europa tra valore identitario e fattori di crescita», ha messo al centro le trasformazioni che stanno ridisegnando i sistemi di protezione sociale: invecchiamento della popolazione, denatalità, cambiamenti del mercato del lavoro, sostenibilità della spesa pubblica e differenze territoriali. Ad aprire i lavori è stato il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, letto da Antonio Polito, editorialista e vicedirettore del Corriere della Sera, che ha moderato l’incontro. La riflessione del Capo dello Stato è stata seguita dal videomessaggio di Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Coesione e le Riforme, e dall’intervento di Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Il confronto ha evidenziato una questione di fondo: come preservare le tutele e garantire risposte ai nuovi bisogni senza perdere di vista la capacità del sistema economico di generare risorse, occupazione e opportunità. Un tema che riguarda direttamente il futuro del modello sociale italiano ed europeo e che richiede di mettere in relazione politiche pubbliche, investimenti, imprese e servizi.

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I numeri del Rapporto 2026 restituiscono le dimensioni della sfida. Nel 2025 la spesa pubblica per il welfare ha raggiunto 692,8 miliardi di euro, circa il 60% della spesa pubblica complessiva. Per il 2026 la stima sale a circa 715 miliardi. Se proseguissero le tendenze di crescita dell’ultimo decennio, la spesa potrebbe arrivare a 1.028,6 miliardi nel 2037 e a quasi 1.592 miliardi nel 2050.

La componente previdenziale rappresenta il 49,5% della spesa per il welfare. La spesa pensionistica italiana equivale al 16,3% del Pil, contro il 12,5% della media dell’area euro. Sul fronte sanitario, invece, l’Italia destina alla salute il 6,6% del Pil, rispetto al 7,4% europeo. Anche le risorse per le politiche sociali e per l’istruzione sono inferiori alle rispettive medie dell’area euro.

A rendere più complesso il quadro è la trasformazione demografica. Nel 2025 l’Italia contava circa 58,9 milioni di abitanti, con 355 mila nascite, un nuovo minimo storico, e circa 652 mila decessi. Il saldo naturale è stato negativo per circa 297 mila persone. Secondo le proiezioni richiamate dal rapporto, la popolazione potrebbe scendere a circa 55 milioni entro il 2050, mentre la riduzione delle persone in età lavorativa rischia di incidere sulla capacità produttiva e sulla base contributiva del Paese.

Il rapporto evidenzia anche il peso economico della filiera del welfare, composta da oltre 458 mila soggetti pubblici e privati, profit e non profit, che nel 2024 occupavano circa 5,1 milioni di persone e generavano un valore della produzione di circa 374 miliardi di euro. Un sistema che non rappresenta soltanto un insieme di prestazioni da finanziare, ma anche un comparto capace di creare lavoro e valore.

Tra le direttrici di sviluppo individuate figurano la cosiddetta Longevity Economy, legata ai bisogni e alle opportunità di una popolazione che invecchia, e la Youth Economy, che comprende le attività connesse alle esigenze delle nuove generazioni. La prima vale, secondo il rapporto, 130,7 miliardi di euro di ricavi; la seconda 114,9 miliardi. Due ambiti che richiedono politiche capaci di sostenere l’autonomia, la salute, la formazione e la partecipazione al lavoro.

Restano inoltre significative le differenze territoriali nell’accesso ai servizi. Per i posti nei servizi educativi per la prima infanzia, il rapporto segnala 19,3 posti ogni cento bambini tra zero e due anni nel Mezzogiorno, contro 37,9 nel Nord e 40,4 nel Centro. Un divario che rende evidente come la sostenibilità del welfare non sia soltanto una questione finanziaria, ma anche di distribuzione delle opportunità e qualità dei servizi.

Link to Mattarella: «Il welfare non è una mera partita di spesa»Mattarella: «Il welfare non è una mera partita di spesa»

Nel messaggio letto da Polito, Sergio Mattarella ha richiamato le pressioni a cui è sottoposto il carattere universalistico della protezione sociale. Le dinamiche sociali ed economiche, ha scritto il presidente, stanno modificando la composizione demografica, le domande sociali, le strutture produttive e i bisogni, incidendo sui sistemi di tutela e imponendo anche scelte di sostenibilità. Il capo dello Stato ha tuttavia ricordato che il carattere universale della protezione sociale è presidiato dai principi costituzionali e che il welfare costituisce un tratto fondamentale del modello sociale italiano ed europeo.

Il passaggio centrale del messaggio riguarda la funzione stessa del sistema: «Il Welfare non è una mera partita di spesa, bensì, nel nostro Paese ha sempre rappresentato un motore dell’economia e della società, agendo come risorsa per lo sviluppo e strumento di inclusione», ha sottolineato Mattarella. Una definizione che sposta il discorso oltre la contabilità pubblica e richiama il contributo della protezione sociale alla crescita e alla partecipazione dei cittadini.

Il presidente ha evidenziato anche il ruolo delle diverse componenti della società nel rinnovamento del sistema. «Istituzioni, realtà private, imprese del Terzo settore e del no profit sono attori nei processi di necessario rinnovamento e concorrono responsabilmente all’attuazione delle previsioni costituzionali», si legge nel messaggio.

Il richiamo del Quirinale indica così una doppia esigenza: adattare le politiche sociali ai cambiamenti della società, preservando al tempo stesso l’universalità delle tutele, e riconoscere al welfare una funzione attiva nello sviluppo economico e nella riduzione delle disuguaglianze.

Link to Fitto: il diritto a vivere, lavorare e fare impresa nel proprio territorioFitto: il diritto a vivere, lavorare e fare impresa nel proprio territorio

Il tema delle opportunità e degli squilibri territoriali è stato al centro del videomessaggio di Raffaele Fitto. I sistemi di welfare, pilastri del modello europeo, sono sottoposti a pressioni e sfide che richiedono di trovare risposte adeguate e di adattare gli strumenti disponibili alle nuove esigenze.

Per il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, la politica di coesione e gli investimenti europei possono svolgere un ruolo determinante nel creare nuove opportunità per le regioni. L’obiettivo non è soltanto finanziare interventi, ma fare in modo che le risorse si traducano in servizi, infrastrutture e condizioni migliori per i cittadini.

Fitto ha richiamato in particolare la strategia europea per il «diritto a restare»: la possibilità di vivere, lavorare e fare impresa nel proprio territorio senza essere costretti a partire per mancanza di alternative. Una prospettiva che riguarda soprattutto le aree in cui la carenza di servizi, collegamenti e opportunità occupazionali spinge le persone, in particolare i giovani, a trasferirsi altrove.

Per rendere concreto questo diritto occorrono servizi di qualità, infrastrutture adeguate e accesso alle reti energetiche. Territori più resilienti sono in grado di attrarre persone, competenze e investimenti, rafforzando le proprie prospettive di sviluppo.

La politica di coesione diventa quindi uno strumento per tenere insieme crescita e inclusione, riducendo il rischio che il luogo di nascita o di residenza determini le possibilità di costruire il proprio futuro. La sfida, ha indicato Fitto, è garantire che gli investimenti europei migliorino concretamente la vita dei cittadini.

Link to Tajani: «L’Europa nasce per questo». Il mercato al servizio della societàTajani: «L’Europa nasce per questo». Il mercato al servizio della società

Un intervento ampio, che ha attraversato i principali dossier economici e politici europei, quello di Antonio Tajani. Il vicepresidente del Consiglio ha richiamato le radici dell’Unione nell’economia sociale di mercato, sottolineando che il mercato deve essere uno strumento per migliorare le condizioni di vita delle persone.

Sostenere chi intraprende, favorire la concorrenza e mettere le imprese nelle condizioni di crescere significa, nella visione del ministro, contribuire al benessere dei cittadini. Una politica orientata alla crescita, ha osservato, non può prescindere dal ruolo della finanza: senza un sistema capace di accompagnare gli investimenti, diventa difficile trasferire le opportunità di sviluppo all’economia reale.

In questo quadro Tajani ha richiamato la funzione del comparto assicurativo, insieme al sistema bancario e finanziario, nella mobilitazione delle risorse necessarie alla crescita. Il welfare, nella sua impostazione, non è separato dalla capacità del sistema produttivo di generare ricchezza, occupazione e redditi.

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Tra le priorità indicate dal ministro c’è il completamento del mercato interno europeo. L’obiettivo è arrivare a un mercato unico dei capitali, accompagnato da una maggiore armonizzazione fiscale, per rendere più semplice finanziare le imprese e investire nell’economia europea.

Un altro passaggio considerato decisivo riguarda l’energia. Tajani ha sostenuto la necessità di realizzare un mercato unico europeo dell’energia e ha richiamato la scelta della Commissione europea di puntare anche sul nucleare, ricordando che l’Italia guarda allo sviluppo del nucleare di nuova generazione.

Le guerre e le tensioni internazionali, ha osservato, hanno ricadute dirette sui costi energetici e rischiano di danneggiare famiglie e imprese. Per questo l’indipendenza energetica viene considerata una condizione essenziale per sostenere la crescita, proteggere il potere d’acquisto e garantire la competitività del sistema produttivo.

La crescita richiede anche un ambiente normativo più favorevole agli investimenti. Tajani ha insistito sulla necessità di alleggerire il carico burocratico e regolatorio che grava sulle imprese, richiamando il principio secondo cui, per ogni nuova norma introdotta, dovrebbero esserne eliminate due esistenti.

Secondo il ministro, l’eccesso di regole rischia di ostacolare la concorrenza e di rendere più difficile per le aziende europee competere con gli operatori internazionali. Occorre quindi aggiornare anche le norme sulla concorrenza, superando un impianto che, nella sua valutazione, non sarebbe più adeguato alle condizioni dei mercati globali.

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Tajani ha collegato le riforme economiche alla necessità di rendere l’Unione europea più capace di decidere. Tra le proposte richiamate figurano il superamento del diritto di veto, una guida più unitaria dell’Unione, con un unico presidente, e il rafforzamento del Parlamento europeo.

Il ministro ha poi affrontato la questione delle risorse necessarie a finanziare la crescita. I bilanci pubblici degli Stati, ha sostenuto, non sono sufficienti da soli a rispondere a tutte le richieste dei cittadini. Diventa quindi fondamentale riuscire a mobilitare il risparmio privato e indirizzarlo verso gli investimenti produttivi.

La sfida è fare in modo che i capitali dei risparmiatori europei finanzino lo sviluppo dell’economia europea anziché essere investiti al di fuori dei confini dell’Unione. Per ottenere questo risultato, ha osservato Tajani, occorrono stabilità e possibilità di pianificare nel tempo. In un mercato libero, la fiducia degli investitori dipende anche dalla prevedibilità del quadro politico ed economico.

Il ministro ha rivendicato in questo senso il tentativo del governo italiano di garantire stabilità e ha indicato tra gli ambiti prioritari di investimento le infrastrutture, i trasporti, la sicurezza cibernetica e l’intelligenza artificiale. Settori che richiedono capitali e capacità di innovazione, ma che possono rafforzare la produttività e la competitività del Paese.

Sul fronte fiscale, Tajani ha sostenuto che ridurre la pressione tributaria può migliorare le condizioni delle famiglie, lasciare più risorse disponibili per i consumi e alimentare la circolazione della ricchezza nell’economia. Una misura che, nella sua lettura, può produrre benefici anche per le entrate pubbliche attraverso una maggiore attività economica.

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Il ministro ha dedicato una parte significativa del suo intervento all’invecchiamento della popolazione e alla necessità di ripensare il welfare per una società destinata a diventare sempre più anziana.

La longevità è una conquista, ma deve accompagnarsi a condizioni di vita dignitose. Non basta aumentare gli anni di vita se le persone non hanno le risorse necessarie per affrontare le spese quotidiane, accedere alle cure e sostenere i costi legati alla salute.

Tajani ha sottolineato che il welfare non può ignorare le esigenze delle persone anziane e ha sollevato il tema delle spese sanitarie che restano a carico dei cittadini, soprattutto quando riguardano prestazioni non garantite dal Servizio sanitario nazionale.

Tra le ipotesi richiamate c’è quella di uno strumento simile a una carta di credito destinata a sostenere l’accesso a servizi sanitari non coperti dal sistema pubblico. L’obiettivo è aiutare le persone a far fronte a bisogni di cura che, con l’avanzare dell’età, possono diventare più frequenti e onerosi.

Il ragionamento del ministro è che una società che invecchia deve proteggere la salute e la sicurezza economica degli anziani, evitando che la longevità si traduca in una condizione di vulnerabilità. Il welfare deve quindi accompagnare le persone nelle diverse fasi della vita e garantire che il benessere non diventi un privilegio legato al reddito.

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La stessa attenzione, ha sostenuto Tajani, deve essere riservata ai giovani. Il loro ingresso nel mondo del lavoro e la possibilità di costruire una vita autonoma sono elementi centrali di un sistema di welfare capace di guardare al futuro.

Il ministro ha affermato che andare a lavorare all’estero deve essere una scelta, non un obbligo determinato dall’assenza di opportunità in Italia. Per questo ha richiamato la necessità di ridurre il carico fiscale sui giovani, citando tra le ipotesi una no tax area fino ai trent’anni.

Ha inoltre evocato la possibilità di ampliare le opzioni per l’utilizzo del trattamento di fine rapporto, in modo da consentire di destinare risorse anche a finalità diverse da quella pensionistica. Si tratta, nella sua impostazione, di rafforzare la disponibilità economica delle nuove generazioni e di accompagnarle verso l’indipendenza.

Il welfare non coincide quindi soltanto con pensioni e assistenza: comprende anche le condizioni che permettono ai giovani di entrare nel mercato del lavoro, sostenere le proprie spese e costruire prospettive professionali e personali. Per raggiungere questi obiettivi, ha insistito Tajani, occorre che le imprese siano in grado di crescere e offrire occupazione e retribuzioni adeguate.

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Nel discorso di Tajani, la crescita delle imprese è una condizione necessaria per migliorare il benessere dei cittadini. Il ministro ha richiamato la necessità di sostenere le aziende, anche attraverso interventi sul costo dell’energia da valutare nella manovra economica, e di rafforzare la competitività del sistema produttivo.

Ha inoltre espresso contrarietà alla tassazione degli extraprofitti, mettendo in discussione i criteri con cui viene individuato ciò che deve essere considerato un profitto «extra». Secondo Tajani, un approccio punitivo nei confronti delle imprese rischia di indebolire proprio quei soggetti che possono contribuire a finanziare investimenti e sviluppo.

Il sistema bancario e quello assicurativo, ha sostenuto, devono essere coinvolti in una strategia di crescita, non trattati soltanto come destinatari di richieste aggiuntive. Il contributo del mondo produttivo deve inserirsi in un progetto condiviso, in cui la creazione di ricchezza e occupazione si traduca in benefici per l’intera società.

Il ministro ha collegato questa impostazione anche al tema dei salari, richiamando il lavoro sulle agevolazioni fiscali per rafforzare le buste paga. La possibilità di migliorare le retribuzioni, ha osservato, dipende anche dalla capacità delle imprese di crescere, investire e aumentare la propria attività.

L’economia sociale di mercato, in questa prospettiva, deve fare in modo che il valore prodotto non resti circoscritto a pochi soggetti, ma contribuisca al benessere collettivo. La crescita delle aziende e il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini sono due obiettivi che, per Tajani, devono procedere insieme.

Link to Export e diplomazia economica: sostenere le imprese all’esteroExport e diplomazia economica: sostenere le imprese all’estero

Il discorso si è poi spostato sull’internazionalizzazione del sistema produttivo italiano. Tajani ha sottolineato che il rafforzamento delle esportazioni deve riguardare non soltanto la manifattura, ma anche i servizi, compresi quelli assicurativi e bancari.

Per accompagnare le aziende sui mercati internazionali, ha spiegato, è necessaria una strategia di sostegno che metta in collegamento il sistema economico nazionale con la rete diplomatica. Il ministro ha richiamato la creazione di una direzione generale dedicata alla crescita, con il compito di sostenere il sistema produttivo italiano oltre i confini nazionali e fornire risposte alle imprese.

Tra gli obiettivi indicati c’è anche quello di trasformare le sedi diplomatiche in piattaforme a supporto dell’export, in modo che le aziende possano contare su un accompagnamento concreto quando decidono di investire o operare all’estero.

La diplomazia economica, nella visione di Tajani, deve diventare uno strumento diretto di crescita. «Nessuna impresa italiana si può sentire sola all’estero» è il principio che riassume questa impostazione: aiutare le aziende a rafforzare la propria presenza internazionale significa sostenere produzione, occupazione e redditi anche in Italia.

Il ministro ha collegato l’obiettivo dell’internazionalizzazione alla necessità di continuare a sostenere l’export nonostante le guerre e i dazi, rafforzando la capacità del Paese di competere sui mercati globali. Più le imprese riescono a crescere, è il suo ragionamento, maggiori sono le possibilità di migliorare le condizioni dei lavoratori e dei cittadini.

Link to Sicurezza delle rotte commerciali e difesa del sistema economicoSicurezza delle rotte commerciali e difesa del sistema economico

Tra i temi affrontati da Tajani anche la sicurezza delle rotte marittime, considerate essenziali per il commercio internazionale. Il ministro ha richiamato l’importanza dei passaggi tra Suez e Bab el-Mandeb per i collegamenti commerciali con l’Oriente e la necessità di proteggere la libera navigazione in un contesto segnato da conflitti e tensioni.

Ha citato il ruolo della Marina e della missione europea Aspides nella tutela dei traffici marittimi, sostenendo che la sicurezza delle rotte non riguarda soltanto la dimensione militare, ma anche quella economica. Le interruzioni dei trasporti e l’aumento dei rischi possono infatti tradursi in maggiori costi per le imprese e, in ultima analisi, per i cittadini.

In questo quadro, gli investimenti nella difesa sono stati presentati come strumenti per proteggere il sistema economico nazionale, le esportazioni e la continuità degli approvvigionamenti. Il ragionamento del ministro è che la sicurezza dei traffici commerciali costituisca una condizione per la crescita e che, quando viene meno, a pagarne le conseguenze siano anche le famiglie e le attività produttive.

Tajani ha richiamato inoltre la necessità di tutelare la sicurezza interna e le attività commerciali, sottolineando come i danni ai negozi e le interruzioni delle attività ricadano innanzitutto sui lavoratori. Anche la possibilità di vivere e lavorare in comunità sicure entra, nella sua impostazione, nel perimetro delle condizioni necessarie al benessere sociale.

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Il filo che unisce i diversi passaggi dell’intervento di Tajani è la convinzione che la crescita economica debba essere valutata in base alla sua capacità di migliorare la vita delle persone. Il welfare non coincide soltanto con la spesa sociale, ma comprende la salute, la dignità degli anziani, l’autonomia dei giovani, il lavoro, la sicurezza economica delle famiglie e le opportunità offerte dalle imprese.

Il ministro ha richiamato il principio secondo cui la persona viene prima dello Stato e le istituzioni hanno il dovere di tutelarne i diritti. È questa, nella sua visione, la ragione per cui il mercato deve essere al servizio della società e la ricchezza deve contribuire al benessere collettivo.

Da qui l’appello a coinvolgere il mondo imprenditoriale, assicurativo e finanziario in una strategia comune. Tajani ha insistito sulla necessità di un contributo che non sia concepito in termini punitivi, ma come partecipazione a un progetto di crescita nazionale: se cresce l’economia italiana, possono migliorare anche le condizioni dei cittadini.

Il suo intervento ha toccato infine anche il tema della sicurezza e della tutela delle attività economiche, richiamando la responsabilità delle istituzioni nel proteggere il sistema produttivo e le persone che vi lavorano. Un welfare efficace, nella lettura del ministro, non può essere separato dalla capacità dello Stato di garantire diritti, sicurezza e condizioni favorevoli allo sviluppo.

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I tre interventi istituzionali hanno offerto prospettive diverse ma convergenti sul futuro del welfare. Mattarella ha richiamato il valore universalistico della protezione sociale e la sua funzione di motore dell’economia e strumento di inclusione. Fitto ha indicato nella coesione territoriale e nel diritto a restare una priorità europea, affinché i luoghi di residenza non diventino un ostacolo alla costruzione del futuro. Tajani ha legato la sostenibilità del welfare alla crescita, agli investimenti, alla competitività e alla capacità di imprese e istituzioni di lavorare verso obiettivi comuni.

Il Rapporto 2026 offre la dimensione quantitativa della sfida: una spesa pubblica in aumento, una popolazione che invecchia, una base lavorativa destinata a ridursi e divari territoriali ancora significativi. Le risposte, però, non possono limitarsi al contenimento dei costi. Richiedono servizi più efficaci, investimenti, opportunità per i giovani, sostegno agli anziani e condizioni che permettano alle imprese di creare valore.

La questione centrale è fare in modo che la crescita economica si traduca in una migliore qualità della vita e che il welfare continui a garantire protezione senza lasciare indietro nessuno. Una sfida che riguarda insieme l’Italia e l’Europa e che chiama in causa istituzioni, imprese, sistema finanziario e società civile.

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